E quindi, com’è andato Renzi a Dimartedì?

Ieri sera a Dimartedì è andato in onda uno spettacolo abbastanza insolito per la televisione italiana. Matteo Renzi, leader di uno dei principali partiti politici del paese, si è sottoposto per più di un’ora alle domande di quattro giornalisti, nessun dei quali a lui particolarmente vicino. Renzi ne è uscito bene e non solo perché ha accettato uno scontro in una situazione in cui nessun altro, fino ad ora, ha avuto il coraggio di mettersi. Ma anche perché ha sempre avuto la risposta pronta e non si è mai fatto mettere all’angolo. Ha avuto qualche problema in più nella parte “costruttiva”. È stato abile nella difesa, ma troppo debole nelle proposte ( un problema che si era già visto con il suo libro e nei suoi discorsi). Esaurita la carica ideologica della “rottamazione”, passati tre anni al governo, Renzi sembra non riuscire a proporre un progetto credibile che abbia un respiro superiore all’immediata scadenza elettorale.

Lo ha dimostrato la scarsa quantità di proposte concrete fatte ieri sera, ma anche nel corso degli ultimi mesi. Martedì ha parlato in modo abbastanza confuso di “back to Maastricht”, cioè di alzare il deficit. Ha detto di voler abbassare le aliquote IRPEF e di voler introdurre nuove decontribuzioni alle assunzioni. Ha detto che vuole rendere le badanti detraibili dalle imposte per le persone con redditi più bassi. Nelle scorse settimane ha parlato di servizio civile universale e di elezione diretta del presidente della Commissione Europea. Idee anche valide in alcuni casi, ma che sembrano più una lista di buone intenzioni che un programma di governo.

Renzi è ancora molto forte. È un animale da campagna elettorale, in grado di parlare per più di un’ora con quattro giornalisti senza perdere la calma e rispondendo colpo su colpo. Quella che sembra mancargli è la forza di imporre gli argomenti e i temi del dibattito. Ci è riuscito, ma solo in parte, con la questione di Visco e Banca d’Italia: un tema, quello dei problemi nella vigilanza di Banca d’Italia, che ha portato lui al centro del dibattito politico. Anche ieri sera, questo è stato uno dei pochi momento in cui Renzi ha avuto modo di illustrare una sua complessa posizione politica. Ha pagato però la debolezza di questa sua posizione: il fatto che Visco alla fine sia stato confermato e il fatto che sulla questione bancaria Renzi sia stato in passato molto meno severo rispetto ad oggi.

La strada però sembra essere quella giusta: tornare a gestire il dibattito pubblico, riprendere possesso dell’agenda politica, imporre temi sui quali discutere, se necessario anche in rottura con pezzi dell’establishment. Senza questa carica originale, la campagna elettorale sarà molto difficile da condurre. Mancano meno di cinque mesi alle elezioni: se vuole farlo Matteo Renzi è ancora in tempo.

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