domenica 11 Ottobre 2026
Non è facile comprendere intuitivamente quale sia il reato contestato a Pegaso e ai giornali e alle concessionarie di pubblicità coinvolti nell’accusa. I giornali sono aziende private, autonome e libere nella confezione del proprio prodotto: ciascuno di loro ha criteri diversi nella scelta delle notizie da dare e nel modo in cui darle, e su alcuni di questi criteri influiscono da sempre fattori non strettamente giornalistici. Possono essere il matrimonio della figlia dell’editore, un evento organizzato da una società collegata al giornale, o l’attenzione per un inserzionista particolarmente importante per i bilanci del giornale stesso. Tutte queste scelte non prettamente “giornalistiche” possono essere valutate per giudicare la qualità e l’indipendenza della testata (lo fa spesso anche questa newsletter), ma è difficile trovarci un reato.
L’inchiesta insiste molto sull’associazione a delinquere tra i dirigenti di Pegaso, ma è poco chiara su cosa sia il “delinquere”, riferendo di “associazione a delinquere con lo scopo di commettere una serie indeterminata di corruzioni tra privati, di istigazioni alla corruzione e, ove necessario, di estorsione” (la corruzione tra privati prevede un interesse personale a danno dell’azienda, che in questo caso è invece quella economicamente beneficiata: si potrebbe forse sostenerne un improbabile danno di immagine). E in riferimento ai responsabili dei giornali, attribuisce loro una sfuggente “violazione degli obblighi di fedeltà afferenti ai principi di lealtà, buona fede, autonomia, indipendenza, essenzialità e completezza dell’informazione”.
Charlie è la newsletter del Post sui giornali e sull'informazione, puoi riceverla gratuitamente ogni domenica mattina iscrivendoti qui.