Il giardino digitale

 

Ieri, come mi capita spesso, ho scritto una stupidaggine su Twitter. Anzi tre. Le stupidaggini riguardavano una frase di Matteo Salvini riportata da tutti i giornali online che Salvini non aveva detto, o meglio che aveva detto in termini del tutto differenti. Quando qualcuno ha segnalato i reali termini della faccenda ho fatto tre cose, anzi quattro.

1- Mi sono dato dello stupido
2- Ho segnalato la nuova versione della notizia
3- Ho scritto che stavo cancellando quei tre tweet sbagliati
4- Li ho cancellati.

Io partecipo come posso all’ambiente informativo digitale. Lo faccio perché mi interessa e mi piace. Non è un lavoro, è qualcosa che serve a me e spero qualche volta serva anche ad altri. Per questo quando accadono cose del genere cerco sempre di aggiustare la piccola parte di rete che è il mio giardino. Penso che se tutti facessero lo stesso la rete italiana sarebbe migliore.

Ieri Arianna Ciccone, fondatrice del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia e mia cara amica a proposito delle cose che Salvini ha detto o non detto ha scritto su Facebook la seguente frase:

Cioè ancora oggi ci dobbiamo dire che le agenzie non sono fonti certe e che prima di rilanciare, condividere e commentare andrebbero verificate, soprattutto quando si tratta di virgolettati controversi, problematici di politici? E andiamo su. Poi dici l’alfabetizzazione ai media e al digitale.

Per aggiungere due elementi che spiegano meglio il contesto la falsa attribuzione di Salvini di ieri è nata non da un sito di fake news moldavo ma da un lancio dell’Ansa ripreso da tutti i giornali. Poiché l’Ansa cura più la propria reputazione che il proprio giardino digitale ieri dopo l’infortunio si è ben guardata dall’ammettere l’errore (come fanno tutte le agenzie serie del mondo con abbondante uso del maiuscolo) rettificando la notizia, ne ha semplicemente prodotte altre successive nelle quali riportava la corretta frase del leader della Lega.

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Secondo Arianna quindi i cittadini che rimbalzano le notizie che leggono in rete dovrebbero, prima di rilanciarle o commentarle, controllarle in prima persona, il che – secondo me – è un un punto di vista curioso e impossibile per varie ragioni. Io per esempio, che credo di far parte dello zerovirgola di persone che seguono costantemente le notizie online, le controllo raramente: non sono l’Ansa e non voglio nemmeno diventarlo. Ogni tanto sbaglio e cerco di correggermi. Solo quando una notizia mi sembra talmente incredibile da meritare una simile attenzione provo, per quanto mi è possibile, di risalire alla fonte. Diverso il discorso ovviamente quando la provenienza delle notizie è vaga o non c’è proprio, accade spesso nel flusso continuo delle notizie in rete: in quel caso ovviamente Arianna ha ragione.

Il punto è che ognuno partecipa all’ambiente informativo come può. Oggi una delle caratteristiche più rilevanti dei media professionali è quella di non occuparsi abbastanza dei danni causati dai propri errori. Nessuno segnala e edita le notizie false che ha pubblicato online, al massimo le cancella, lasciando le migliaia di persone che nel frattempo le hanno lette e ci hanno creduto al proprio destino. Nessuno dei quotidiani che ieri ha pubblicato la notizia falsa su Salvini e la pulizia etnica ha dedicato una riga all’analisi del proprio errore, nessuno ha pensato di dover avvisare i propri lettori, forti magari del fatto che l’errore materiale non fosse loro ma di un loro fornitore.

La credibilità dei grandi quotidiani online è in caduta libera anche per questo. Ma la soluzione al problema non è l’attivismo dei cittadini che si sostituiscono al giornalista (nemmeno Grillo scrive più una cosa del genere) nel controllo delle fonti. La soluzione, piccola e parziale, è la capacità di ciascuno di tenere pulito il proprio piccolo giardino digitale.

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