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Le emissioni di Volkswagen

30 settembre 2011

Da qualche settimana è in corso una guerra stellare: gli Jedi di Greenpeace combattono il lato oscuro della forza di Volkswagen (VW). Non sto scherzando, sul sito di Greenpeace trovate l’invito a unirvi alla ribellione contro VW con tanto di piani segreti custoditi da R2D2 e addestramento Jedi per padawan su internet. Una campagna in grande stile, giocata in rete con tecniche da marketing virale. Greenpeace ha realizzato pure degli anti-spot contro VW, che nulla hanno da indiare al giovane Darth Vader di VW, spendendo certamente un bel po’ di quattrini.

Oggetto degli strali di Greenpeace sono le emissioni del parco auto venduto da VW. O, meglio, la scarsa diminuzione delle emissioni delle auto della casa tedesca, dovuta, secondo Greenpeace, allo scarso interesse al verde di VW e al lobbysmo contro l’innalzamento dei limiti di emissione.

Grazie alla campagna virale e ad una pressante presenza sulla stampa, Greenpeace annuncia trionfante di aver arruolato migliaia di aspiranti Jedi contro l’impero di VW. Sul sito internet si trovano gadget per il blog, un contatore di punti-jedi con relativo livello di esperienza e un sacco di altre cose.

Greenpeace accusa VW di non essersi impegnata a fondo nella diminuzione delle emissioni delle vetture messe in vendita. E’ vero, BlueMotion è una tecnologia VW, una delle migliori per ridurre emissioni e consumi. Tuttavia, secondo Greenpeace, un’auto BlueMotion costerebbe a VW solo 260 euro in più della versione “liscia” ma viene invece venduta al pubblico ad un sovrapprezzo di 4000 euro, boicottando la diffusione del BlueMotion – solo l’11 per cento delle auto vendute sono BlueMotion – e mantendo alte le emissioni.

Sul lobbysmo, a VW viene imputato di possedere 3 consiglieri su 16 nel management di ACEA – l’associazione dei costruttori d’auto europei – e il fatto che ACEA si sia dichiarata contraria all’innalzamento della riduzione delle emissioni al 30 per cento in luogo del 20 per cento fissato dal protocollo 20-20-20.

L’ultimo atto della guerra stellare si è visto al Motor Show di Francoforte, poco tempo fa: VW presenta la sua Up, emissioni di circa 100 grammi di CO2 al chilometro, nel 2013 arriverà la versione a gas che le abbatterà ulteriormente. Ma non basta: “La Up! è una truffa”, strilla Greenpeace, “già dieci anni fa la VW Lupo emetteva 78 grammi al chilometro ed era molto più pesante della Up”. VW deve fare di più perché “le macchine vendute in un anno in Europa dal Gruppo tedesco producono nel loro ciclo di vita circa sessanta milioni di tonnellate di CO2. Infinitamente di più rispetto a qualunque altra azienda automobilistica”.

Ora i numeri. Le cifre cui fa riferimento Greenpeace le vedete sotto. VW detiene circa un quattro del totale delle vendite di auto in Europa, le emissioni al chilometro sono più alte degli altri, anche se non tantissimo.

Qualche considerazione:

- Lo studio citato da Greenpeace sui costi di produzione della tecnologia BlueMotion per VW non è liberamente disponibile ma è a pagamento (30 euro). Se non mi va di pagare devo credere a Greenpeace sulla parola. Peccato che Greenpeace sia già stata pizzicata a manipolare le statistiche sugli OGM.

- Volendo credere a quei 260 euro stimati da Greenpeace – cioè quasi nulla a confronto del costo di un’auto – se ne conclude che VW sovrapprezzerebbe volutamente la tecnologia BlueMotion con il risultato di venderne meno. Francamente la logica secondo cui VW preferirebbe vendere auto più inquinanti, perdendo quote di mercato a favore di rivali più ecologici, per fare la fortuna di Shell&co mi sfugge.

- I dati di Greenpeace arrivano al 2009. Nel 2010 VW ha tagliato le sue emissioni da 152 a 143 grammi di CO2 al chilometro (seconda miglior performance tra tutti) ed è in linea coi parametri europei da qui al 2015. Ma questo Greenpeace non lo dice.

- La VW Up! emette circa 100 grammi di CO2 al chilometro. Una diminuzione delle emissioni del 40 30 per cento rispetto alla media delle emissioni del 2010 (143 grammi a chilometro). Ma Greenpeace non lo dice.

- La VW Lupo citata da Greenpeace emetteva non meno di 120 grammi al chilometro, con l’eccezione della Lupo 3L che arrivava appunto a 78. Peccato che la 3L costasse il doppio di una Lupo normale, dato che era dotata di un motore speciale e di una carrozzeria leggera costruita in alluminio e magnesio. Ma questo ovviamente Greenpeace non lo dice.

- La Lupo 3L pesava 830 chili, la Up! 1090. Dove Greenpeace prenda i suoi numeri non lo so, ma mi dispiace per loro.

- 60 milioni di tonnellate di CO2 all’anno emesse dal parco auto VW. Orrore. Peccato che VW sia in cima alle emissioni (cumulate) per il fatto che vende 4 volte più auto di BMW e 2 volte e mezza più di FIAT. Ma Greenpeace non lo dice.

- Tagliare le emissioni delle auto costa, fa aumentare il prezzo di vendita delle auto e diminuire le vendite. Il rifiuto di ACEA di abbassare ulteriormente l’asticella delle emissioni altro non è che una richiesta di prudenza: tagli troppo onerosi in tempi troppo rapidi corrono il rischio di scassare il business, come se ne stanno rendendo conto anche in America. Considerando che i carmakers rischiano quattrini di tasca propria, prudenza non è una richiesta così assurda.

