Prima della palingenesi, non dovevamo tramontare?

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Questa cosa degli scenari post-voto mi sta mangiando il cervello da giorni. Il fatto è che mi piace un sacco, però mi piace in una maniera un po’ oziosa, come mi piace quando si discute sul regolamento del Monopoli o sui passi di partenza nel basket.

Spulcio il mio blog di costituzionalisti preferito, mi drogo di ilpost.it e cerco di capirci qualcosa. Ovviamente non ci capisco niente (oltre al cervello, mi mancano gli studi per capirci davvero qualcosa) e l’unica cosa che ci guadagno sono una serie di curiosità politico- mediatiche destinate a rimanere inevase.

Per esempio, durante la campagna elettorale ero andato a sentire una serie di comizi (che poi, comizi…) in Sicilia di Grillo, e adesso, a elezioni concluse non riesco a sposare la vena che emerge dai commenti e dagli editoriali con l’umore che si respirava in quelle piazze.

La prima cosa (ma forse è l’unica, o comunque le riassume tutte) eclatante è quella dell’alleanza di governo (col PD) o la proposta addirittura di formarlo loro, i cinquestelle, un governo.

Il coro unisono dice ai grillini una cosa come: se non favorite la nascita di un governo, quale che sia, siete degli irresponsabili e gli italiani vi hanno votato per nulla.

In pratica, scopro che l’Italia è disposta a tollerare un voto di protesta solo a patto che questo si attesti su percentuali innocue: che sia “un segnale” va bene, che invece diventi pesante e faccia ciò per cui sia stato concepito (cioè protestare) è ritenuto inammissibile, eversivo, intollerabile o, come si ama dire in questi giorni, irresponsabile, cioè la cosa che ti dice la mamma quando impenni col motorino (rendendo molto più eccitante impennare col motorino).

Gente che ne capisce assai, mi spiega che questo tipo di reazione unanime è il risultato dello schiacciamento della prospettiva politica, il declino della differenza tra destra e sinistra, e il trionfare dell’ecumenismo bi-partisan che rifiuta il conflitto sociale. Ecco perché protestare al 4% è costituzionale mentre protestare al 25 % è da irresponsabili.

Dal giro che mi ero fatto io per i fatti miei tra i banchetti dei grillini e tra le facce dei loro elettori, questa dell’irresponsabilità è un’accusa che a questa gente risulta incomprensibile (infatti quando li intervistano e gli chiedono se voteranno la fiducia dicono che non capiscono, che il linguaggio è vecchio, che non ha importanza, che voteranno legge per legge e punto per punto, e allora l’intervistatore pensa che non  sappiano cos’è la fiducia e insiste, e quelli ripetono che non  capiscono, e andranno avanti così fino a quando qualcuno non spiegherà agli intervistatori che “non capisco” sta per “spacchio m’interessa a me della fiducia e del governo?”).

Loro, come hanno urlato per tutta la campagna elettorale siciliana, puntano all’annientamento del PD.

Dico del PD – e non di PD e PdL – perché ritengo che i cinquestelle (con una saggezza che al PD è un po’ mancata) riconoscano l’esistenza di una quota ineludibile di pidiellini, uno zoccolo durissimo che scalcerà fino a che Berlusconi è  vivo, riducendosi sì, ma fino a un certo punto. Quindi tutta la campagna elettorale l’hanno fatta provando a fare breccia dove ritenevano di potere fare breccia, cioè a sinistra, delegando il tracollo della destra alla destra stessa, cosa che, si dica quel che si vuole della rimonta berlusconiana, è puntualmente avvenuta (PdL e Lega hanno perso dalle elezioni del 2008 milionate di voti, e con queste elezioni, in pratica si sono contati: vediamo in quanti siamo rimasti e ripartiamo da qui).

