domenica 12 Aprile 2026
Nella sua newsletter, il giornalista statunitense di tecnologia Karl Bode ha chiamato questo formato di articolo “il CEO dice che”, spiegando che è così diffuso e frequente che non facciamo più caso alla sua inconsistenza e distanza dai più elementari criteri giornalistici. Succede molto anche sui giornali italiani, sono quegli articoli fondati unicamente sulle dichiarazioni di importanti dirigenti d’azienda, dichiarazioni i cui contenuti non sono verificati in nessun modo e che spesso non hanno nemmeno i tratti essenziali di una notizia.
Se a volte il manager o l’amministratore delegato in questione può avere una competenza – per il suo ruolo – che rende un suo parere potenzialmente rilevante (ma è un parere che andrebbe appunto verificato), altre volte le sue parole riportate nei titoli non hanno nessun particolare valore (è il caso, per quanto peculiare, dei frequenti articoli del Sole 24 Ore sulle dichiarazioni del presidente di Confindustria).
Altre volte manager e dirigenti vengono citati come fonte dei risultati delle rispettive aziende, senza nessuna ulteriore indagine se i risultati annunciati – o i termini in cui vengono descritti – siano fondati e rivelino esattamente gli andamenti delle aziende stesse.
È nelle cose da sempre, che alcuni giornali in particolare dedichino spazio giornalisticamente insignificante alle aziende che sono inserzioniste pubblicitarie o sponsor, o alle banche di cui sono debitori: e di certo serve alla loro sostenibilità economica, al fatto che esistano. Ma da lettori, è utile tenere presenti queste ragioni.
Fine di questo prologo.
Charlie è la newsletter del Post sui giornali e sull'informazione, puoi riceverla gratuitamente ogni domenica mattina iscrivendoti qui.