Il film di cui si parla ovunque tranne che in Italia

Perché tantissimi giornalisti per ora preferiscono non scrivere di "Dunkirk", e perché uscirà in Italia un mese dopo il resto del mondo

Da "Dunkirk"

Questa non è una recensione di Dunkirk: un po’ perché Il Post non fa recensioni e un po’ perché, se decidesse di assecondare quanto chiesto dai distributori italiani del film, dovrebbe aspettare il 21 agosto: dieci giorni prima della sua uscita in Italia. Diversi giornalisti e addetti ai lavori italiani hanno già avuto modo di vedere Dunkirk, il nuovo film di Christopher Nolan, ma hanno scelto di non scriverne per un accordo con i distributori del film: una cosa tipo «noi ve lo facciamo vedere in anteprima, voi non ne scrivete finché non vi diamo il via».

Questa convenzione in gergo giornalistico viene chiamata “embargo”: a volte ai giornalisti viene fatto firmare un non disclosure agreement, un contratto che li impegna al pagamento di una penale qualora violino i termini dell’accordo; altre volte l’accordo si basa soltanto sulla parola e la fiducia reciproca (e il disincentivo di non essere forse invitato alle anteprime future in caso di trasgressione). Fatto sta che c’è un film che è uscito e di cui si parla in mezzo mondo tranne che in Italia, dove invece le principali nuove uscite di questa settimana sono gli horror Annabelle 2: Creation e Angoscia, un «viaggio in una psiche inquieta, sempre in bilico tra psicopatologia e soprannaturale».

Dunkirk è il decimo film di Christopher Nolan e chi l’ha visto all’estero – è uscito praticamente ovunque, tranne che in Grecia, Cina, Giappone e Italia – ne parla come di un capolavoro, del film dell’anno e persino come di uno dei possibili film del decennio. Dunkirk è il primo film di Nolan tratto da una storia vera: quella di un’immensa operazione militare per l’evacuazione di circa 400mila soldati Alleati che nel 1940, durante la Seconda guerra mondiale, si trovarono bloccati a Dunkerque – nel nord della Francia, vicino al confine col Belgio (Dunkirk è il nome inglese) – e praticamente assediati dai nazisti. Il film, in cui si vede poco sangue e si sentono poche parole, è raccontato da tre punti di vista principali: acqua, terra e aria.

È difficile trovare una recensione che non parli benissimo di Dunkirk, ma non è il classico film apprezzatissimo dai critici e che incassa poco: nei suoi primi giorni nei cinema mondiali è stato il film più visto in molti paesi e ha già incassato più di 260 milioni di dollari. Ma se Dunkirk è un film di Nolan – un regista i cui film vanno sempre bene e fanno sempre parlare (i tre Batman, Inception e Interstellar; per dire i più recenti) – ed è anche un film che piace al pubblico e a chi scrive recensioni, che può puntare all’Oscar, eccetera, perché in Italia esce con più di un mese di ritardo rispetto al resto del mondo?

Dunkirk arriva in Italia un mese dopo perché in Italia d’estate (e soprattutto ad agosto) la gente non va al cinema. La facile obiezione è: non è che la gente non va al cinema perché non c’è Dunkirk? Non c’è una risposta chiara: è capitato che uscissero film abbastanza importanti d’estate – il 13 agosto 2016 uscì Suicide Squad, uno dei 10 film più visti in Italia, l’anno scorso – ma non c’è la controprova. Quanto avrebbe incassato uscendo a settembre? E quanto avrebbe invece fatto Quo vado? – il film più visto del 2016 in Italia – se fosse uscito ad agosto e non il primo gennaio?

Nel 2015 in Italia a giugno, luglio e agosto sono stati venduti il 12,8 per cento dei biglietti venduti in tutto l’anno; in Germania il 20 per cento, in Francia il 22, in Gran Bretagna il 25,3. In Italia fa più caldo, vero, ma in Spagna le persone che sono andate al cinema nel giugno, luglio e agosto del 2015 sono state il 26 per cento del totale. E anche nel 2016 le cose sono state simili. Secondo i dati Cinetel (che mettono insieme più del 90 per cento dei cinema italiani, ma non tutti-tutti) nel terzo trimestre (luglio-agosto-settembre) sono andate al cinema 15 milioni di persone, spendendo circa 95 milioni di euro (ancora meno persone e ancora meno soldi rispetto al 2015) e soprattutto molte meno rispetto a tutti gli altri trimestri. Nel primo, per esempio, ci sono stati 40 milioni di spettatori e 260 milioni di euro di incassi.

cinetel

Poi c’è la questione dell'”embargo” sulle recensioni dei giornalisti, che secondo molti è sbagliato e anacronistico, e non solo perché dovrebbero essere i giornalisti a decidere di cosa scrivere e di cosa no: più tempo passa più aumentano le possibilità che qualcuno scarichi Dunkirk illegalmente, senza contare che bastano un clic e una conoscenza di base dell’inglese per leggersi la recensioni di Dunkirk del New Yorker o dei giornali di mezzo mondo o anche quella di un italiano – Mattia Carzaniga di Studio – che è andato a vederselo a Berlino e si dichiara quindi «immune da qualsiasi divieto».

Oppure, come ha scritto su Facebook il fumettista ed esperto di cinema Roberto Recchioni: «Un ragazzino in vacanza fuori dall’Italia, può scrivere di Dunkirk. Uno che se lo è scaricato male, può scrivere di Dunkirk. Uno che traduce una recensione straniera, può scrivere di Dunkirk. I critici, i giornalisti e i redattori italiani, non possono scrivere di Dunkirk causa sottoscrizione di embargo insensato. Che poi, avessero qualcosa da temere in casa Warner: il film è un capolavoro assoluto». A Recchioni il film è piaciuto molto, e sempre su Facebook ha scritto: «Il linguaggio cinema, nella sua forma compiuta, da un autore all’apice della sua forza. Un capolavoro da mettere accanto a opere come 2001 Odissea Nello Spazio, Solaris, Quarto Potere». Recchioni l’ha scritto nel pomeriggio del 26 luglio. Poteva, perché l’embargo su Dunkirk funziona così: le recensioni non si possono scrivere fino al 21 agosto ma era possibile «commentare sui social (Facebook, Twitter e blog) da mercoledì 26 luglio alle ore 13.00».

dunkirk

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