domenica 27 Settembre 2026
Il mese scorso il New York Times ha raccontato la storia dell’impegno personale dell’editore di un quotidiano di una cittadina dello stato di New York per promuovere e sostenere il giornale. Storia del tutto particolare e personaggio particolare, ma l’importanza contemporanea della costruzione di un rapporto con i lettori e le comunità è invece universale. In questi decenni in cui è cresciuta molto l’attrattiva dei giornalisti “influencer” e dei loro brand individuali, a scapito di quella delle testate e dei contenitori, per le stesse testate è diventato prezioso proporre un’identità riconoscibile e coerente ai propri lettori reali e potenziali, e “umanizzarla” attraverso i propri rappresentanti. In particolare per i giornali locali, ma non solo, delle prospettive di attenuazione della crisi vengono dal saper offrire un rapporto diretto e visibile e un’impressione di un servizio riconoscibile e di un’appartenenza. Che può passare più facilmente da festival ed eventi pubblici, ma per cui ci sono molte opportunità più inventive, a chi sa farsi venire idee che non siano estemporanee ma che stiano dentro un progetto.
Naturalmente è più difficile per i giornali che hanno pubblici più vasti e diversificati: raggiungerli, parlarci, trasmettere un’identità condivisa, è più facile se sei un giornale di Glens Falls, NY, quindicimila abitanti. Ma ci si può lavorare, magari evitando la scorciatoia scelta da alcuni quotidiani italiani, di farsi conoscere dal proprio pubblico come quelli che odiano le sue stesse cose. Unire comunità invece che dividerle e compartimentarle è un pezzo del lavoro di un’azienda che si dica giornalistica.
Fine di questo prologo.
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