domenica 12 Luglio 2026
Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di maggio 2026. I dati sono la diffusione media giornaliera “individuale pagata”*. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.
Corriere della Sera 142.126 (-11%)
Repubblica 69.392 (-15%)
Stampa 49.425 (-14%)
Sole 24 Ore 46.839 (-5%)
Resto del Carlino 40.428 (-11%)
Messaggero 35.454 (-12%)
Gazzettino 28.173 (-6%)
Nazione 25.459 (-12%)
Dolomiten 24.117 (-4%)
Fatto 23.789 (-2%)
Giornale 22.718 (-7%)
Messaggero Veneto 21.454 (-2%)
Unione Sarda 18.121 (-10%)
Eco di Bergamo 16.652 (-10%)
Giornale di Brescia 16.372 (-7%)
Secolo XIX 15.989 (-15%)
Verità 15.900 (-17%)
Edicola 15.662 (+75%)
Manifesto 15.631 (+13%)
Adige 15.206 (-7%)
Libero 14.136 (-15%)
Altri giornali nazionali:
Avvenire 13.486 (-7%)
ItaliaOggi 4.848 (+1,1%)
(il Foglio e Domani non sono certificati da ADS).
La media dei cali percentuali anno su anno delle prime quindici testate a marzo è del 9%. E per il secondo mese consecutivo è stata sensibilmente superata dal calo del Corriere della Sera, che per diversi anni aveva avuto risultati migliori delle testate concorrenti. Quelli che vanno meglio tra i nazionali sono soprattutto il Fatto e il Sole 24 Ore, mentre si è interrotto il periodo positivo del Giornale .
Tra i quotidiani nazionali continuano a essere molto gravi il calo di Repubblica, quello della Stampa (che per il secondo mese resta sotto le 50mila copie) e quelli di Libero e della Verità. Il risultato grandemente positivo del Manifesto continua a risaltare, mentre il quotidiano pugliese L’Edicola ha frequenti alti e bassi legati a operazioni promozionali e “bundle” con altre testate: anche a maggio veniva venduta insieme al settimanale Sorrisi e canzoni.
Il Tirreno di Livorno non smette di perdere a due cifre percentuali (-15%), ma questo mese tra i quotidiani locali fa lo stesso il Secolo XIX (-15%), mentre ha il calo maggiore di tutti il Mattino di Napoli (-25%).
Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che come diciamo sempre dovrebbero essere “la direzione del futuro” – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 41mila, il Sole 24 Ore più di 30mila, il Fatto più di 39mila, Repubblica più di 17mila). Le percentuali sono la variazione rispetto a un anno fa, e quelle tra parentesi sono invece le variazioni degli abbonamenti superscontati di cui abbiamo detto, per completezza.
Corriere della Sera 45.946, -4,8% (+3,2%)
Sole 24 Ore 21.978, 2,1% (-8%)
Repubblica 14.984, -22,5% (+13,3%)
Manifesto 9.066, +22,8% (non offre abbonamenti superscontati)
Fatto 6.831, +7,7% (+37,5%)
Stampa 6.556, -4,3% (+1,1%)
Gazzettino 5.589, -0,7% (-4,3%)
Messaggero 5.197, -2,6% (-5,1%)
Adige 5.094, +11,4% (-54,1%)
I dati qui sono sempre in gran parte deludenti rispetto alle necessità e opportunità di crescita di questa fonte di ricavo: che è invece la più promettente tra le testate internazionali negli ultimi anni. Quello che si nota è ancora il risultato del Manifesto assieme alla grossa crescita degli abbonamenti “superscontati” del Fatto, che nel suo caso costituiscono comunque un ricavo maggiore rispetto alle offerte promozionali di altri giornali; e soprattutto non “cannibalizzano” visibilmente quelli a prezzo maggiore. Continua invece il grosso calo degli abbonamenti più remunerativi per Repubblica, solo a parziale favore di quelli che lo sono meno. Tutte le altre testate fuori da questa lista, comprese quelle nazionali, non superano i 3mila abbonamenti digitali a prezzo non scontatissimo (quelle del gruppo Monrif, per esempio, non raggiungono i mille abbonamenti digitali: Nazione, Resto del Carlino e Giorno).
Ricordiamo che si parla qui degli abbonamenti alle copie digitali dei quotidiani, non di quelli – solitamente ancora più economici, con offerte quasi regalate – ai contenuti dei loro siti web.
(Avvenire, Manifesto, Libero, Dolomiten e ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)
*Come ogni mese, quelli che selezioniamo e aggreghiamo, tra le varie voci, sono i dati più significativi e più paragonabili, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludiamo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte).
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.
Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore più grossolano, e usate soprattutto come promozione presso gli inserzionisti pubblicitari, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il sito Prima Comunicazione, e che trovate qui.
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