- Ancora una volta, la rete va a rimorchio di carnevalate in modo aprioristico. Basta che ci siano i buoni da una parte e i cattivi dall’altra.

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  • Davide

    Greenpeace esagererá anche, ma l’industria automobilistica paga anni di ostruzionismo e immobilismo di fronte al problema delle emissioni.
    “Tagli troppo onerosi in tempi troppo rapidi”?
    Per quel che mi risulta é dal 2005 che si parla a livello istituzionale di limiti, ma la lobby delle case automobilistiche ha fatto di tutto per evitarli. Quello che rimane sono degli obiettivi generici (120 g/km entro il 2012).

    VW avrá anche fatto la UP!, ma come produttore con le emissioni piú alte (per km come mostra il grafico, non in totale) si espone automaticamente a campagne di questo tipo.

    • Filippo Zuliani

      Almeno provateci a leggere i link che metto, oltre a leggere l’articolo per intero prima di commentare. Quelli sono i dati del 2009, quelli del 2010 mostrano un netto miglioramento (-6.2%). E no, nel 2010 VW non ha piu’ la maglia nera delle emissioni (BMW, ad esempio, dal 2010 emette di più di VW). Inoltre le emissioni andrebbero rapportate al peso medio delle auto vendute, che una Passat non pesa certo come una Panda.

      • Davide

        no, non andrebbero rapportate rispetto al peso, ma rispetto alla funzione. siccome la funzione di un’auto é portare persone (e secondariamente oggetti, quindi al limite ci puó stare una considerazione sul volume del bagagliaio). se fai o compri un’auto pesante sono affari tuoi.

        e comunque, seguendo il tuo ragionamento, VW ripassa in testa, perché le BMW sono in media piú pesanti.

        come detto, greenpeace esagera, ma sceglie con intelligenza i suoi bersagli. puntare su bmw significherebbe trasformare tutta la campagna in una specie di lotta di classe. puntando su VW si raggiunge un target molto piú ampio. ripeto, le aziende si espongono automaticamente a questo tipo di campagne quando sono le ultime della classe, e gli sta bene.

        • http://energiaemotori.wordpress.com Filippo Zuliani

          no, non andrebbero rapportate rispetto al peso, ma rispetto alla funzione. siccome la funzione di un’auto é portare persone se fai o compri un’auto pesante sono affari tuoi.

          Interessante prospettiva, ma l’accordo per la riduzione delle emissioni dice altrimenti: “individual manufacturers’ targets are differentiated on the basis of the weight of the cars they produce in the target year. For example, if a manufacturer’s cars by 2015 are 100 kg heavier than the industry average, they are allowed a 4.6 g/km higher CO2 target (134.6 instead of 130 g/km CO2 on average)” (anche questo GP non lo dice). Per l’ultima volta, i link li metto per leggerli (e son tutti gratis).

  • Pietro

    Il grafico mostrato nell’articolo parla di “car’s AVERAGE CO2 emissions”. Quindi: o Greenpeace spara apertamente delle falsità, oppure le emissioni più alte di VW non sono dovute al fatto che vende più auto, essendo il grafico basato su dati medi per singola autovettura

    • Davide

      Ma questo Zuliani non lo dice.

      • Giancarlo

        Sai che novità, ricordo un foglio excel sui costi dell’energia: Zuliani di solito prende le cifre che più gli fanno gioco, le spaccia per indiscutibili e ci costruisce sopra il suo vangelo.

  • Flk

    Ma per Average cosa si intende? La media di che? Dei modelli VW? Se sì non ha senso, essendo legata al numero di modelli disponibili del costruttore. I dati vanno spiegati, se no li rigiri come ti pare ed il loro senso si perde.

    • andrea.bosso@fastwebnet.it

      Si, è la media del parco auto che da l’emissione media (credo sia pesata ma non sono sicuro). Ovviamente, essendo media, non conta il numero di auto che hai, ma al tipo di auto che hai: per questo i costruttori di auto di grossa cilindrata (BMW,mercedes) hanno dati medi superiori a quelli che hanno una gamma con piccola cilindrata media. E’ anche per questo che BMW e Mercedes si stanno spostando su auto più piccole (ad esempio, è uno dei motivi per cui Mercedes ha acquistato Smart).

  • pifo

    Si puo’ imputare al VW, in base ai numeri mostrati, che gli sforzi per ridurre le emissioni tra 2008 e 2009 non siano allineati alle altre case, soprattutto se confrontati con Toyota ad esempio, ed e’ anche corretto, a mio avviso, “ricordare” di tanto in tanto l’impegno etico che un grande produttore-venditore di automobili deve rispettare nei confronti dei cittadini-consumatori, facendo almeno quanto gli altri in tema di riduzioni ma, come dice Zuliani, la logica di sovrapprezzare un dispositivo ecologico per mettere praticamente fuori mercato le BlueMotion, Greenpeace la deve spiegare perche’ e’ francamente incomprensibile e folle, soprattutto in un mercato molto esigente e severo sulle questioni ambientali, come quello tedesco.
    Quello che racconta Zuliani sulla Lupo 3L e’ verissimo, la macchina era in alluminio e costava uno sproposito di soldi, qui in Germania fu un fiasco perche’ i consumi ridotti non ripagavano assolutamente il prezzo. Ecco … un paio di “ingenuita’” di questo tipo da parte di Greenpeace e tutto un discorso legittimo ed interessante diventa immediatamente stracco e noioso.

