domenica 1 Febbraio 2026

È stato bello, il Washington Post di Bezos: poi è arrivato Bezos

Le cose stanno mettendosi molto male al Washington Post, uno dei giornali più famosi del mondo e uno dei quattro quotidiani “nazionali” degli Stati Uniti, che per qualche anno era sembrato potesse essere un modello di resurrezione e ritrovati ruolo e competitività tra le testate tradizionali.
Quello che è successo è che gli investimenti del ricchissimo editore Jeff Bezos, assieme ai battaglieri impegni del giornale contro Donald Trump, hanno permesso una grande crescita di abbonamenti e di ricavi che si è però arrestata a un certo punto, due anni fa, avendo forse raggiunto una saturazione del suo possibile pubblico. A quella prima crisi si è aggiunta l’esibita richiesta di Bezos di capovolgere gli atteggiamenti del giornale nei confronti di Trump, richiesta dispiegata in modi maldestri e ulteriormente controproducenti. Con grosse perdite di abbonati e di ricavi, e ridimensionamenti delle ambizioni del giornale. Che oggi resta in gran parte critico dell’amministrazione Trump ma con inserimenti diffusi di posizioni più indulgenti o favorevoli, in particolare nella redazione delle opinioni.
Niente di tutto questo sta facendo bene alla salute economica del giornale, e in questi giorni circolano sostanziose anticipazioni di grandi riduzioni dei costi e delle redazioni (quella sportiva e quella degli esteri, sicuramente), con preoccupazioni e proteste. Ne hanno scritto il popolare giornalista Nate Silver sulla sua newsletter e il New York magazine.

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