domenica 18 Gennaio 2026

C’è un nuovo sceriffo in città

Sui giornali statunitensi – e in particolare sul Washington Post, protagonista della storia – si è molto scritto nei giorni scorsi della perquisizione dell’FBI a casa di una giornalista del Washington Post, Hannah Natanson. La perquisizione ha a che fare con un’inchiesta – citata nei giorni scorsi da membri del governo statunitense e dallo stesso Donald Trump – su un tecnico informatico che è accusato di avere scaricato e stampato documenti governativi riservati e che avrebbe contattato la giornalista (che non è accusata di niente). La direzione del Washington Post ha criticato la perquisizione, ma non è finora intervenuto in nessun modo l’editore Jeff Bezos, di recenti grosse vicinanze con Donald Trump. La perquisizione è stata una scelta molto inusuale per via delle estese protezioni che vengono abitualmente accordate al lavoro giornalistico negli Stati Uniti, soprattutto nei casi in cui non ci sono accuse di scorrettezze o illegalità nei confronti dei giornalisti. Altre testate e organizzazioni per la difesa della libertà di informazione hanno ipotizzato che queste protezioni possano venire intaccate dalle pratiche dell’amministrazione Trump, che dal suo insediamento è in sistematica polemica e repressione nei confronti di diversi giornali. Natanson si è molto occupata nei mesi scorsi dei licenziamenti e delle riduzioni di ruolo nelle agenzie federali, decise dall’amministrazione.

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