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  • giovedì 14 dicembre 2017

Cosa si dice di “Star Wars: Gli Ultimi Jedi”

Praticamente tutti i critici ne hanno parlato bene, e anche i meno entusiasti hanno detto che non sembra un film di una saga

Mercoledì 13 dicembre è uscito nei cinema italiani Star Wars: Gli Ultimi Jedi, l’ottavo film della saga di Star Wars e il secondo della trilogia in corsoAnche se in alcuni paesi uscirà solo nei prossimi giorni (negli Stati Uniti venerdì), i più importanti giornali internazionali ne hanno già parlato, e quasi tutti molto bene. È piaciuto sia agli appassionati storici della saga sia a tanti critici conosciuti per essere piuttosto esigenti. Siete avvisati: da questo punto in avanti ci saranno alcuni piccoli – piccoli – SPOILER.

E quindi esce un nuovo film di Star Wars

Molti critici hanno apprezzato particolarmente il modo in cui Rian Johnson, che ha scritto e diretto il film, è riuscito a rendere fresco un film che conserva alcuni personaggi che si vedono dagli anni Settanta, cioè da quando uscì il primissimo film della saga. Gli Ultimi Jedi è stato lodato anche per i momenti comici, più evidenti che in altri film di Star Wars, per la profondità con cui espande quel poco che sapevamo dei personaggi introdotti nel Risveglio della Forza, per le trovate di scenografia e gli effetti speciali. Il film è così solido che funziona bene all’interno di un franchise «ma anche come film e basta, per come lavora sulle relazioni fra i personaggi tenendo a mente il quadro generale», scrive Alissa Wilkinson su Vox.

Il giudizio di diversi critici ha tenuto in conto il fatto che Gli Ultimi Jedi facesse comunque parte della saga più famosa del cinema, e che avesse una serie di obblighi a cui assolvere. Scrive K. Austin Collins di The Ringer: «è il film di Star Wars che ci meritiamo. Non perché sia un film perfetto, ma perché è il miglior film che potevano fare avendo tutti questi obblighi verso i fan storici, quelli nuovi, i vecchi e i nuovi mercati, e con uno spettro di aspettative amplissimo in tutto il mondo». Continua Collins:

«Niente nel film di Johnson mi ha impressionato come i piccoli dettagli, una cosa che rende diverso Star Wars da tutti gli altri franchise. Osservate come si muovono le guardie del corpo del Supremo Snoke, con un’agile consapevolezza della propria abilità tipo i ninja. Prendete le creature del pianeta dove Luke si è ritirato in esilio; le guardiane e il loro atteggiamento da suore, gli adorabili e meravigliosi porg, che sembrano un incrocio fra il pinguino più puccioso e il cucciolo più cuccioloso; e qualsiasi cosa siano i mostri da cui Luke munge il latte verde (vedrete). Tutto quanto sembra pensato, naturale, senza essere forzosamente appariscente»

Il tema centrale di Star Wars è sempre stata la lotta fra i buoni e i cattivi e l’ambiguità fra bene e male, e Gli Ultimi Jedi non è da meno. A diversi critici è piaciuto il modo in cui Johnson ha «mescolato il pentolone» di una dicotomia raccontata mille volte, fa notare Todd Mccarthy sullo Hollywood Reporter: «Così come Luke è pronto a interrompere la tradizione di portare avanti la dottrina dei Jedi, così Kylo Ren inizia a chiedersi se ha fatto bene a tagliare i ponti con il suo passato. La prospettiva continua a cambiare, utile per l’obiettivo chiave di sostenere la trepidazione dei fan».

I pareri negativi circolano soprattutto su Reddit – dove in questo topic i fan più impallinati stanno elencando le scene che non gli sono piaciute – e nella recensione di , il capo dei critici di Variety. Debruge spiega che il film è ben fatto dal punto di vista tecnico, pur essendo parte di una saga, ma anche che la Disney è riuscita a imporre un canone visivo “aziendale” a tutti i nuovi film, e che Johnson «è stato sufficientemente debole, o forte, da adattarsi a queste pressioni».

«Il risultato è il film più lungo e meno essenziale di tutta la saga. Non vuol dire che non sia piacevole. Eppure, nonostante Gli Ultimi Jedi disponga di una scenografia pazzesca, e di imperdibili duelli con la spada laser, gli spettatori potrebbero vedere il settimo film della saga, saltare questo e presentarsi al cinema per vedere il nono senza sperimentare la confusione di quello che accade nel mezzo. È come se a Johnson fosse stato dato il compito di estendere il franchise senza cambiare niente di fondamentale»

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