  • Teo76

    Tagliare le emissioni delle auto costa, fa aumentare il prezzo di vendita delle auto e diminuire le vendite.

    Cippa lippa, povere case automobilistiche che poverine vendono meno macchine e a noi tocca andare a piedi o, orrore!, in pullman… in bici no che è pericoloso.
    Qui il link alla SmiLE, macchina “modificata” per emettere la metà dell’originale di serie (una twingo per la cronaca): http://archive.greenpeace.org/climate/smile/ http://en.wikipedia.org/wiki/SmILE
    Progetto del 1996, qualche annetto sarà anche passato e non credo che all’epoca Greenpeace abbia usato tecnologie segrete della NASA… volete dirmi che oggi, quindici anni dopo, non si riesce a far di meglio?
    Che poi alla fine della fiera il grosso problema non è il modello di punta “ecologico” della VW, ma tutte le altre macchinone che vende che stra emettono e svaccano le medie… per auto… ma questo Zuliani non lo dice!

  • mattia

    Sig.Zuliani,

    ci sono due pagine di fonti nel report supersegreto R2D2 e Lei si sofferma sullo studio citato da Greenpeace riguardo al motore Blue Motion che costa 29,95€? Solitamente quando compra un libro trova in allegato tutti gli altri libri citati in bibliografia?

    Sulla lettura del grafico lasciamo stare, meglio sorvolare sulla balzana teoria “auto vendute = più CO2 emessa grazie al fallo”, in quanto la scritta Average vuole dire MEDIA, non cumulo.

    • Zei

      la parola cumulo si riferisce alla frase “60 milioni di tonnellate di CO2 all’anno emesse dal parco auto VW”, non al grafico. Uno poi può essere anche non d’accordo con quello che scrive l’autore dell’articolo. ma forse varrebbe la pena di leggerlo bene l’articolo prima di fare commenti sarcastici.

      • mattia

        Se VW è in cima alle emissioni medie dovrà esserlo per forza di cosa anche a livello cumulativo, o sbaglio ? Siccome nell’articolo non si citano altri numeri al di fuori di quelli del grafico riportato, mi pare corretto ragionare su quelli e non su altri dati presunti/desunti.

        Poi sono critico rispetto a questa campagna di Greenpeace, sia chiaro. Una campagna del genere non andrebbe fatta contro il singolo produttore, in questo caso la corazzata VW, ma contro tutti i produttori, soprattutto quelli meno impegnati nel campo della ricerca. In questo senso ci sarebbero da scrivere report di migliaia di pagine anche se, forse, la campagna avrebbe un minor impatto.
        Ultima cosa. Giusto chiamare in causa il produttore ma spesso si dovrebbe agire sul consumatore che, attraverso le sue scelte, sarebbe in grado di essere mille volte più incisivo di qualsiasi campagna.

        • Zei

          no, sbagli. ti faccio un esempio se io emetto 200 grammi di CO2 e vendo 10 auto allora produrro’ 200*10=2kg di C02 cumulata, se il mio concorrente che è più bravo ne produce solo 150 grammi in media, ma vende 20 auto lui produrrà 150*20=3kg di CO2 cumulata. quindi se guardo il cumulo è più cattivo lui.
          Nel caso di VW si potrebbe commentare che dovrebbe eticamente sentire di più il dovere di migliorare le sue emissioni in quanto un suo minimo miglioramento ha impatti molto più grandi di quello fatto dalla BMW, visto che vende molte più auto.
          ed effettivamente è quello che ha fatto se ha abbassato le emissioni medie del 28% in un anno.
          resta il fatto che i produttori di macchine non sono soggetti etici ma economici, e che quindi l’unico modo in cui gli si può imporre una strategia di basso impatto ambientale è o forzarla dall’alto, imponendo livelli di emissione sempre più bassi, o forzarla dal basso comprando macchine a minore impatto dalla loro concorrenza.

        • http://www.matteonobili.com teo76

          Greenpeace in questa come in altre campagne (GreenMyApple, detox, Stop E$$O, etc.) punta sul pesce più grosso e rappresentativo del lotto per far si che a catena gli altri seguano a ruota il cambiamento del più forte per non perdere strada. Per questo motivo è stata scelta la VW per questa campagna sulla riduzione dei consumi.
          Il tutto per ottimizzare gli sforzi e i messaggi di campagna: un obiettivo ben preciso ed identificabile è attaccabile con maggior efficacia. Pensa ad un generico messaggio sulla riduzione dei consumi delle auto in generale: quelli della VW direbbero di sicuro: non ce l’hanno con noi visto che noi siamo bravi che produciamo la Up… ricorda qualcosa? (leggi reazioni del cntr-dx al messaggio generico di bagnasco)

  • lorenzo

    Giusto un appunto, a costo di essere noioso: caro Zuliani, se le emissioni passano da 140 a 100 g/km la riduzione non è del 40% ma del 28,5% circa.
    Nemmeno io posso dirmi certo dei numeri di Greenpeace, ma se vogliamo rispondere coi numeri facciamolo almeno con cognizione di causa.

    • Filippo Zuliani

      touché. Ho corretto l’articolo. Grazie.

