Perché eliminare l’obbligo di fedeltà?

Nel maxi-emendamento del Partito Democratico e del Nuovo Centro Destra che riscrive la legge sulle unioni civili e che è stato votato oggi con fiducia, oltre allo stralcio della stepchild adoption c’è la cancellazione del cosiddetto obbligo di fedeltà per le coppie omosessuali, quello previsto nel codice civile tra i diritti e i doveri che derivano dal matrimonio.

Ma perché? (Nessuna risposta, solo qualche altra domanda)

Il Nuovo Centro Destra e alcuni senatori del Partito Democratico volevano togliere dal disegno di legge Cirinnà ogni riferimento al matrimonio. Nel testo dell’emendamento restano per le unioni civili altri diritti e doveri: l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione già previsti dal matrimonio. «Siamo soddisfatti di questa giornata. Abbiamo abolito la stepchild adoption e abbiamo abolito l’obbligo di fedeltà più altre piccole innovazioni che ci danno la certezza della non omologazione al matrimonio delle unioni civili» ha detto Renato Schifani. L’eliminazione dell’obbligo di fedeltà potrebbe essere una concessione? Un atto simbolico?

La fedeltà nel matrimonio scritta nel codice civile è il residuo dell’indissolubilità cattolica del legame matrimoniale (“Prometto di esserti fedele sempre” ecc.), ne è il derivato “accettabile” dal punto di vista della giurisprudenza. La sua eliminazione potrebbe dunque essere una conquista? Quella cioè di eliminare dal diritto ogni riferimento morale e lasciare la fedeltà o l’infedeltà nell’ambito delle libere scelte?

Infine: potrebbe essere una conquista, sì, ma frutto di un pregiudizio e quindi di fatto un atto discriminatorio? La letteratura sulla presunta promiscuità degli omosessuali, intesa in senso negativo, è vastissima: ha a che fare con altri stereotipi legati a frivolezza, impulsività, confusione, incapacità di controllare i propri desideri sessuali e, appunto, ad avere un legame duraturo.

Dal punto di vista delle conseguenze giuridiche la cancellazione dell’obbligo di fedeltà non dovrebbe introdurre grandi modifiche. Sulla fedeltà è possibile costruire la dichiarazione di addebito di separazione (di chi è la colpa?) le cui conseguenze sono prevalentemente di carattere patrimoniale: se il coniuge economicamente debole tradisce e tra il tradimento e la fine del matrimonio c’è un nesso di causalità, può non avere diritto all’assegno di separazione/divorzio. La giurisprudenza interpreta ormai da anni il concetto di “fedeltà” in modo più ampio e molto simile a quello di “lealtà”: l’obbligo della fedeltà non significa semplicemente “astensione da relazioni extraconiugali” ma impegno a non tradire «la reciproca fiducia ovvero a non tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale tra i coniugi, che dura quanto dura il matrimonio». Il prezzo più alto che deriva dalla cancellazione dell’obbligo di fedeltà interpretato in questo senso ampio (impegno al rispetto l’un* dell’altr*) sarebbe allora quello di un implicito stigma: non significa alleggerire il rapporto, liberarlo, ma renderlo minoritario e gravarlo di un’incapacità.

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