domenica 24 Maggio 2026

Charlie, non rilevante

La rete televisiva statunitense di economia e finanza CNBC ha intervistato Jeff Bezos, e il giornalista Andrew Ross Sorkin – che è anche columnist del New York Times – gli ha chiesto anche del Washington Post, di cui Bezos è editore da tredici anni . Le sue scelte sono state molto contestate negli scorsi mesi: dopo anni di investimenti e apparentemente di nessuna ingerenza nel lavoro giornalistico, Bezos sta ora intervenendo molto nell’orientamento politico del Washington Post, cercando di portarlo verso maggiori indulgenze nei confronti dell’amministrazione Trump, e ha ordinato una drammatica riduzione dei costi, con molti licenziamenti e ridimensionamenti di alcune sezioni giornalistiche.

In risposta alle obiezioni – in particolare a quella che dice “sei pieno di soldi, puoi pure metterne un po’ in un’attività in perdita ma benemerita come quella del Washington Post ” – Bezos ha usato un argomento superficialmente convincente: quello per cui un’impresa deve essere sostenibile economicamente, e che se non lo è vuol dire che il prodotto non corrisponde alla domanda e all’interesse pubblico. Il fatto che un’attività sia “profitable”, ha detto Bezos, «è una misura della sua rilevanza». «Se la gente non paga per il nostro prodotto, vuol dire che non stiamo facendo un buon prodotto».

Questa newsletter ha cercato spesso di attenuare le ingenuità nei confronti dei giornali, e di ricordare che sono anche prodotti commerciali e che le loro scelte dipendono comprensibilmente dall’esigenza di potersi sostenere, e persino di diventare remunerativi per i propri editori. Questa newsletter ha spesso fatto presente che un minimo requisito per pretendere qualcosa dai giornali è quello di esserne clienti, e di pagare per il loro servizio.
Ma a Jeff Bezos (e non solo a lui) bisogna ricordare invece il contrario, ovvero che i giornali sono anche servizio pubblico, prezioso al funzionamento delle democrazie, quando questo servizio è accurato. Se seguissimo la sua considerazione, dovremmo considerare “non rilevante” la scuola pubblica (non “profitable”), o la sanità pubblica (non “profitable”): ma anche molta scuola e sanità privata, “profitable” solo grazie al contributo pubblico.

La “rilevanza” di un prodotto/servizio per le nostre comunità non può essere data solo dal suo successo economico. Significherebbe demandare qualunque cosa – qualunque cosa – al giudizio del mercato, ovvero della somma dei nostri interessi individuali, e la rimozione di quelli collettivi (con conseguenze anche per quelli individuali). Pensate a cosa significherebbe affidare a Bezos e alla sua logica i trasporti pubblici: riduzione delle linee, aumento dei prezzi, servizio solo dove la domanda compensi i costi. Uno scuolabus che raggiunga piccoli paesi sarebbe “non rilevante”.

La verità, semplice e universale, è sempre una: appaltare alla democrazia diretta (il mercato è quello: democrazia diretta) le scelte che determinano il buon funzionamento delle comunità è scellerato, a meno che a tutti noi non siano dati gli strumenti di conoscenza per apprezzare e promuovere il bene comune.
Lo stesso Bezos, in un’altro momento dell’intervista, sostiene che le cose di cui c’è maggior necessità siano capacità e competenza. Peccato che Sorkin non gli abbia ricordato che capacità e competenza si formano studiando, leggendo, imparando, liberandosi dalla necessità, grazie a una serie di servizi e prodotti che le nostre società scelsero nel corso della Storia di sostenere e promuovere, investendoci, e che lui giudicherebbe “non rilevanti”.

Fine di questo prologo.

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