domenica 25 Febbraio 2024

Ancora Sulzberger

Tra le altre cose interessanti nella stessa lunga intervista all’editore Sulzberger, queste due. Una sui rischi per i giornali della dipendenza dai lettori, e dalla tentazione di accontentarli nelle loro opinioni: rischi che rendono pericoloso rivolgersi a “un segmento” di persone simili.

“Penso sia molto pericoloso, per una testata generalista e indipendente, inseguire uno specifico segmento di pubblico. È un ordine di idee che porta a distorcere il racconto dei fatti, soprattutto in questa fase molto polarizzata. Conquistare un gruppo spesso significa obbedire alle narrazioni scelte da quel gruppo, e per un giornale indipendente è la cosa più dannosa che ci sia”.

L’altra, sulla inconsistenza di certe frasi fatte, e sull’impressione che in particolare le notizie su Israele e su Gaza generino attacchi e critiche partigiane e speculari nei confronti delle testate che invece le raccontano in maniera accurata e indipendente. E sulla differenza tra un giornalismo “attivista” e un giornalismo che fa del buon giornalismo il proprio attivismo.

“Non credo al vecchio modo di dire per cui “se fai arrabbiare entrambe le parti vuol dire che stai facendo la cosa giusta”. È troppo semplicistico e superficiale. Ma credo che in un conflitto come questo qualunque copertura che sia indipendente e corretta finirà inevitabilmente per fare arrabbiare entrambe le parti, e dobbiamo cercare di farcene influenzare il meno possibile, e invece lavorare ogni giorno per raccontare la storia con la maggiore completezza e accuratezza possibili.
Qualcuno a volte sostiene che il giornalismo indipendente sia meno benintenzionato perché non adotta una buona causa facendo di tutto per promuoverla. Ma io credo non ci sia niente di più benintenzionato per la nostra professione che dare al pubblico le informazioni che servono per risolvere i problemi.
Non credo nessuno ritenga che questo conflitto si risolverà da solo senza qualche sviluppo verso la comprensione reciproca, e non credo che questo sia possibile senza che ci siano organizzazioni giornalistiche che cercano di aiutare tutti a comprendersi reciprocamente. È quello che cerchiamo di fare”.

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