domenica 20 Settembre 2026
Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di luglio 2026. I dati sono la diffusione media giornaliera “individuale pagata”*. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.
Corriere della Sera 144.915 (-8%)
Repubblica 69.692 (-10%)
Stampa 48.612 (-10%)
Sole 24 Ore 45.414 (-5%)
Resto del Carlino 40.396 (-10%)
Messaggero 35.700 (-11%)
Gazzettino 28.246 (-7%)
Nazione 25.729 (-12%)
Dolomiten 24.093 (-2%)
Fatto 23.805 (0%)
Giornale 23.176 (-1%)
Messaggero Veneto 21.806 (-6%)
Unione Sarda 18.342 (-8%)
Giornale di Brescia 16.167 (-7%)
Eco di Bergamo 16.087 (-10%)
Verità 16.084 (-11%)
Adige 15.515 (-4%)
Secolo XIX 15.375 (-14%)
Manifesto 14.965 (+9%)
Libero 14.366 (-13%)
Nuova Sardegna 14.304 (-12%)
Altri giornali nazionali:
Avvenire 12.975 (-6%)
ItaliaOggi 4.975 (-8%)
(il Foglio e Domani non sono certificati da ADS).
La media dei cali percentuali anno su anno delle prime quindici testate a luglio è del 7%, attenuata rispetto al solito dai buoni risultati del Fatto e del Giornale. E che questo mese è stata di nuovo superata anche dal calo del Corriere della Sera, che per diversi anni aveva avuto risultati migliori di quasi tutte le altre testate. Ma continuano ad andare assai peggio della media sia Repubblica che Stampa (che ormai è stabilmente sotto le 50mila copie), mentre il calo del Sole 24 Ore e del Giornale è il più contenuto, tra i quotidiani nazionali maggiori. Tra i nazionali vanno peggio della media Libero e Verità, di nuovo, mentre il risultato grandemente positivo del Manifesto continua a risaltare.
È sceso di alcune posizioni il Secolo XIX di Genova, che in questa lista ha il declino peggiore: tra gli altri locali fuori da queste prime posizioni non smettono di perdere a due cifre percentuali il Tirreno di Livorno (-13%), il Mattino di Napoli (-14%) e il Giorno di Milano (-13%).
Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che come diciamo sempre dovrebbero essere “la direzione del futuro” – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 44mila, il Sole 24 Ore più di 30mila, il Fatto più di 40mila, Repubblica più di 17mila). Le percentuali sono la variazione rispetto a un anno fa, e quelle tra parentesi sono invece le variazioni degli abbonamenti superscontati di cui abbiamo detto, per completezza.
Corriere della Sera 46.823, -1,8% (+11,9%)
Sole 24 Ore 21.673, 2% (-7,4%)
Repubblica 15.437, -15,2% (+6,9%)
Manifesto 8.683, +14,6% (non offre abbonamenti superscontati)
Fatto 6.878, +12,5% (+39%)
Stampa 6.522, -0,6% (-4,9%)
Gazzettino 5.578, -0,5% (-2,8%)
Messaggero 5.228, -2,4% (-3,9%)
Adige 5.117, +9,4% (-46,8%)
I dati qui sono sempre in gran parte deludenti rispetto alle necessità e opportunità di crescita di questa fonte di ricavo: che è invece la più promettente tra le testate internazionali negli ultimi anni. Quello che è invece esemplare di una crescita costante è sempre il risultato del Manifesto assieme al grosso aumento degli abbonamenti del Fatto : soprattutto “superscontati, ma nel suo caso costituiscono comunque un ricavo maggiore rispetto alle offerte promozionali di altri giornali; e non “cannibalizzano” visibilmente quelli a prezzo maggiore. Continua invece il grosso calo degli abbonamenti più remunerativi per Repubblica, solo a parziale favore di quelli che lo sono meno. Tutte le altre testate fuori da questa lista, comprese quelle nazionali, non superano i 3mila abbonamenti digitali a prezzo non scontatissimo (quelle del gruppo Monrif, per esempio, non raggiungono i mille abbonamenti digitali: Nazione, Resto del Carlino e Giorno).
Ricordiamo che si parla qui degli abbonamenti alle copie digitali dei quotidiani, non di quelli – solitamente ancora più economici, con offerte quasi regalate – ai contenuti dei loro siti web.
( Avvenire, Manifesto, Libero, Dolomiten e ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)
* Come ogni mese, quelli che selezioniamo e aggreghiamo, tra le varie voci, sono i dati più significativi e più paragonabili, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludiamo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte).
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.
Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore più grossolano, e usate soprattutto come promozione presso gli inserzionisti pubblicitari, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il sito Prima Comunicazione , e che trovate qui.
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