Il Post
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La doppia mossa che ancora manca

20 agosto 2012

Scrivendo le 10 cose, mi sono interrogato sulle modalità con cui affrontare la questione politica ed economica della contemporaneità (solo?).

E mi sono chiesto se non fossimo e siamo di fronte alla necessità di una mossa che fosse e sia duplice, capace di liberare il sistema politico ed economico del nostro Paese, e al contempo di intervenire a livello europeo ed internazionale con una azione decisa e decisiva, capace di regolamentare i mercati finanziari, di ‘invadere’ i paradisi fiscali, di intervenire sulle transazioni finanziarie. E di rimettere un po’ di ordine, e di misura, dove sembra tutto confuso e incerto.

Una doppia mossa: liberale dentro al sistema politico ed economico italiano, e profondamente democratica ed egualitaria nello schema politico europeo ed internazionale, fuori dai confini della nostra piccola provincia dell’impero, tutelata dal nostro sopraffino provincialismo.

Perché non è che ci voglia più o meno Stato, o più o meno mercato, secondo una vieta contrapposizione: ci vuole che funzionino meglio e uno e l’altro. E che si indaghino meglio forme più evolute, dalla questione dei beni comuni alle forme di cooperazione che la rete e le iniziative imprenditoriali di nuova generazione ci hanno indicato.

In Italia, a dirla tutta, Stato e mercato si sono fin troppo confusi, per attardarsi ancora a riconoscerlo, seguendo linee e filiere in cui la politica e il mondo dell’impresa si scambiavano continuamente di posto, senza che ci fosse né regolazione, né qualità, nell’uno o nell’altro.

Non si può far finta di non vedere che di fronte alle spinte liberistiche degli ultimi trent’anni, in Italia, le uniche cose che hanno saputo resistere – anzi, sono diventate più forti – sono le corporazioni, le rendite di posizione, le clientele. Tutte cose che, messe insieme, fanno una cosa che si chiama debito e che in qualche modo ci dovrebbe riguardare.

L’Unità di oggi fa pensare, invece, che abbiamo messo la retromarcia, tornando a schemi antichi e forse mai dimenticati.

Da qualche tempo, del resto, è tutto un cercare di importare modelli (fare come Hollande, ad esempio, senza sapere bene nemmeno che cosa stia facendo, di preciso, Hollande), come se il caso italiano non fosse un caso eccezionale. E non è strano che l’attuale classe politica non lo riconosca, perché sarebbe l’ammissione di un fallimento tutto italiano. E tutto suo, della classe politica, intendo.

Da più di un anno, ben prima che poi succedesse davvero, nel lavoro di Prossima Italia, si ragiona sulla spending review, sulla possibilità di introdurre una patrimoniale per abbassare contestualmente le tasse sul reddito (che ora pare piacere anche a Bersani), sulla necessità di aggredire l’evasione fiscale nelle sue manifestazioni più clamorose (vedi alla voce Operazione Guardie Svizzere e non solo), sul ripensamento di alcuni strumenti che fanno segno al welfare, all’insegna di una loro profonda revisione, che ci porti, ad esempio, ad universalizzare i sussidi.

All’insegna di una prospettiva che consideri sullo stesso piano uguaglianza e concorrenza leale, superando contrapposizioni che non solo non hanno più senso di esistere, ma creano le condizioni per la massima disuguaglianza e la slealtà più diffusa e pervasiva.

Ecco, a me piacerebbe una sinistra contemporanea, che ripartisse da qui, provando ad immaginare qualcosa di nuovo. Che non è una terza via, che ne abbiamo già contate almeno una dozzina, negli anni passati: è la strada maestra per provare a ripensare al nostro Paese, inserito in un mondo grande e terribile.

  • Emil

    Credo che la doppia mossa di cui parli sia in realtà una sola.
    Nel senso che l’europa non è stupida, e se uno dei suoi stati inizia a fare politica pensando al bene del paese e non dei papponi, l’europa sarebbe la prima ad appoggire quello stato.
    Basterebbe rivoluzionare uno stato al suo interno, per far dilagare quel pensiero in tutta europa. L’UE sa bene che una merkel, piuttosto che un holland, non sono indispensabili al benessere dell’europa, si tratta solo di gente che mette firme, le idee non arrivano certo da loro.
    Il problema è che l’UE, al giorno d’oggi (come del resto tutte le cariche più autoritarie dei vari stati europei) non hanno potere per decidere.

  • dreamscape

    il concetto è semplice: BEATING A DEAD HORSE.
    l’immagine di riferimento è quella di un carrozzone pieno di politici e sindacalisti e dipendenti statali che stanno frustando un cavallo da traino morto da tempo.

  • hermann

    Bravo Pippo, condivido integralmente. In particolare quando scrivi che in Italia lo stato ed il (cattivo) mercato si sono confusi producendo un obbrobbio totale. Purtroppo siamo un paese in cui, a quanto pare, è difficile ragionare con la propria testa, un paese legato a schemi mentali obsoleti dai quali non riusciamo a liberarci (esiste al mondo un luogo dove le categorie ideologiche ‘destra’ e ‘sinistra’ sono ancora così fortemente radicate?). E lo si capisce anche leggendo i commenti nei blog. Grazie per il tuo contributo, è rinfrancante sapere che c’è ancora qualcuno con la testa sulle spalle che si occupa di Politica.

  • http://lacerbablog.wordpress.com scarfoglia

    Bellissimo post, non condivido le ricette di Civati (non sono di sinistra) ma questa è una sinistra che rispetterei. Purtroppo esiste solo nei sogni: se anche un Renzi o un Civati vincessero le primarie, se anche rottamassero (passatemi il termine) metà dei dirigenti del partito, resterebbero comunque diversi milioni di elettori con le fette di prosciutto dell’ideologia davanti agli occhi. E per rottamare quelli serviranno decenni

  • BeatoPorco

    @ scarfoglia: viva la sincerità
    “rispetterei (rispetterò, magari) la sinistra NELLA MISURA IN CUI* si faccia destra”.

