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  • sabato 7 ottobre 2017

Che cosa sta succedendo a Cesare Battisti

L'ex terrorista italiano che vive in Brasile è stato arrestato e poi scarcerato dopo un suo tentativo di fuga in Bolivia, e sembra ci siano novità sul processo di estradizione

Cesare Battisti a Corumbá, nello stato del Mato Grosso do Sul, in Brasile, il 5 ottobre 2017 (FABIO MARCHI/AFP/Getty Images)

Un giudice brasiliano ha ordinato la scarcerazione dell’ex terrorista italiano Cesare Battisti, arrestato il 4 ottobre mentre cercava di lasciare il Brasile a Corumbá, una città vicina al confine con la Bolivia. José Marcos Lunardelli, il giudice del Tribunale regionale federale della regione di Corumbá, ha accolto la richiesta di liberazione degli avvocati di Battisti, ma ha anche imposto all’ex terrorista l’obbligo di firma in commissariato una volta al mese e il divieto di lasciare la località in cui ha la residenza, nel distretto di San Paolo, senza autorizzazione di un tribunale.

Cesare Battisti si trova in Brasile dal 2004. Vive all’estero dal 1981, anno in cui evase dal carcere in Italia, per sfuggire prima al proprio processo e poi alla relativa condanna: nel 1988 fu condannato in contumacia a due ergastoli per la sua partecipazione alle azioni del gruppo terrorista di estrema sinistra Proletari armati per il comunismo (PAC), tra cui quattro omicidi. La sua storia di fughe e provvedimenti giudiziari è abbastanza complessa: in Brasile è stato arrestato per tre volte (compresa quella del 4 ottobre) e ha passato più di quattro anni in carcere, ma la cosa più rilevante successa nell’ultimo decennio è stata la decisione dell’ex presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva di negare la sua estradizione in Italia. Fu l’ultimo atto di Lula da presidente.

Battisti era stato arrestato mercoledì con l’accusa di aver cercato di portare illegalmente della valuta straniera all’estero; i suoi avvocati sostengono che la quantità di denaro presente nell’automobile in cui Battisti viaggiava – 6.000 dollari e 1.300 euro – non superava il limite previsto dalla legge, considerando che insieme al loro assistito c’erano altre due persone. Gli avvocati avevano anche detto che la Polizia federale aveva arrestato Battisti aggiungendo tra i suoi oggetti personali una provetta di quelle usate per trasportare la cocaina dagli spacciatori, con l’obiettivo di far restare l’ex terrorista in carcere. Questa teoria degli avvocati sembra essere confermata dalla ricostruzione del quotidiano brasiliano O Globo, secondo cui il governo brasiliano aveva un piano per rimandare Battisti in Italia direttamente da Corumbá: la sua detenzione avrebbe dato tempo al governo per stabilire se l’estradizione fosse davvero possibile.

Ora secondo le ricostruzioni dei giornali italiani, l’attuale presidente Michel Temer vorrebbe concedere l’estradizione, come gesto diplomatico per rinsaldare i rapporti con l’Italia. La decisione però non può essere immediata per due ragioni. La prima è che l’Italia non si è impegnata formalmente a trasformare gli ergastoli di Battisti in una condanna a 30 anni di carcere, la pena massima prevista dalla legislazione brasiliana: i trattati internazionali stabiliscono che il Brasile possa estradare una persona solo se questa è stata condannata per un reato esistente nel suo codice penale e a una pena da esso prevista. La seconda ragione è che non è ancora chiaro se Temer possa ribaltare la decisione presa da Lula nel 2010.

Secondo un retroscena del Corriere della sera, Battisti sarebbe stato spinto alla fuga verso la Bolivia da un articolo di O Globo sul rinnovo della richiesta di estradizione da parte dell’Italia pubblicato il 25 settembre. Per il Corriere il fatto che la notizia sia stata data molti mesi dopo la richiesta dell’Italia al Brasile faceva parte di un piano per spaventare Battisti e spingerlo a tentare la fuga, definita dal quotidiano «una mossa disperata»: il suo arresto infatti avrebbe reso più semplice la procedura di estradizione.

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