Lo scopo che i cinquestelle si erano dati, e che gli elettori hanno sottoscritto, è la distruzione del sistema vigente e il ricambio della classe poltica: tutti a casa. (Qui, tentando una cronaca di un comizio grillino, avevo sottolineato la differenza di applausometro tra la fase propositiva del comico e quella del tutti a casa).

La formazione di un governo, la fiducia, non è cosa che li riguardi. Chi li ha votati, li ha votati per sparigliare e fare succedere un manicomio: ecco perché sono passati sopra alla loro palese ignoranza in fatto di procedure parlamentari, costituzione, e perfino educazione civica (quella della scuola media) o italiano di base (almeno delle mie parti, sentirli parlare con un microfono in mano era imbarazzante per tutti, pure per loro, e il fatto che si imbarazzassero era sintomo di ingenuità, e finiva per giocargli a favore).

L’elezione dei presidenti di camera e senato, del capo dello stato, la fiducia della camera alta sono tutte cose che in questo momento riguardano esclusivamente PD e PdL. Vogliono un governo? Che se lo votino. I cinquestelle sono là programmaticamente per votargli contro.

Il movimento è un movimento di opposizione  (ora lo è più che mai, visto che i suoi guru si sono resi conto che laddove amministrano – Parma – entrano in crisi). Governare, legiferare non è il loro ruolo e lo sanno benissimo (se qualcuno ancora si ricorda: Grillo quando fondò il movimento alle politiche non voleva neanche presentarsi e puntava esclusivamente alle amministrative, che per me continuano a essere il posto che compete ai cinquestelle) e meglio di loro lo sanno i loro elettori. Sono in parlamento apposta per far cortocircuitare PD e PdL e fare da filo di massa per la rabbia elettorale. La responsabilità di cui il paese li ha investiti è solo questa, e loro tradirebbero il mandato soltanto se esagerassero e si mettessero a fare da parafulmine. Vogliono stare immobili e far valere il loro numero (cospicuo) di deputati e senatori. Stop. La mission risulterà accomplished proprio se produrrà stallo, stagnazione, crisi. Lo scopo del movimento, quello vero, secondo me sono semplicemente nuove elezioni, meglio se dopo un cataclisma politico-istituzionale, e meglio ancora se innescato da loro. Dopo, dovessero prendere una maggioranza assoluta di voti, chi lo sa cosa farebbero. Magari si autoscioglierebbero: il loro scopo sarebbe stato raggiunto, e sanno bene che non avrebbero più motivo di esistere. Se ne andrebbero a casa fischiettando e il paese sarebbe costretto a ricominciare da zero.

La palingenesi di cui discetta Bersani irridendola è proprio questa: azzeramento e nuovo inizio. Loro si sono assunti il compito della parte destruens. È dai primi del novecento che Nietzsche dice che dobbiamo tramontare, no? E allora tramontiamo. Dopo magari ci sarà spazio per chi sappia costruire. Ma il messaggio che i cinquestelle hanno mandato alla piazza è solo questo: al momento non c’è nessuno all’orizzonte, e finché ci stanno questi (morti, zombi, vecchi etc etc.) nessuno potrà farsi avanti per la parte costruens. Loro si vedono, e i loro elettori li vedono, come una premessa necessaria: un po’ come nel video di Casaleggio, il prologo è l’apocalisse, e loro ne sono i cavalieri. Che gli stai a raccontare di  fiducia e di governi ai cavalieri dell’apocalisse?

Dice: ma hanno un programma, avanzano richieste e proposte. Sì, certo, ma è una cosa che riguarda i militanti, è da ingenui pensare che le piazze strapiene di Siracusa (a Siracusa ha votato Grillo il 37% degli elettori), di Palermo, di Modica, di Caltanissetta fossero piene per quel programma. Manco un decimo di quelli che le riempivano era al corrente che Grillo avesse un blog. Manco un decimo di quelli che erano là a ridere (i comizi di Grillo sono molto divertenti, e sono l’occasione di assistere a uno spettacolo per cui prima si pagava un biglietto e ora invece è gratis) ha confidenza con i computer o con i meet-up, o ha mai sentito nominare l’espressione democrazia partecipativa. Erano là per sentirsi rassicurare sul fatto che il loro voto sarebbe stato un voto di protesta: mi raccomando Grillo, almeno tu garantisci che userai il mio consenso per mandare tutto all’aria.

