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  • mercoledì 13 dicembre 2017

La prossima battaglia per i diritti dei gay riguarda una torta e un pasticcere

Un "cake artist" può rifiutare di fare una torta nuziale per una coppia gay? Una causa locale è arrivata davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti

Una torta nuziale per due coppie gay. (Wolfgang Kumm/picture-alliance/dpa/AP Images)

Nelle prossime settimane la Corte Suprema degli Stati Uniti dovrà prendere una decisione sul caso di un pasticcere del Colorado che nel 2012 si rifiutò di preparare e decorare una torta nuziale per una coppia omosessuale, facendo riferimento a questioni religiose e applicando alle torte una specie di “obiezione di coscienza”. La sentenza è molto attesa perché potrebbe creare un precedente valido in moltissimi altri casi simili, che riguardano la libertà di espressione ma anche il diritto a non essere discriminati.

Il pasticcere Jack Phillips fuori dalla Corte Suprema, Washington, 5 dicembre 2017. (Sipa via AP Images)

Il caso del pasticcere, che si chiama Jack Phillips e possiede il negozio “Masterpiece Cakeshop” a Lakewood, in Colorado, risale al 2012. Uno degli avvocati di Phillips ha spiegato che fin dal 1993, quando venne aperta la pasticceria, Phillips – che si definisce un “cake artist” – era consapevole che c’erano alcuni tipi di dolci che non avrebbe voluto fare per rispettare le proprie convinzioni religiose: dolci per Halloween, per esempio, e dolci per celebrare il matrimonio omosessuale. Nel 2012, quando in Colorado le nozze tra persone dello stesso sesso non erano ancora legali, due uomini entrarono nella pasticceria di Phillips. «La conversazione fu piuttosto breve», ha spiegato il pasticcere. «Sono andato a salutarli e ci siamo seduti alla scrivania dove c’erano i miei libri con le torte nuziali».

I due uomini – David Mullins e Charlie Craig – dissero che volevano una torta per celebrare il loro matrimonio, che si sarebbe svolto in un altro stato. Phillips non voleva creare il prodotto che loro stavano chiedendo («La Bibbia dice che all’inizio c’erano maschi e femmine») e si offrì di confezionare qualcosa di alternativo: i due uomini si alzarono e uscirono dal negozio. Il racconto della coppia è sostanzialmente simile, ma si conclude con la descrizione della profonda mortificazione e umiliazione dei due uomini. Il pasticcere sostenne e sostiene che fosse suo diritto decidere a chi offrire le sue prestazioni lavorative, e che non possa essergli imposto di realizzare «un’opera d’arte» come la decorazione di una torta nuziale per qualcosa in cui non crede; la coppia sostenne e sostiene che sia suo diritto non essere discriminata da nessun esercizio commerciale in base a una caratteristica innata come l’orientamento sessuale.

Dopo l’episodio, e dopo essersi sposati, David Mullins e Charlie Craig si rivolsero alla commissione per i diritti civili del Colorado che diede loro ragione facendo riferimento a una legge anti-discriminazione dello stato. Dopodiché il caso venne portato da Phillips alla Corte d’appello, che stabilì che la legge anti-discriminazione era neutrale e dunque applicabile in linea generale: non obbligava a «sostenere un punto di vista religioso particolare» e impediva a Phillips di escludere potenziali clienti sulla base dell’orientamento sessuale. Da lì, dopo un nuovo ricorso, il caso è arrivato alla Corte Suprema.

David Mullins e Charlie Craig davanti alla Corte Suprema, Washington, – 5 dicembre 2017. (Chip Somodevilla/Getty Images)

Le argomentazioni di Phillips e dei suoi avvocati si basano sui principi costituzionali del libero esercizio della religione e soprattutto della libertà di espressione. Il pasticcere si definisce infatti un artista delle torte e il principio della libertà di espressione gli consente di rifiutarsi di realizzare opere d’arte che esprimono messaggi che non condivide, come i matrimoni gay: «Gli omosessuali saranno sempre, sempre e sempre i benvenuti nel mio negozio: non c’entra nulla il loro orientamento. Ci sono solo eventi per i quali io non riesco a creare torte… eventi che celebrano delle cose che vanno contro la mia fede».

Durante l’udienza davanti alla Corte Suprema, gli avvocati di Phillips hanno ribadito questo concetto spiegando che il problema non è l’identità di chi compra la torta, ma il messaggio che il pasticcere avrebbe dovuto veicolare attraverso la creazione di quella particolare torta. Gli avvocati hanno poi fatto notare ai giudici che la commissione per i diritti civili del Colorado che ha condannato Phillips, aveva dato ragione a tre pasticcieri omosessuali che si erano rifiutati di decorare torte che contenevano messaggi a favore della cosiddetta famiglia tradizionale. A favore di Phillips si sono mobilitati gruppi di pressione cristiani, alcuni membri del Congresso e anche l’amministrazione Trump, con una nota del Dipartimento di Giustizia che invitava ufficialmente la Corte ad accogliere il ricorso del pasticcere.

David Mullins e Charlie Craig considerano invece il loro caso un classico caso di discriminazione: «Riguarda noi e non si tratta di torte. Riguarda il diritto degli omosessuali di ricevere lo stesso servizio che viene fornito agli altri». E ancora: «La questione è se la Costituzione conceda alle imprese e al mercato il diritto di violare le leggi contro la discriminazione». Louise Melling, dell’American Civil Liberties Union, organizzazione non governativa che rappresenta la coppia, ha infatti ribadito che la decisione riguarda la possibilità della Costituzione di sancire o meno il diritto di discriminare e cioè «se una pasticceria possa mettere in vetrina il cartello: “Torte di nozze solo per eterosessuali”».

I movimenti per i diritti delle persone LGBTIQ temono che se i giudici dovessero dare ragione a Phillips, fornirebbero un precedente a chi vuole invocare la libertà di religione per negare dei servizi alle coppie omosessuali, e segnerebbero un arretramento rispetto alla storica decisione di legalizzare i matrimoni omosessuali negli Stati Uniti. Il caso viene ritenuto infatti strettamente collegato alla sentenza Obergefell v. Hodges, che aveva stabilito l’incostituzionalità dei divieti al matrimonio tra persone dello stesso sesso. In quella sentenza era stato decisivo il voto di Anthony Kennedy, un giudice appartenente alla fazione conservatrice e maggioritaria della Corte suprema, ma che è anche un difensore dei diritti degli omosessuali.

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