  • maxvader

    Scusa ma l’immagine presentata si legge come “La media delle auto VW nel 2008 produceva quasi 160 grammi per chilometro mentre nel 2009 ne produce più di 150″?
    Se si legge così, almeno su questo, Greenpeace ha dannatamente ragione.
    Per il resto sulla Lupo quoto Zuliani, è assolutamente vero quanto dice, me lo ricordo pure io…

  • michefax

    Che significa che le emissioni devono essere rapportate al peso o al numero di auto vendute? Le emissioni sono emissioni, i gas serra si contano in termini assoluti mica in percentuale sul peso delle vetture. Se proprio vogliamo far polemica sterile allora diciamo che GP non ha alcuna prova che i proprietari di VW cumulativamente percorrano un numero di km tale che moltiplicato per le emissioni al km supera quello dei conducenti di mercedes (gente che notoriamente macina km a manetta), o che il loro stile di guida sia peggiore di quello dei drivers AlfaRomeo che son sportivoni e cambiano sempre a 5000 giri minimo. Inoltre non sarei così sicuro che tagliare le emissioni faccia crollare le vendite, e soprattutto non sono affatto convinto che diminuire la produzione di auto sia un male per il pianeta e pure per l’economia. Al contrario, l’introduzione di reali innovazioni “green” sui nuovi modelli è l’unica cosa che può salvare l’automotive, altrimenti destinato ad un drammatico ridimensionamento, di fatto già in corso. Il motivo per cui ciò non accade va ricercato in tutta la filiera automotive, un settore ipertrofico, abituato a campare con margini elevati, che non ha mai puntato seriamente all’innovazione, ma piuttosto sul marketing. Trovo che Zuliani perduri nella sua linea di anti-ambientalismo per puro gusto di essere controcorrente.

    • Filippo Zuliani

      Questa e’ bella. Adesso essere in disaccordo Greenpeace vuol dire essere anti-ambientalisti. Come detto, qualsiasi carnevalata e’ buona, basta che divida il mondo in buoni e cattivi .

      • michefax

        l’equazione contro GP=anti-ambientalista, l’hai creata tu. Io non l’ho scritto. Era una chiosa conclusiva riguardante il complesso dei tuoi articoli come si dovrebbe evincere, nelle mie intenzioni, dall’uso del verbo “perdurare”. L’impressione (personale) è che più che un tentativo di far riflettere su una campagna che giudichi inutile, l’intenzione sia quella di andare in direzione ostinata e contraria a quello che il resto del mondo trova sensato. Resta un’opinione e non penso tu sia “cattivo”. :D

  • http://www.vwdarkside.com Andrea Boraschi

    Poche notazioni prima di ribattere nel merito ogni punto sollevato.

    Il tono con il quale si tratta la nostra campagna è singolare. Ne è “spia” la chiosa sul bel po’ di “quattrini” che Greenpeace avrebbe speso per realizzare i suoi esosi contro-spot. Al di là che di soldi ne abbiamo spesi pochissimi (registi, effetti speciali, attori etc. hanno lavorato gratuitamente o quasi), il punto è: quale logica è sottesa all’idea che VW può spendere miliardi per farsi pubblicità e Greenpeace non può spendere un millesimo di quella cifra per finalità non commerciali, senza dare adito a ironie del genere: “hai capito questi ambientalisti… fanno gli alternativi ma i quattrini ce li hanno eh??!!”? Sfido il signor Zuliani a informarsi sulla nostra associazione e a trovare anche un solo centesimo che provenga da fonti “sospette”.
    Spendiamo i soldi dei nostri sostenitori, che sono solo privati cittadini (non prendiamo soldi da istituzioni, aziende, fondazioni etc) e li spendiamo nella maniera che ci sembra più utile. E quando questa spesa si dovesse rivelare “sbagliata” (per indirizzi, consistenza o altro), saranno i nostri sostenitori a ritirare la loro generosità, e Greenpeace chiuderà i battenti. Insomma: stiamo molto più “sul mercato” delle aziende automobilistiche che, appena vanno in crisi, vengono assistite con risorse pubbliche…

    Riguardo alle contestazioni che vengono mosse:

    - il fatto che le sfugga la logica del sovrapprezzo della tecnologia Bluemotion (che non è quello che lei riporta: prima di scrivere legga attentamente il nostro report, grazie!) è grave: vuol dire non comprendere quali sono i meccanismi di marketing, commerciali e produttivi che governano il mercato degli equipaggiamenti optional (come pure dei ricambi). I ricarichi di prezzo sono per lo più altissimi. Ha a che fare con una cosuccia chiamata “economia di scala”. Sarebbe lungo, in tal senso, correggere questa sua ignoranza. Il punto piuttosto è: perché hanno un’ottima tecnologia e la commercializzano su una quota residuale dei loro veicoli? Semplice: se VW dovesse equipaggiare tutta la sua flotta con il sistema Bluemotion dovrebbe affrontare ingenti costi di innovazione e adeguamento della sua filiera produttiva, con un investimento che si ripagherebbe solo nel medio periodo. Preferisce non sostenere questi costi, perché al mercato, per il momento e in larga misura, va bene così; e perché la normativa sulle emissioni – che è debole – tollera gli attuali livelli della produzione VW. Chi vuole la macchina più ecologica la paga cara, più di quanto potrebbe. Noi evidenziamo questo: la scarsa responsabilità ambientale dell’azienda. E lavoriamo per accrescere il “tenore ambientale” della domanda, quindi dei clienti/consumatori;
    - confrontare le emissioni della UP! con la media delle emissioni della flotta VW vuol dire metterla a confronto con modelli come la Touran, infinitamente più pesanti e dunque – ovviamente – più inquinanti. La UP! è una piccola monovolume: va paragonata alle performance degli altri veicoli presenti in quella fascia. No, allora: è tutto fuorché “rivoluzionaria” o “innovativa” sotto il profilo delle emissioni… (prego verifichi pure);
    - non abbiamo mai genericamente parlato della Lupo, ma sempre della Lupo 3L. Sul fatto che costasse il doppio delle altre versioni: ma lo sa che lei ragiona in modo curioso? Per caso lo aveva fatto Greenpeace il prezzo di quel veicolo? Oggi si può acquistare un’auto efficiente come la Toyota Prius a prezzi per molti aspetti concorrenziali, rispetto ai parametri di mercato. Perché? Perché quella casa ha dato vita a un ciclo industriale per produrre quell’auto, e l’ha commercializzata al grande pubblico! Se ne avesse programmaticamente prodotto poche unità, destinate a un segmento minimo e marginale (se ne avesse fatto, in altre parole, poco più che un prototipo come VW ha fatto con la Lupo 3L) costerebbe il doppio. Ergo: si può girare tutti i saloni dell’auto di questo mondo, presentando i modelli più efficienti ed ecologici. Fin quando rimangono prototipi o poco più, quelle operazioni hanno un solo nome: greenwashing.
    - Sulla quantità di emissioni della produzione VW: noi staremmo nascondendo al mondo che il colosso tedesco vende più di altri? Ancora una volta: legga il nostro report. È lungo, lo so; ma se vuole scrivere di noi è tenuto a informarsi un pochino. Grazie;
    - Il criterio di prudenza era già stato rivendicato per contrastare i limiti attuali previsti dalla normativa europea. I produttori avevano più volte paventato come fossero troppo impegnativi, come avrebbero determinato la deindustrializzazione del continente europeo (bum!). Risultato: quasi tutte le case sono largamente in linea con quei target (che prevedono traguardi al 2015), alcune li stanno anticipando e superando. Senza disastri industriali;
    - Come lei odio i manicheismi. La nostra campagna, come lei ha ricordato ispirata alla saga di Star Wars da cui aveva già attinto l’azienda tedesca per il suo commercial, dice che “c’è del Bene in Volkswagen!”. Noi cerchiamo di tirarlo fuori.

