domenica 29 Marzo 2026
Lunedì è stata infine annunciata la vendita del gruppo GEDI alla società greca Antenna. Dalla vendita è scorporato il quotidiano torinese La Stampa, di cui era già stata comunicata la cessione alla società SAE: quindi Antenna acquisirà il quotidiano Repubblica, le radio di GEDI, lo HuffPost italiano, l’edizione italiana del National Geographic. L’amministratore delegato di Exor, società che possedeva GEDI, ha diffuso comunicazioni un po’ confuse e contraddittorie rispetto alla scelta di vendere. Il gruppo Antenna ha diffuso comunicazioni rituali e piuttosto sommarie sulle proprie intenzioni e aspettative. Il Comitato di redazione ha diffuso comunicazioni ancora preoccupate e diffidenti sulla poca chiarezza di quello che è successo, che sta succedendo e che succederà.
L’unica notizia è stata l’ufficializzazione della scelta della nuova amministratrice delegata, Mirja Cartia D’Asero, che era stata amministratrice delegata del Sole 24 Ore, uscendone un anno fa con qualche polemica e insoddisfazione. È stato anche confermato il direttore di Repubblica Mario Orfeo, ma in questa fase così fluida e incerta è una conferma che avrà bisogno di ulteriori conferme.
Sabato il Foglio ha pubblicato una sua sintesi delle prospettive della vendita, che fornendo alcuni dati ed elementi ripete una lettura ormai consolidata per cui l’interesse maggiore di Antenna fossero le radio del gruppo, mentre la proprietà di Repubblica potrebbe essere più complicata da gestire.
“La situazione di Repubblica è più difficile non solo per la perdita di copie e pubblicità degli ultimi anni, ma per ragioni più strategiche. In dieci anni il giornale ha perso circa tre quarti delle copie vendute e addirittura, secondo gli ultimi Ads di gennaio 2026, vende solo 55mila copie stampate, con un tasso di reso vicino al 50 per cento, cui vanno sommate 15 mila abbonamenti digitali venduti ad almeno il 30 per cento del prezzo pieno. La redazione ha ancora oltre 250 giornalisti, mentre con questi numeri ne potrebbe sostenere meno di cento. Ma immaginando una riduzione del genere, come fare per realizzare con meno risorse un giornale con ambizioni nazionali?
Repubblica è sempre stato un quotidiano poco radicato territorialmente, all’inizio perché nasce come secondo quotidiano d’opinione, un po’ perché quando nasce non ci sono piazze libere in cui radicarsi. Per cui si è sviluppato con molte edizioni locali, ma allo stesso tempo senza essere leader in nessuna città importante. Sia a Milano sia a Roma è secondo, ma con un quarto delle copie del Corriere e metà del Messaggero. A Bologna è secondo, ma con un quarto di copie rispetto al Carlino e a Torino è quarto con un decimo delle copie della Stampa.
Quando il mercato pubblicitario era florido e le diffusioni erano più consistenti, questa mancanza di radicamento territoriale è stata un punto di forza perché Repubblica era il più nazionale dei quotidiani e pubblicitariamente era appetibile anche da solo, ma le copie di oggi sono troppo poche per qualsiasi campagna di taglio nazionale e l’assenza di primati locali è un problema”.
Charlie è la newsletter del Post sui giornali e sull'informazione, puoi riceverla gratuitamente ogni domenica mattina iscrivendoti qui.