    *quanti ricordi

  • piergiorgio

    si, hai ragione. Ci vuole più mercato VERO, e un miglior intervento statale. Con una corretta distinzionie di ruoli – ognuno faccia quello che gli spetta – che giova all’efficienza del sistema.
    E dici anche molto bene quando sottolinei che in Italia “corporazioni, rendite di posizione e clientele” sono addirittura diventate più forti negli ultimi anni (di finto liberismo). Il che, visto che parliamo dell’Italia, paese delle corporazioni per eccellenza, è tutto dire…

    Attenzione però che “più stato” (quand’anche fosse un miglior intervento statale rispetto a quello “sbracato” attuale) in Italia non può, e non potrà significare per molti anni, finchè non si riequilibrerà strutturalmente il sistema, “più risorse gestite e spese dal settore pubblico”. E non, per l’appunto, per una questione ideologica a priori, ma per un pensiero profondamente pragmatico che guarda e decide il da farsi in base alle situazioni concrete di partenza: forse da qualche parte nel mondo occidentale può occorrere una maggior spesa pubblica, e, come negli USA, maggiori tasse, perlomeno su fasce di reddito molto alto con aiuti invece alla classe media, ma appunto si parte dalla situazione degli USA, dove scopri che un milionario in dollari come Romeny mediamenten negli ultimi anni ha pagato un 14/15% di imposte!!!!
    Ma dove la spesa pubblica e la pressione fiscale sono arrivate a livelli insostenibili (perlomeno per una economia di mercato) non si può che prendere atto che occorre meno spesa pubblica e meno tasse(complessivamente, poi si vede come redistribuire i carichi a favore dei più deboli, del lavoro, dell’impresa che compete non dei carrozzoni di stato). Meno spesa pubblica DRASTICAMENTE, non il timidissimo inizio di Monti.
    Altrimenti, senza una drastica riduzione del peso fiscale e della spesa pubblica, e quindi della intermediazione del pubblico (=dei partiti politici)nell’ economia, la partita del rilancio dell’ Italia IN QUESTO MONDO è già persa in partenza. Non c’è nulla che possa essere efficace davvero nel medio/lungo termine, che possa davvero cambiare la situazione strutturale della nostra economia SENZA una riduzione significativa della spesa pubblcia sul PIL con altrettanto taglio della pressione fiscale.

    Lo si vede anche dalla pur meritoria, indispensabile attività del governo Monti: ci siamo salvati dal baratro, ma aver agito praticamente solo con più tasse (con una pesante patrimoniale fra l’altro, altro che storie!, perché gli immobili rappresentano la maggior parte della ricchezza delle famiglie italiane, guardatevi i dati, la componente finanziaria sono briciole e molto parcellizzate) ha finito per stremare il cavallo, che era già al limite del sopportabile. Più tasse=meno competitività delle imprese già in estrema difficoltà; più tasse=meno reddito disponibile per consumi=crollo dei consumi…e siamo finiti al -2,5% di PIL una mazzata (ulteriore) che avrà effetto trascinamento anche l’anno prossimo e chissà ancora per quanto. Ora lo ammette anche il governo…molti economisti lo avevano detto già sei mesi fa.

    E a chi paventa che i famigerati “tagli” alla spesa pubblica significhino meno servizi ai cittadini, meno welfare dico: balle. NOn credeteci, ve lo racconta solo chi vive di spesa pubblica e di gestione della spesa pubblica, chi vive di intermediazione politica. La controprova?
    Bè guardate la dinamica della spesa pubblica in italia: dai tempi della manovra Amato (tanto pre prendere un periodo storico ampio ma che tutti ci possiamo ricordare) in poi la spesa è sempre cresciuta. SEMPRE. Anche quando ci hanno raccontato che facevano i tagli: perchè i “tagli” in Italia sono sempre stati finti tagli, ossia tagli al “tendenziale” cioè tagli rispetto alla crescita programmata!!!! quindi non tagli ma minor crescita della spesa, quindi sempre maggior spesa. E questo fino a ieri, fino ad oggi praticamente. Forse una primissima inversione di tendenza si avrà quest’anno. Dunque la spesa, in cifra assoluta, è sempre cresciuta, e per lunghi tratti anche in maniera esponenziale, a ritmi sostenuti. Ebbene se fosse vero che basta spendere di più per sollevare l’economia come è che abbiamo continuato a spendere, ad aumentare la spesa pubblica e ci ritroviamo dove ci troviamo? e se fosse vero che serviva a dare più welfare ai cittadini, com’è che dopo tutto sta enorme spesa i servizi che ci ritroviamo sono arretrati? Chiedetevi: sono megliori oggi rispetto a vent’anni fa, la giustizia per es.? la scuola? le carceri? l’efficienza della PA? è migliorato qualcosa? NO. Eppure abbiamo speso sempre di più!
    La verità è che in un sistema strutturalmente “sballato” la maggior spesa si “mangia” la parte produttiva del sistema economico attraverso i pesi burocratici e fiscali, senza nemmeno riuscire a redistribuire in migliori servizi perchè una parte consistente delle risorse viene assorbita dai costi di intermediazione del sistema burocratico stesso (parlo di quelli legali eh! sia chiaro…poi ci sono pure quelli illegali).
    Quindi non bisogna avere paura di minor spesa, bisogna aver paura dei tagli lineari e della spesa pubblica non riqualificata. Ma se si riqualifica la spesa, se si spende bene, ci sono amplissimi margini di taglio in Italia.