Avete capito qualcosa di questo referendum?

Se non state capendo più niente del referendum “no triv” di domenica 17 aprile, non preoccupatevi. Non siete soli.

Ho speso buona parte delle ultime due settimane a studiare il quesito del 17 aprile e le conseguenze che avrà una vittoria del sì o un fallimento della consultazione. È stato il mio lavoro, sono stato pagato per capirlo e per spiegarlo. Per riuscirci, ho parlato con circa 20 persone, tutti esperti della materia: geologi, ingegneri, attivisti, politici e tecnici del ministero. Ho letto dozzine di articoli, guardato decine di dibattiti televisivi. Ho capito, ad esempio, che le “trivelle” non c’entrano niente e che l’esito del referendum non cambierà le politiche energetiche del nostro paese. Ma per altre cento domande non saprei fornire una risposta così netta.

Ad esempio, che cosa accadrà alla piattaforma Vega B e alle sue perforazioni in caso di vittoria del sì? Edison rinuncerà alla costruzione? La regione Sicilia farà un ricorso per bloccare le nuove perforazioni autorizzate nel 2012? Oppure: è vero che le società energetiche tengono aperte le piattaforme soltanto per risparmiare i costi di smantellamento? O è vero il contrario e che visti i costi per tenerle in piedi non vedono l’ora di smantellarle non appena smettono di essere produttive?

Quante persone perderanno il lavoro in caso di vittoria del sì? Quante piattaforme chiuderanno il giorno dopo e quante negli anni successivi? È vero quello che dice il presidente della Puglia Michele Emiliano, che anche in caso di vittoria del sì le concessioni potranno continuare ad essere prorogate di cinque anni in cinque anni come avveniva in passato?

Ancora: è vero che le royalty pagate dalle società energetiche allo stato italiano sono basse? Oppure bisogna considerare che oltre alle royalty, pagano anche le altre imposte, che in Italia sono tra le più alte del mondo? E il fatto che ENI sia pubblica e che suoi dividendi finiscano al ministero del Tesoro, c’entra qualcosa in tutto questo conteggio?

È vero che le piattaforme inquinano, come dice un rapporto dell’ISPRA pubblicato da Greenpeace? Ma allora perché le cozze raccolte sulle piattaforme sono considerate una prelibatezza e come mai secondo le autorità locali sono più che salubri da mangiare?

Potremmo andare avanti a lungo. Conosco la risposta ad alcune di queste domande, mentre per altre conosco le persone che potrebbero fornirmele. Per altre ancora, invece, non saprei nemmeno da dove cominciare. È probabile che sia in parte colpa mia: in queste settimane mi sono dovuto occupare anche di altri argomenti e il tempo che ho potuto dedicare al referendum non è stato sufficiente ad approfondirne ogni aspetto, ogni conseguenza.

Come me, buona parte della stampa italiana non ha svolto il migliore dei servizi, anche se credo che mai prima d’ora abbia fatto così tanti sforzi per cercare di riuscirci. Ma non è questo il momento di cercare un responsabile della mancanza di informazioni precise (i media? I comitati pro e contro? Il governo? La Corte costituzionale che ha di fatto scritto il quesito?). A due giorni dal voto, c’è una sola domanda alla quale ogni elettore deve trovare una risposta: avete capito per cosa state votando e quali saranno le conseguenze della vostra scelta?

Se la risposta è no, non credo ci sia nulla di cui vergognarsi se domenica deciderete di restare a casa.

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