domenica 19 Marzo 2023

Fake news e acque minerali

L’edizione nazionale della Stampa ha raccontato venerdì il contenzioso giudiziario fra due aziende di acque minerali, innescato dalla pubblicazione di un finto articolo giornalistico su un finto sito di notizie di settore.
Le aziende protagoniste di questa che viene definita “una battaglia tutta cuneese” sono Fonti di Vinadio – leader del mercato: Acqua Sant’Anna è il suo marchio più famoso – e Acqua Eva, ben più piccola ma in ascesa. Il contenzioso nasce da una denuncia dei dirigenti di Acqua Eva e ha portato al rinvio a giudizio del presidente e amministratore delegato di Fonti di Vinadio, insieme col direttore commerciale dell’azienda e un ex dipendente. I tre sono accusati di diffamazione e turbativa del commercio.

La storia gira attorno alla pubblicazione di un articolo non firmato sul sito www.mercatoalimentare.net, nel 2018. L’articolo era intitolato “Acqua Eva è un brand di proprietà di Lidl?”. Sottotitolo: “È la domanda che si stanno ponendo i buyer della grande distribuzione organizzata da alcune settimane”. Il testo conteneva quelle che la procura ha considerato notizie «false e infondate» su Acqua Eva, descritta erroneamente come controllata dalla società di supermercati Lidl. I dirigenti di Acqua Eva sostengono che quell’articolo abbia causato l’interruzione del contratto dell’azienda con i supermercati Coop – «a nessun supermercato piace l’idea di mettere sugli scaffali un’acqua di proprietà di una catena concorrente» – e compromesso trattative e affari con altri gruppi per almeno dieci milioni di euro («La vostra linea di condotta non appare sufficientemente trasparente», aveva comunicato una società di investimenti ad Acqua Eva ritirando il proprio interesse a un’espansione internazionale del marchio).

Dalle indagini è risultato che il sito www.mercatoalimentare.net fosse registrato a nome di un’anziana signora morta nel 2011, nonna dell’ex dipendente di Fonti di Vinadio che è stato rinviato a giudizio. Secondo la Stampa, l’uomo avrebbe raccontato ai magistrati di aver registrato il sito a nome della nonna e di aver scritto l’articolo sotto dettatura del direttore commerciale di Fonti di Vinadio e dietro «forti pressioni» dell’azienda. L’uomo, che qualche tempo dopo si era licenziato, ha detto di aver lavorato in un clima «intimidatorio e di omertà». Fonti di Vinadio si è limitata a dire che «i processi si celebrano nelle aule giudiziarie e non sui giornali» e che l’azienda si difenderà «nelle sedi opportune e competenti con documenti alla mano».

Pochi giorni prima dell’articolo di venerdì sulla Stampa, l’amministratore delegato di Acqua Eva era stato intervistato nell’edizione locale di Cuneo, raccontando che Fonti di Vinadio aveva provato per due volte ad acquistare la sua azienda prima della pubblicazione del finto articolo. Per una notevole coincidenza, la pubblicità di Acqua Eva campeggiava sulla prima pagina sopra il titolo della sua intervista.

Charlie è la newsletter del Post sui giornali e sull'informazione, puoi riceverla gratuitamente ogni domenica mattina iscrivendoti qui.