    Cordialità

    Andrea Boraschi
    Responsabile campagna Energia e Clima – Greenpeace Italia

    • Filippo Zuliani

      Le replico sul costo della Lupo 3L, Boraschi, il resto lo lascio. Parte rilevante del costo della 3L veniva dai materiali di cui e’ costituita la carrozzeria. Le leghe di alluminio e magnesio sono costose. Non a caso tutte le all-aluminium-car costano una botta e mezza e le leghe di magnesio vengono usate per le auto di F1 assieme alla fibra di carbonio (altro materiale costosissimo). Non e’ una questione di produzione di scala – quella che lei chiama “cosuccia” – ma di costo intrinseco del materiale, che a sua volta deriva dalla disponibilita’, dal grado di purezza necessario alle prestazioni, dall’energia necessaria a produrlo e/o dai limiti del processo produttivo (quest’ultimo e’ il caso delle CRFP). Stessa cosa succede spesso anche per i processi produttivi di materiali e tecnologie avanzate. Qua invece pare che basti produrre una cosa in grandi quantita’ per farla costare poco o pochissimo, che e’ palesemente non vero. Magari lo fosse. In tal caso le auto per il mercato di massa sarebbero gia’ prodotte in fibra di carbonio da un pezzo, riducendone peso e consumi a meno di un terzo. Chi non lo vorrebbe? Resta il fatto che se l’intento era di ragionare con VW, personalmente ritengo che l’approccio migliore fosse un confronto aperto e onesto, invece dello show messo in piedi da Greenpeace. In quanto alle statistiche, mi permetta di segnalarle questo libro, son soldi ben spesi: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/25/come-mentire-con-le-statistiche-sugli-ogm/93853/

      • Antonio

        Salve, condivido al 100% quello che sotiene Zuliani, ed aggiungo.
        Vw ha vinto nel 2010 il premio “World Green Car” non con un’automobile, ma con il marchio BlueMotion lasciandosi alle spalle Toyota ed Honda con le loro ibride. Peccato che nel marchio BlueMotion non esisteva (oggi Vw ha alcune ibride, comprese Audi e Porsche) alcuna auto ibrida. Si legge nel comunicato che non è necessario avere motori due o tre motori ma l’efficienza può anche bastare !!!
        Secondo me con questa vittoria la Vw ha umiliato la concorrenza. Una Toyota prius costa 25.000 euro e consuma 16-17 km litro, una Golf 2.0 TDI consuma lo stesso costa assai meno ed ha prestazioni nettamente superiori.
        Se si analizza segmento per segmento la Vw PRIMEGGIA NEL MONDO. Se poi si vanno a vedere le medie si scopre che Vw insegue, ma chi ?
        Nessuno !!!
        Fare una media è una cosa insensata. Vw come è noto, è assai sbilanciata verso l’alto di gamma, sia come marchio, che come gruppo.
        Come gruppo poi la cosa diventa assai più sbilanciata.
        Marchi come Bugatti, Bentley, Porsche, Audi e Lamborghini non sono certo utilitarie. Sono convinto che si tratti di campagne denigratorie verso il più grande costruttore del mondo, perchè ancora non se ne è accorto nessuno, o forse greenpace si, ma Vw nell’ultimo bilancio ha DOPPIATO la concorrenza.
        Vw non deve proprio rincorrere nessuno, forse è il resto del mondo
        che dovrà farlo.

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  • sfasciacarrozze

    Sig.Zuliani! Ha letto un libro!

