“Origin” è il nuovo libro di Dan Brown, ed è come tutti gli altri

Esce il 3 ottobre, ha per protagonista il professor Langdon e parla di cospirazioni, fanatici religiosi e una nuova teoria sull'origine della vita

Dan Brown (MICHAL CIZEK/AFP/Getty Images)

Origin è il nuovo romanzo dello scrittore americano Dan Brown – famoso per i thriller di grande successo Angeli e Demoni (uscito negli Stati Uniti nel 2000 e in Italia nel 2004), Il codice Da Vinci (2004) e Inferno (2013) – pubblicato in Italia il 3 ottobre da Mondadori nella traduzione di Annamaria Raffo e Roberta Scarabelli. È il suo ottavo romanzo, il quinto con protagonista Robert Langdon, professore di iconologia e simbolismo religioso all’università di Harvard, interpretato da Tom Hanks nelle trasposizioni cinematografiche dei tre thriller. Anche in questo caso, Brown ripropone la formula che l’ha portato a vendere 200 milioni di copie di libri in 56 lingue diverse in tutto il mondo: cospirazioni religiose, intrighi internazionali, scontri tra oscurantisti e fanatici e persone di scienza che vogliono illuminare e liberare l’umanità.

Origin si apre con un incontro in un santuario spagnolo in cui Edmond Kirsch, un inventore e genio informatico miliardario che ricorda un po’ Elon Musk, avvisa i capi delle tre religioni principali che rivelerà una scoperta che risponderà alle millenarie domande dell’umanità “da dove veniamo?” e “dove andiamo?”, e sgretolerà la fede religiosa delle persone a favore della fiducia nella scienza. Kirsch sta per fare il suo annuncio al museo Guggenheim di Bilbao, in Spagna, davanti ai leader mondiali e in diretta tv, ma viene assassinato con un colpo di pistola alla testa. Tra il pubblico c’è anche il suo amico Langdon, che per il resto del libro cercherà di scoprire la password per accedere al documento della presentazione e rivelarla a tutto il mondo. Ovviamente sarà ostacolato da misteriosi fanatici che lo perseguiteranno nei luoghi più turistici della Spagna – i palazzi reali, la casa Mila e la Sagrada Familia a Barcellona – con l’aiuto dell’assistente informatico di Kirsch, una sorta di voce computerizzata, e della direttrice del Guggenheim, intelligente, sexy e fidanzata con il re di Spagna.

Come in tutti i romanzi di Brown, i grandi misteri e la ricostruzione storica, considerata fantasiosa e poco accurata dagli studiosi, si mescolano a una trama piena di colpi di scena, inseguimenti, molti cliché e posizioni anticlericali, scrive il Washington Post, mentre lo stesso Brown lo definisce un romanzo «piuttosto aggressivo ma molto franco e onesto», «che punta il dito e fa nomi su nomi». Per chi non vuole leggerlo e vuole scoprire le “devastanti” rivelazioni di Kirsch – quindi attenzione: SPOILER – si parla di una nuova teoria sull’origine della vita elaborata dal fisico del Massachusetts Institute of Technology Jeremy England, che può avvenire secondo le leggi naturali senza bisogno dell’intervento divino.

Origin sarà pubblicato in lingua inglese dalla casa editrice Random House sempre il 3 ottobre, con una tiratura iniziale di due milioni di copie, e sarà tradotto in 42 lingue. Brown ha passato quattro anni a fare ricerca per scriverlo, compito che ha poi portato avanti con metodo e disciplina: si alza ogni giorno alle 4, racconta il New York Times, si prepara uno smoothie con «mirtilli, spinaci, banana, acqua di cocco, semi di chia e di canapa e che altri semi? Semi di lino e questa specie di strana polverina proteica fatta dai piselli» e un caffè rinforzato con burro e olio di cocco che, spiega, «cambia il modo in cui il tuo cervello processa la caffeina», nel senso che ti rende più acuto. Ha programmato il computer perché si blocchi ogni ora per due minuti, in cui fa dei push-up o si stiracchia; a mezzogiorno smette di scrivere ma i personaggi continuano a «parlargli tutto il giorno».

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