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  • mercoledì 9 agosto 2017

Mussie Zerai, il prete eritreo che segnala i barconi di migranti in difficoltà, è indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Mussie Zerai, un sacerdote eritreo divenuto famoso per la sua attività a favore dei migranti, è indagato dalla procura di Trapani per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Secondo quanto scrive Repubblica, Zerai avrebbe ricevuto oggi un avviso di garanzia dalla procura. Zerai è indagato nello stesso procedimento che coinvolge l’ong tedesca Jugend Rettet, accusata di aver raccolto alcuni migranti in un momento in cui non si trovavano in difficoltà e intrattenendo nel contempo rapporti irregolari con gli scafisti.

Secondo Repubblica, i magistrati sospettano che Zerai fosse membro di una chat di WhatsApp in cui segnalava agli equipaggi delle ong il luogo in cui si trovavano imbarcazioni cariche di migranti, dopo averne ricevuta comunicazione dalle stesse persone a bordo delle imbarcazioni. Repubblica aggiunge in maniera abbastanza criptica: «L’indagine, secondo ambienti giudiziari, si riferisce a presunte pressioni svolte dal prelato presso gli organi competenti nel soccorso in mare». Zerai ha commentato la notizia dicendo al quotidiano: «Ho saputo soltanto lunedì dell’indagine e voglio andare a fondo in questa vicenda. Sono rientrato a Roma dall’Etiopia di proposito».

Zerai ha ricordato che da anni comunica alle autorità la posizione delle imbarcazioni che gli vengono segnalate e che non ha mai nascosto la sua attività, che svolge tramite l’agenzia umanitaria Habeshia. Il lavoro di Zerai è stato particolarmente intenso nel 2014 e nel 2015, quando il numero degli eritrei che arrivava in Italia era molto alto. Spesso Zerai riceveva chiamate di emergenza tramite telefoni satellitari in cui gli venivano riferite le coordinate delle imbarcazioni in difficoltà. A quel punto passava le informazioni alla Guardia costiera. Il New Yorker dedicò nel 2014 un lungo articolo alla sua attività e nel 2015 Zerai era considerato uno dei candidati più probabili per il Nobel per la pace.

(Peter Klaunzer/Keystone via AP)