domenica 22 Febbraio 2026
È una storia a parte quella dei finanziamenti pubblici per Radio Radicale, che svolge da decenni un indiscutibile e peculiare servizio pubblico di informazione sul funzionamento e sul lavoro delle istituzioni: e il suo valore è testimoniato dalle preoccupazioni molto estese e trasversali sul suo futuro dopo che il governo ha deciso di ridurre sensibilmente il contributo pubblico nei confronti del lavoro della radio (ne avevamo parlato un mese fa). Ha scritto sabato Mattia Feltri, nella sua rubrica quotidiana sulla Stampa:
“Immaginate una radio che non manda in onda un secondo di pubblicità, non manda in onda una canzonetta, trasmette i lavori della Camera e del Senato, le riunioni del Consiglio superiore della magistratura, i congressi dei partiti, di destra, di sinistra e di centro, quelli dei sindacati, le assemblee della magistratura e delle camere penali, i convegni di natura politica, filosofica, letteraria, presentazioni di libri, rassegne stampa dei giornali italiani, rassegne dei giornali internazionali, approfondimenti sull’America e sulla Cina, sul carcere e sull’immigrazione, processi in tribunale, in appello, in corte d’assise, inaugurazioni dell’anno giudiziario, dibattiti, rubriche di cinema e di libri, cioè una radio totalmente fuori dal mercato, impegnata a rendere conto di tutto quanto non rendono conto gli altri che invece puntano a share e ricavi, e per questo, per il servizio pubblico altrimenti offerto da nessuno, è così indispensabile alla democrazia e riceve dallo Stato otto milioni di euro l’anno, con cui paga gli stipendi, ora però ridotti a quattro milioni per risparmiare un po’, ovvero per far risparmiare a ogni italiano l’equivalente di sei centesimi, quando tutti gli anni la Rai attraverso il canone riceve circa un miliardo e ottocento milioni di euro, più la pubblicità” .
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