  • Finrod

    bellissimo articolo, e la risposta su costo del materiale ed economia di scala è da incorniciare: grazie! Tristissimo invece l’intervento del pr Greenpeace, a cui sono stato anche iscritto quando ero più ingenuo… poi mi sono reso conto che i loro bollettini periodici erano 4 pagine di “ambiente”, articoli in cui dicevano come con la tal campagna avevano salvato delle balene, con l’altro la tal foresta pluviale etc. etc. Poi c’erano 4 pagine dove ti vendevano pupazzi, magliette, libri, giochini, matite etc. etc. Il messaggio era: compra, compra, compra così con questi soldi salviamo il mondo (e tu ti senti più buono). Non ho rinnovato l’iscrizione quando mi sono accorto che erano, appunto, un’azienda a cui interessa stare “sul mercato” :-(

  • Carlo

    Vabbè Greenpeace avrà anche sbagliato ma si tratta pursempre di un’organizzazione no profit che lotta contro governi e multinazionali. Mettersi a fare l’elenco di ciò che ha sbagliato in lustri di lavoro serio e onesto mi sembra una pedanteria inutile e dannosa. Ma il Sig. Zuliani che lavora per Tata steel (guarda un po’ proprio quella delle automobili) non poteva fare altrimenti.

  • Vespo

    Per fortuna che c’e’ Green Peace, con i suoi difetti ma pur sempre attiva ed efficace su obbiettivi importanti. Il suo articolo, caro Zuliani, e’ totalmente a senso unico, ed e’ questa la sua debolezza. Non conosco i dati, non so chi ha ragione sui dettagli tra lei e Green Peace, ma mentre la posizione di Green Peace e’ chiara, fanno una campagna anti-emissioni (qualsiasi sia il motivo per cui la fanno), la sua non lo e’, perche’ non c’e’ una parola una sulla necessita’ di abbattare le emissioni. Dal suo articolo si puo’ solo concludere che Green Peace e’ maliziosa e mendace, mentre la VolksWagen, che viene solo difesa, eevidentemente e’ virtuosa, perfetta, e, tuttavia, purtroppo anche una fragile cenerentola, non sia mai che le riducano ancora le emissioni per legge. Magari una parola anti-emissioni poteva anche spenderla.

    • Antonio

      Greenpace fa una campagna chiara ?
      Assolutamente falso. Si tratta di una campagna denigratoria verso un costruttore che è la bandiera dell’auto nel mondo.
      Ragionare su delle medie è una palla colossale, stesso motivo per cui Fiat è considerata la più virtuoso. Ovvero per carenza di prodotti nell’alto di gamma si premia Fiat e si penalizza Vw.
      Tutto ciò è ridicolo, e penso che Vw se interviene per vie legali gli danno ragione al 100%.

      • zei

        una forma di ‘peso’ per tener conto del numero diverso di cavalli e di standardizzazione l’abbiano introdotto.
        in ogni caso è ovvio che le macchine virtuose siano piccole, pesano poco e assolvono al loro compito di spostarti da una parte all’altra, tutto il resto è vanità umana.
        poi siccome, grazie a dio siamo in uno stato libero, uno lo sa, se ne frega e si compra il macchinone che ha sempre sognato, per carità, basta che sia consapevole che inquina ogni giorno più del vicino con la panda e non si inalberi se qualcun altro civilmente glielo ricorda.

      • Vespo

        Caro Antonio, il tuo articolo finisce criticando la campagna di GreenPeace perche’ divide il mondo in buoni e cattivi. Direi che lo stesso vale per il tuo articolo e la tua replica al mio commento. GreenPeace e’ tutto carnevalate, falsita’, mentre VW rimane immune da ogni appunto, anzi, potrebbe fare causa e vincere.
        Che vi sia un problema emissioni e che possa essere utile fare pressioni sulle case automobilistiche non sembra interessarti.
        Ma allora non intitolare il tuo pezzo “Le Emissioni di VW”. Intitolalo “Le Carnevalate di GreenPeace”. Non credo che il numero di lettori ne soffrirebbe, anzi. In compenso sarebbe tutto piu’ onesto: noi lettori sapremmo da subito cosa andremmo a leggere, e potremmo scegliere.

  • zei

    scusa Antonio, non per esser pignoli ma se guardi il grafico vedrai nel 2009 anche la BMW aveva emissioni medie più basse della VW e non è che produca macchinine.
    poi sarà ingenuità la mia, ma mi fido del fatto che questi studi non li faccia un peracottaro, ma qualcuno che ne sa più di me, e che quindi una forma di ‘peso’ per tener conto del numero diverso di cavalli e di standardizzazione l’abbiano introdotto.
    in ogni caso è ovvio che le macchine virtuose siano piccole, pesano poco e assolvono al loro compito di spostarti da una parte all’altra, tutto il resto è vanità umana.
    poi siccome, grazie a dio siamo in uno stato libero, uno lo sa, se ne frega e si compra il macchinone che ha sempre sognato, per carità, basta che sia consapevole che inquina ogni giorno più del vicino con la panda e non si inalberi se qualcun altro civilmente glielo ricorda.

  • summer67

    Greenpeace S.p.A. colpisce ancora! Se calcolavano quanta CO2 producono i loro studi strampalati avrebbero dovuto chiudere bottega da anni, ma grazie a dio ci sono tanti pirla che gli pagano i 30 euri e loro sono felici così.

