domenica 13 Settembre 2026

Charlie, presunti colpevoli

Un articolo della columnist del Guardian Zoe Williams, molto severo nei confronti delle responsabilità dei tabloid nel contribuire alla sovrappopolazione delle carceri britanniche, suggerisce di dire qualcosa sul contesto italiano.
Le espressioni disperate sulle “drammatiche condizioni delle carceri italiane” sono così ripetute e inascoltate da suonare ormai vuote anche ai loro generosi formulatori: ma il problema maggiore delle carceri italiane non riguarda chi ci sta dentro, ma chi ne sta fuori e continua a proporle come strumento di riduzione dei pericoli per la comunità quando invece ne sono un fattore di conservazione, dei pericoli, e di aumento. Come dice ogni esperto di criminalità, e persino diversi direttori e direttrici di carceri, le carceri producono criminalità e contribuiscono solo in rare e quasi sempre fortuite occasioni a un “reinserimento” delle persone, con risultati di deterrenza limitati a quote assai parziali dei reati. L’attuale uso delle carceri crea pericolo, per “i cittadini”, non sicurezza.
E questi due fallimenti, per chi è dentro e per chi è fuori, sono spesso segnalati sulle pagine dei quotidiani italiani più responsabili (trascuriamo quelli che si garantiscono lettori e copie vendute proponendoci realtà terrorizzanti, malvagi e subdoli responsabili delle nostre frustrazioni e umanità governate dal male): gli stessi quotidiani, però, si allineano ai più scellerati giustizialismi 
– c’è la crisi delle copie e dei lettori – quando si occupano di casi di cronaca, cancellando presunzioni di innocenza, regole sulla custodia cautelare e lo scetticismo sull’esito del lavoro delle procure che dovrebbe essere proprio di qualunque lavoro giornalistico che si proclami “cane da guardia del potere”, in questo caso quello giudiziario.
Suona quindi un po’ ipocrita leggere, su alcune pagine, ragionevoli e competenti allarmi sulla sovrappopolazione carceraria, quando poche pagine più in là si suggerisce con demagogici automatismi che qualunque scarcerazione, qualunque riduzione di pena e qualunque mancato arresto siano uno scandalo. Il grado di civiltà di un paese si misura osservando la condizione delle sue carceri, ma anche osservando i suoi giornali quando parlano di carceri.

Fine di questo prologo.

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