domenica 26 Luglio 2026

Charlie, cambiare regime

In coda a questa newsletter raccontiamo una piccola ma significativa notizia falsa pubblicata nei giorni scorsi da molte note testate giornalistiche. Le spiegazioni di cosa genera questo genere di errori sono molte: in questo caso sicuramente un automatismo da luogo comune (lupo mangia bambino), un pigro o interessato “framing” della notizia dentro un dibattito attuale, una antica inclinazione all’allarmismo di molti media italiani. Ma alcune ragioni hanno a che fare anche con due questioni citate più di frequente da parte di questa newsletter, nei sei anni che compirà domenica prossima: da una parte il poco valore storicamente attribuito all’accuratezza dalla cultura giornalistica italiana, dall’altra la diminuzione delle risorse economiche necessarie a invertire eventualmente questa tendenza.
Perché al di là del merito, questa e altre notizie false – se si leggono gli articoli relativi – vengono evidentemente prodotte senza alcun tipo di indagine e verifica, semplicemente a partire da una prima fonte di cui non viene controllata l’attendibilità. Ciascuno di questi articoli è pubblicato con un lavoro che prende sì e no mezz’ora, leggendone uno precedente e riscrivendone il contenuto, con l’idea che solo perché è stata scritta da qualcun altro una notizia è vera. Idea opposta ai principi più elementari (li conosciamo tutti anche solo guardando qualche serie tv americana, per non arrivare a 
Tutti gli uomini del presidente ) di verifica dei fatti e delle fonti.
Questo modo di lavorare in molte redazioni – frutto, ripetiamo, di una cultura antica e che si tramanda, non di singole deprecabili eccezioni individuali – avrebbe bisogno di revisioni, ripensamenti, progressi verso la prudenza e l’affidabilità proprie del ruolo dei giornali. Che sono possibili solo con una risoluta volontà (come dice l’ispiratore del nome di questa newsletter) e con la capacità di farne un fattore di sostenibilità economica.

Fine di questo prologo.

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