  • Stefano Barazzetta

    Francamente mi chiedo perchè facciate ancora scrivere Zuliani sul Post: non mi è chiaro quali sarebbero le sue competenze in materia di energia e ambiente, temi dei quali scrive spesso.
    Premesso che ho sempre nutrito un certo scetticismo nei confronti di Greenpeace, devo dire che l’articolo di Zuliani ha avuto il potere di rendermela simpatica.
    Zuliani, lei voleva “smascherare” la cialtronaggine intellettuale di certe campagne gi GP? Bene,
    Forse avrebbe fatto meglio ad evitare di utilizzare una cialtronaggine uguale e contraria.
    Voglio dire: ma come si a scrivere una studidaggine come “Lo studio citato da Greenpeace sui costi di produzione della tecnologia BlueMotion per VW non è liberamente disponibile ma è a pagamento (30 euro). Se non mi va di pagare devo credere a Greenpeace sulla parola”. Siamo sul Post o su Novella3000? Vuole che le faccio un bonifico da 30 euro così se lo legge? Da quando gli articoli in bibliografia vengono regalati ai lettori?
    Poi, al solito, di fronte a una replica circostanziata come quella del Responsabile di Greenpeace Italia, Zuliani non trova di meglio che scrivere “Le replico sul costo della Lupo 3L, Boraschi, il resto lo lascio.”
    Ma stiamo scherzando? “Il resto lo lascio”?
    Ma veda un po’ di rispondere sul merito, se è in grado.
    E’ un po’ troppo comodo rispondere sull’unico dato sul quale ci ha preso, e lasciar perdere il resto.

    • http://energiaemotori.wordpress.com Filippo Zuliani

      Salve Barazzetta, era un po’ che non commentava. Mi stavo preoccupando. Le faro’ un disegnino per spiegarle la differenza tra una pubblicazione peer reviewed e un libro, ambedue a pagamento, come referenza. Il resto delle obiezioni di GP trova risposta gia’ nel testo iniziale o in quello che ho scritto nei commenti. Se poi un giorno volesse dissertare sull’argomento dell’articolo e non sulla mia persona, ancora meglio.

  • Stefano Barazzetta

    Zuliani, io non disserto sulla sua “persona”, disserto sulle sue competenze in materia, che a giudicare da quello che scrive e da come lo scrive non mi paiono eccezionali.
    Detto questo, io di repliche nel merito a Boraschi continuo a non vederne, Lupo 3L a parte.
    E il disegnino se lo può pure tenere. La sua “uscita” sulle 30 euro resta incredibile.
    La sua insinuazione che GP tarocchi i dati sempre e comunque è anche peggio.

    Passiamo alla “sostanza”, per così dire. Rapidamente perchè è tardi.

    Volkswagen è il leader vendite in Europa, e nonostante i miglioramenti rimane il peggiore tra i leader di mercato. Lo scrivono anche nel documento che ha linkato lei: “Volkswagen did better than in the past with a 6% improvement. But the company still ranks worse than other European large volume manufacturers”. Ma questo lei non lo dice.

    Lei scrive “Tagliare le emissioni delle auto costa, fa aumentare il prezzo di vendita delle auto e diminuire le vendite”
    E’ un male? Per me no, anzi. Certo non è questa la prospettiva del car maker, ma da un punto di vista sociale ed ambientale, che ce ne facciamo di qualche altro milione di auto in circolazione? Congestionamo ancora un po’ le strade? A inizio 900 l’automobile era il simbolo del progresso, ma speravo che all’alba del 2011 questo fosse un concetto sorpassato. Evidentemente, mi sbagliavo.

    E poi: “Il rifiuto di ACEA di abbassare ulteriormente l’asticella delle emissioni altro non è che una richiesta di prudenza: tagli troppo onerosi in tempi troppo rapidi corrono il rischio di scassare il business, … Considerando che i carmakers rischiano quattrini di tasca propria, prudenza non è una richiesta così assurda”.

    “I carmakers rischiano i quattrini di tasca propria”.
    Zuliani, ma che scherza?
    Ha una vaga idea di qual è l’ammontare totale dei sussidi – diretti o indiretti – versati nelle casse dei carmaker dai vari governi nel corso del 2008-2009?
    100 miliardi di dollari.

    Vado a nanna…

    • http://energiaemotori.wordpress.com Filippo Zuliani

      Allora, le risposte a Boraschi stanno nel post e nei commenti. Gliele riscrivo qua, piano e sintetico, assieme alle sue osservazioni:
      - non ho scritto che GP tarocca i dati. Ho scritto che manipola le statistiche. Legga pure l’articolo di Bressanini linkato.
      - se mi da’ 30 euro vedro’ di leggere il libro citato. Poi le regalo comunque il disegnino.
      - per esperienza personale quei 260 euro mi sembrano un po’ troppo pochi. Da fonti personali io ho stime piu’ alte, ma dovrei vedere da dove escono i numeri di GP. Visto che GP e’ quella che lancia strali e accuse, una referenza “libera” le avrebbe fatto guadagnare due soldi di quella sottovalutatissima valuta che e’ la simpatia.
      - dire che VW performa peggio di alcuni (ma meglio di altri) e’ come dire che il bicchiere e’ mezzo vuoto (o mezzo pieno)
      - VW deve arrivare a 135 grammi di Co2 per chilometro entro il 2015. Nel 2009 stavano a 152, nel 2010 a 143. Questo dicono i numeri. A me non sembrano male.
      - i costi di adattamento delle linee produttive di VW al Bluemotion – quelli che Boraschi definisce “ingenti” e “ripagabili solo nel medio periodo” – li conosce solo VW, forse nemmeno loro. A riguardo, non ho letto alcuna referenza, se non le speculazioni di Boraschi.
      - l’upscaling industriale di tecnologia/materiali/filiera con conseguente riduzione automatica dei costi e’ una cosa palesemente non vera, ed e’ il nocciolo del discorso di GP.
      - I volumi di produzione sono decisi in relazione alle vendite stimate dagli studi di settore, e non dal vezzo del management o menefreghismi.
      - Oggi, fare auto piu’ ecologiche a prezzi piu’ competitivi vuol dire aumentare le vendite, specie nel mercato tedesco. L’azienda che ragiona in termini di “va bene cosi’” e non punta ad aumentare il fatturato la devo ancora vedere.
      - se le norme sono deboli, come dice Boraschi, logica vuole che Greenpeace se la prenda col legislatore e non con VW.
      - Quattroruote ha citato, virgolettando, un comunicato di GP in cui si parla della Lupo, non della Lupo 3L, contrariamente a quando sostiene Boraschi.
      - Nessuna Lupo pesa o ha mai pesato piu’ della Up.
      - la tecnologia innovativa della Up di VW e’ quella a metano (CNG) prevista per il 2013. Emissioni di 79 grammi di CO2 per chilometro, il minimo fin qui. Ma VW avrebbe potuto presentare un’auto che emetteva niente e probabilmente GP avrebbe protestato lo stesso.
      - le global gross revenues dell’industria dell’auto nel 2005 sono state di oltre 2.000 miliardi di dollari. 100 miliardi non sono nemmeno il 5%. Il restante 95%, glielo sillabo che senno’ non capisce, e’ business.
      Vada a nanna…
      (poi, questo e’ un articolo che parla delle emissioni di Volkswagen. Se proprio vuole parlare del ruolo dell’auto nel progresso del ventunesimo secolo e degli ingorghi cittadini si senta pure libero di farlo in un articolo suo. Con questo non ho altro da aggiungere. Saluti)

