domenica 27 Settembre 2026

Elkann quando meno te lo aspetti

Giovedì Repubblica ha ospitato a poche pagine di distanza un’intervista di una pagina intera al suo ex editore John Elkann e un comunicato di protesta del proprio Comitato di redazione contro l’intervista a John Elkann. L’anomala convivenza è un postumo dei faticosi rapporti della redazione con Elkann durante i sei anni in cui è stato proprietario del gruppo GEDI, ceduto alla società greca Antenna all’inizio di quest’anno.
Elkann è erede della famiglia Agnelli e leader di un gruppo industriale (Exor) che possiede l’azienda automobilistica Stellantis e molte altre attività: ma sui quotidiani è sempre sembrato non avere nessuna visione e competenza, e Repubblica è quello che ne ha più risentito, con cali di diffusione e perdita di ruolo superiori a quelli degli altri quotidiani maggiori, e soprattutto del suo concorrente Corriere della Sera. L’impressione è che in questi anni Exor abbia dedicato a Repubblica sprovvedute e disattente gestioni, alternate a interventi promozionali dei propri interessi (a volte fatti propri dal giornale con scelte “più realiste del re”).
Il risultato è che da quando l’uscita di Exor ha fatto emergere all’interno della redazione le correnti più critiche e risentite, persino la sola presenza di Elkann come soggetto intervistato a proposito di tutt’altro (un argomento tra l’altro attuale) crea una richiesta di “cancellazione”. Con un’allusione piuttosto esplicita e autocritica – il comunicato parla di “discontinuità” – alla sudditanza nei confronti della promozione dell’editore durante gli anni di Exor.

“Ricordiamo stavolta pubblicamente cosa abbiamo chiesto mesi fa, in maniera privata ma ufficiale, alla nuova proprietà, rispetto ai rapporti tra il nuovo corso del giornale e le aziende di proprietà di Exor: «Serve una rinnovata capacità di dettare l’agenda politica ed economica del Paese, anziché subirla: più notizie scomode per il potere, più inchieste, più coraggio nel prendere posizione in coerenza con la propria storia progressista. La discontinuità, per essere chiari, deve riguardare anche il modo in cui raccontiamo gli affari – se così si possono chiamare – del precedente editore. E in generale le vicende dell’economia e del potere finanziario»”.

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