domenica 4 Ottobre 2026

Charlie, andirivieni

Ogni settimana il nome dell’azienda di energia e combustibili fossili ENI trova estesi spazi sui quotidiani: in diversi casi con delle pagine pubblicitarie, perché ENI è tra i maggiori inserzionisti sui giornali cartacei; in altri casi, quasi quotidiani, con articoli nelle pagine economiche che riferiscono di suoi successi, risultati, iniziative, o semplici dichiarazioni del suo amministratore delegato. I due casi sono naturalmente molto legati, e fin dall’inizio della sua storia ENI si è dedicata a garantirsi la disponibilità e il favore dei mezzi di informazione versando loro molti finanziamenti, sotto diverse forme.
Questo palese conflitto di interessi è una specie di antico sottofondo che limita l’autonomia di buona parte dell’informazione giornalistica italiana (non di tutta), come ce ne sono diversi altri, soprattutto con le banche o con le grandi aziende di moda (raccontiamo un vistoso esempio qui sotto).
Nell’ultima settimana, però, questo sottofondo è traboccato dalle pagine economiche alle prime pagine, per via della discussa scelta di ENI di limitare gli aumenti dei carburanti automobilistici, e delle implicazioni commerciali e politiche di questa scelta. L’azienda beneficiaria di abituali indulgenze è diventata protagonista della “storia del giorno” e di una notizia comprensibilmente apprezzata da molti lettori e lettrici. Ma in questo e in altri casi sarebbe più rassicurante se le consuetudini ci offrissero l’impressione di una capacità critica, anche, nei confronti delle aziende che sostengono i difficili tempi dei giornali.

Fine di questo prologo.

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