  • http://trentasei.tumblr.com/ trentasei

    @boraschi: io quando leggo che la Prius sarebbe ecologica e viene indicata come direzione mi viene da ridere. Penso solo alle batterie, per dire, e a come e dove son prodotte. Per non parlare del resto del ciclo produttivo. Ecologica, pfui. Fuffa buona per discorsi semplicistici che si fermano al tubo di scappamento.

  • Stefano Barazzetta

    Guardi Zuliani,

    parlare con lei è una perdita di tempo.

    Solo un appunto, per il resto non ho davvero + tempo da perdere.

    “- le global gross revenues dell’industria dell’auto nel 2005 sono state di oltre 2.000 miliardi di dollari. 100 miliardi non sono nemmeno il 5%. Il restante 95%, glielo sillabo che senno’ non capisce, e’ business.”

    Lei può essere arrogante e cafone quanto le pare, ma le sostanza delle cose non cambia.
    Purtroppo “il restante 95%” non è affatto business – che lei evidentemente non capisce – è inutile aritmetica.

    Infatti, le sfugge un concetto facile facile: lo scopo di un’azienda non è fare ricavi, è fare profitti.
    Fossero le revenues lo scopo, Obama & C. non avrebbero dovuto inondare Chrysler e GM di denaro, visto che entrambe le società contavano le revenues in miliardi, all’epoca.
    Il problema che lei non capisce è che le suddette società – come altre – perdevano soldi: non solo net income negativo, ma pure operating cash flow negativo. In sostanza, veleggiavano verso la bancarotta. Dal che, la necessità di farsi fare un bel bailout governativo con i soldi dei cittadini in attesa di tempi migliori.

    Per cui, citare i carmakers come esempio di un’industria che rischia e campa con le proprie risorse è e resta una stupidaggine.
    Speravo non fosse necessario ripeterlo in una nazione dove esiste un’azienda chiamata Fiat.

    • http://energiaemotori.wordpress.com Filippo Zuliani

      Guardi, Barazzetta, lei puo’ discutere di quel che scrivo, fossanche insistere nelle sue provocazioni, ma niente la autorizza a insultare me o chiunque altro qui dentro. Visto che insiste, dalla prossima applico la policy che abbiamo qui sul Post per i commenti e le cancello quelli volgari, maleducati e offensivi, oltre a quelli off-topic (frequenti, nel suo caso). Buona serata.

  • http://www.automotivespace.it Paolo Camerin

    Buon giorno,
    argomento molto interessante quello delle emissioni.
    Scrivo su un blog che parla di Automotive a 360° http://www.automotivespace.it. Il 21 ottobre uscirà un mio volutamente breve articolo che parla del ciclo di omologazione NEDC durante il quale vengono controllate le emissioni nocive delle auto. Durante questa prova che, simula all’interno di un laboratorio, una percorrenza stradale dell’autovettura di soli 11 km, vengono presi in esame solo pochissimi dati e in situazioni in qui l’auto è meno inquinante, tralasciando tutti quei comportamenti di guida abituali che generano la percentuale maggiore di emissioni. Chi di voi utilizzando l’auto, solo per fare un esempio, riesce a fare sempre accelerazioni e decelerazioni costanti? Secondo il mio personalissimo parere tutto quello che ci viene raccontato e fornito dalle case automobilsitiche riguardo alle emissioni e solo una piccolissima parte di quelle che sono realmente. È palese che i dati che si ricavano da questo test non sono assolutamente vicini alla realtà. Io credo che sarebbe opportuno, invece di accanirsi nei confronti di un costruttore piuttosto che di un altro, che l’attenzione e le risorse di Green Pace e di tutti quelli che hanno a cuore la nostra salute, venissero indirizzati a far cambiare il ciclo NEDC che così come è attualmente vale veramente poco. Gli strumenti e la tecnologia per eseguire dei test più corrispondenti al reale utilizzo dell’auto ci sono! Certo un test serio non si può ridurre ad una percorrenza simulata in laboratorio di 11,007 km percorsi ad una velocità media di 33,6 Km/h. Credo che la domanda che bisogna porsi è perché non si cambi sistema.
    Grazie