domenica 19 Gennaio 2025

I quotidiani a novembre

Sono stati pubblicati i dati ADS* di diffusione dei quotidiani nel mese di novembre 2024.
Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.

Corriere della Sera 158.785 (-6%)
Repubblica 85.000 (-7%)
Stampa 58.912 (-13%)

Sole 24 Ore 51.229 (-6%)
Resto del Carlino 46.782 (-10%)
Messaggero 41.222 (-10%)
Gazzettino 31.306 (-9%)
Nazione 30.830 (-9%)
Dolomiten 26.580 (-5%)
Giornale 25.257 (-8%)
Fatto 25.040 (-38%)
Messaggero Veneto 22.190 (-11%)
Unione Sarda 20.743 (-8%)
Eco di Bergamo 20.233 (-11%)
Verità 19.844 (-7%)
Secolo XIX 19.230 (-8%)
Altri giornali nazionali:
Libero 17.659 (-7%)
Avvenire 14.194 (-3%)
Manifesto 13.147 (+2%)
ItaliaOggi 5.549 (-35%)

(il Foglio Domani non sono certificati da ADS).

Novembre è stato un mese migliore del solito (forse anche per l’attenzione intorno alle elezioni statunitensi: un articolo del quotidiano ItaliaOggi cita anche come fattore possibile il “weekend in più” rispetto all’anno precedente), con una perdita annuale media delle prime dieci testate calata di quasi due punti all’8,4%: la si può usare grossolanamente per valutare i risultati di ciascuna relativamente alle altre. In questo senso il Corriere della Sera continua ad andare meglio di tutti tra le testate maggiori (sempre assieme al Sole 24 Ore), ma questo mese per la prima volta da molto tempo anche la perdita di Repubblica è minore della media: novembre è stato il primo mese completo con la nuova direzione di Mario Orfeo.
Continua invece ad andare assai peggio della media la Stampa, mentre ricordiamo che è poco coerente il grande calo annuo del Fatto e lo sarà ancora per un altro mese, per via di una variazione del prezzo di copertina alla fine del 2023 che aveva escluso da questo conteggio – perché a prezzo troppo scontato – una quota degli abbonamenti digitali.

Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che dovrebbero essere “la direzione del futuro”, non essendolo ancora del presente – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 47mila – avendone aggiunti più di 10mila negli ultimi cinque mesi – , il Sole 24 Ore più di 33mila, il Fatto più di 27mila, come detto sopra, Repubblica quasi 16mila). Tra parentesi gli abbonamenti guadagnati o persi questo mese, e poi la variazione percentuale rispetto a un anno fa.
Corriere della Sera 45.133 (-50) +4,4%
Sole 24 Ore 22.188 (-9) -3%
Repubblica 21.381 (-85) -7,5%
Manifesto 7.017 (+36) +7,6%
Stampa 6.678 (-2) -23,8%
Fatto 6.346 (+18) -67,8%
Gazzettino 5.701 (+50) -7,9%
Messaggero 5.449 (+62) -8,3%

I dati mensili sono molto alterni per ogni testata, crescono o calano ogni mese, suggerendo una grande volatilità degli abbonamenti di durata mensile, spesso comprati in prova e poi non confermati. Ma come si vede i progressi annuali degli abbonamenti digitali non sono rassicuranti per nessuno salvo che per il Manifesto e per il Corriere della Sera (che però non compensa lontanamente le perdite delle copie cartacee). Il dato del Fatto, come già detto, è imparagonabile ancora per un mese.
Ricordiamo che si parla qui degli abbonamenti alle copie digitali dei quotidiani, non di quelli – solitamente molto più economici – ai contenuti dei loro siti web.

Tornando alle vendite individuali complessive – carta e digitale – tra gli altri quotidiani locali meno piccoli le perdite maggiori rispetto a un anno fa sono questo mese di nuovo della Sicilia (-15%) e del Piccolo di Trieste (-14%).

AvvenireManifestoLibero, Dolomiten ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)

Come ogni mese, quelli che selezioniamo e aggreghiamo, tra le varie voci, sono i dati più significativi e più paragonabili, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludiamo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte).

Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore un po’ grossolano, e usate soprattutto come promozione presso gli inserzionisti pubblicitari, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il sito Prima Comunicazione, e che trovate qui.

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