domenica 25 Gennaio 2026

Chi sono gli editori italiani/1

Gli scenari – ancora suscettibili di sovversioni – che si mostrano in questo momento sono di un’ulteriore estensione del già diffuso modello italiano che vede come editori dei maggiori quotidiani imprenditori di fortune economiche legate ad altri settori e privi di competenze e attenzioni sia sulla natura dei giornali e del giornalismo, che del loro ruolo di servizio pubblico, che delle trasformazioni delle loro funzioni e dei loro business, che delle prospettive dell’innovazione nell’ambito delle aziende giornalistiche e della loro sostenibilità economica. Per farsi un’idea: nessuno dei nuovi editori di quotidiani dell’ultimo decennio ha portato nel panorama giornalistico italiano una sola novità rilevante, promettente, di qualche visione intorno ai cambiamenti di questi decenni. L’espressione ormai antica “digital first” nel 2026 non è stata concretizzata da nessuna delle grandi testate tradizionali.
Per farsi un’altra idea: nessun editore italiano ha spostato le priorità di ricavo dalla pubblicità verso gli abbonamenti, direzione in cui si sono mossi o si stanno muovendo quasi tutti i maggiori progetti internazionali. Nei migliori dei casi – rari – si sono protette le fragili e novecentesche economie di progetti giornalistici straordinariamente tradizionali e conservatori. Che può non essere necessariamente un approccio del tutto fallimentare, in un paese anagraficamente anziano e culturalmente resistente all’innovazione sia nel suo pubblico che nel suo mercato, ma di sicuro non contribuisce ad attenuare questa resistenza o a creare modelli economicamente o giornalisticamente moderni, capaci di invertire i presenti declini.

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