Un voto di protesta come cavolo dovrebbe diventare un voto di fiducia se non tradendo se stesso?

Il fatto bizzarro, per me che sono solo un lettore di giornali e uno spettatore di tv, è allora questa strana idea che il voto di protesta non possa protestare: in Italia, il voto di protesta deve governare. E vai con i bisogna stanarli, farli venire allo scoperto, dicano cosa voglion fare e via bersaneggiando.

Tra poco si voterà per le amministrative del mio comune. Un grillino o dieci grillini siracusani con la web cam farebbero comodo a tutti, costringerebbero a un minimo di chiarezza. Un grillino siracusano sindaco probabilmente farebbe danno. In molti voteranno cinquestelle per avere consiglieri comunali che controllano, informano, fanno casino, protestano, bloccano, coinvolgono. Non è questa l’opposizione? E dove sta scritto che l’opposizione se supera certi numeri deve per forza governare, oltretutto alleandosi con la parte a cui si oppone quando fa opposizione?

Eppure la linea su cui si insiste è questa, nella convinzione che per costringere i cinquestelle nell’angolo basterà richiamarsi alle procedure parlamentari, alle consuetudini politiche. E il bello è che se guardi le facce dei Cicchitto e degli Enrico Letta in tv li vedi che quasi ghignano di soddisfazione, si sentono saputelli, come per dire: eh, adesso però vediamo come fate con la fiducia.

Ieri sera a In Onda ho sentito Matteo Orfini del PD minacciare i grillini di una cosa come: lo spiegherete voi, dopo, ai vostri elettori che non avete voluto votare per questo e quest’altro provvedimento scritto nero su bianco sul vostro programma. Io ero basito. La cosa del programma, forse, dovranno spiegarla a una milionata di attivisti (e a rigor di logica, essendo attivisti, non ci sarà neanche bisogno di spiegargliela, visto che l’avranno decisa loro stessi), mentre il fatto di aver appoggiato in qualche modo il governo del nemico giurato dovrebbero spiegarla al 25% degli italiani.

In pratica al PD, un po’ come hanno fatto con Renzi, continuano a non rendersi conto di cosa significano certi segnali simili tra loro. I cinquestelle sono entrati in parlamento (anzi, fondamentalmente sono stati eterodiretti fino a entrare in parlamento) apposta per annientare in toto la classe politica, specie quella di sinistra.  Ora, se il ricambio te  lo chiede Renzi, fai le primarie e fai vincere Bersani. Ma se il mio panettiere e la mia infermiera fanno un partito e pigliano il 25% che fai? A quanto pare te ne esci con una presa di posizione reazionaria: costringerli a governare per dimostrare la loro evidente incapacità a governare e ritornare in qualche modo allo status quo pre-elettorale. Cioè: il male del paese (un governo di incapaci o sostenuto da incapaci è dannoso per tutti) purché la mia parte politica possa dimostrare di essere lì dov’è per un giusto motivo (cioè perché conosce bene i meccanismi parlamentari). Questa sì che mi pare una cosa da irresponsabili.

Piaccia o non piaccia (a me non piace), i cinquestelle sono là per mandare a casa tutti. E basta. Metà di questi tutti l’hanno fatta fuori con queste elezioni. Un altro quarto sperano si faccia fuori da solo, cioè con le contromisure di ricambio dirigenziale che ciascun partito sarà costretto a prendere proprio per aver perso le elezioni, e l’ultimo quarto con delle nuove elezioni. Fine. Poi, come dice Bersani, manderanno a casa loro stessi. O da soli o per merito (finalmente) di qualcuno più capace.