domenica 11 Gennaio 2026
L’anno è cominciato con una certa aggressività, nel mondo, ereditandone molta dall’anno e dagli anni passati e aggiungendone ancora. Le analisi ormai sono molte e longeve, ma è palese che ci siano relazioni di reciproca alimentazione tra i molti ambiti in cui stanno sparendo i limiti di civiltà, legalità e rispetto, nei nostri mondi: che si tratti di azioni militari contro paesi stranieri, violenza stradale, dibattito politico o confronti sui social network. Ogni nuova prepotenza e violazione – legittimata da un alibi o da un altro: “ha cominciato lui”, nella gran parte dei casi – abbassa pubblicamente l’asticella di quello che non si dovrebbe fare e crea un esempio e un suggerimento per ulteriori abbassamenti.
Gran parte dei media non è estranea a questa involuzione: la potremmo anzi chiamare complice, se non rischiassimo di partecipare ulteriormente a questo sistema di indignazioni e additamenti: diciamo coinvolta. Dare colpe non serve a niente, né restare prigionieri del passato e del gioco al rinfaccio. Però serve, dire che – in Italia, per esempio – una cospicua quota dell’informazione televisiva ha incentivato e incentiva comportamenti e confronti che sono gli stessi con cui poi si pretende di impadronirsi della Groenlandia o di linciare qualcuno sui social network. E serve, dire che un sensibile numero di quotidiani nazionali è prodotto con le stesse intenzioni e gli stessi toni: non per informare ma per accusare e combattere, e per ottenerne benefici economici e commerciali (il business dell’indignazione è florido). Ed è una scelta che contamina sempre più testate, spinte dalla necessità di seguire la domanda identitaria di aggressività (ricordiamo che “Alza la voce” fu persino il claim pubblicitario del secondo quotidiano nazionale, pochi anni fa).
Dire queste cose serve: non per rinfacciare, ma per non darle per scontate e inevitabili, per non sottrarsi a responsabilità, e per suggerire approcci diversi, resistenze, inversioni di marcia. “Modera i termini”, potrebbe essere un nuovo claim, e non solo i termini.
Fine di questo prologo.
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