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  • giovedì 11 gennaio 2018

La brutta storia di Paola Manchisi

Una donna rimasta chiusa in casa a Polignano a Mare per 14 anni è stata trovata morta in pessime condizioni qualche giorno fa, ora i genitori sono indagati

Sabato 6 gennaio una donna di 31 anni, Paola Manchisi, è stata trovata morta nella sua casa di Polignano a Mare, in provincia di Bari. Pesava meno di trenta chili, non usciva da almeno quattordici anni e il suo corpo è stato trovato tra sporcizia, insetti, cibo avariato e feci. I genitori ora sono indagati per abbandono di incapace aggravato dalla morte: secondo quanto scoperto finora dagli investigatori, la famiglia si sarebbe rifiutata per anni di ottenere assistenza dai servizi sociali.

Della vita di Paola Manchisi si hanno poche notizie: viveva in centro, a pochi passi dal Municipio, con il fratello più piccolo di un anno e i genitori (il padre agricoltore e la madre casalinga, dice la Stampa). Una sua ex compagna di classe ha raccontato a diversi giornali che Paola era una ragazza normale fino al quarto anno di scuola superiore: frequentava l’Istituto Tecnico a Monopoli, in provincia di Bari, ma non si è diplomata. All’inizio del quinto anno decise di interrompere gli studi e ogni rapporto con l’esterno. Da quel momento in poi non si sa più niente.

Le amiche e gli amici hanno detto di aver provato a contattarla più volte. Marlena Grande, un’ex compagna di scuola, ha detto: «Ogni volta che tornavo a Polignano bussavo alla sua porta di casa. Ma non apriva. Chiedevo di lei ai genitori ma mi riferivano che voleva stare sola e che era giusto rispettare la sua volontà». E ancora: «L’ultimo ricordo di Paola per strada è di più di 13 anni fa: passava sotto il mio balcone. Era magrissima e sempre molto coperta, anche quando faceva caldo». Marlena Grande ha anche chiamato la redazione della trasmissione di Rai Tre Chi l’ha Visto?, che un anno fa aveva tentato di mettersi in contatto con la ragazza e con la sua famiglia senza però riuscire ad entrare in casa e senza ottenere risposte dai genitori.

I giornali hanno scritto che della situazione erano a conoscenza il comune, i servizi sociali, il prete del paese e i vicini di casa, che avevano tentato in varie forme di trovare un contatto con la famiglia e che avevano presentato diverse segnalazioni parlando di una possibile disabilità sociale della ragazza e di una probabile anoressia. Il sindaco di Polignano, Domenico Vitto, ha spiegato alla Stampa di aver insistito «con tutti i mezzi per aiutare Paola: dopo aver convocato i genitori, dopo aver inviato i servizi sociali e i vigili nella loro abitazione, puntualmente respinti, i genitori in municipio si sono scagliati contro di noi. Ci hanno detto di lasciare in pace la loro famiglia. Al comune abbiamo anche ricevuto una telefonata della figlia che ci rassicurava sul fatto che stesse bene e ci chiedeva di non rovinare la sua tranquillità».

Lo scorso 6 gennaio i genitori della ragazza hanno chiamato i carabinieri dopo aver trovato la figlia morta in casa. Quando gli agenti della polizia municipale e i carabinieri sono entrati hanno trovato un appartamento sporco e in disordine: «insetti, feci e residui di cibo in decomposizione», dice Repubblica. L’autopsia sul corpo della donna eseguita dal medico legale del Policlinico di Bari Antonio De Donno ha accertato condizioni di grave denutrizione e debilitazione, è stata riscontrata una grave flebite non curata a una gamba e larve sul corpo dovute alla scarsa igiene. Gli esami hanno comunque confermato la morte per cause naturali e hanno escluso la presenza di traumi.

Nel frattempo la procura di Bari ha aperto un’inchiesta che è coordinata dalla pubblico ministero Bruna Manganelli: i genitori di Paola Manchisi sono stati iscritti nel registro degli indagati per abbandono di incapace, aggravato dalla morte. L’ipotesi è che per anni abbiano rifiutato l’assistenza dei servizi sociali per la figlia e che possano avere responsabilità connesse alla morte per non averla nutrita e curata in modo adeguato.

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