Come si fanno i video più visti al mondo, dopo il porno e la musica

Sono le ricette video di Tasty, la pagina con 87 milioni di "mi piace" su Facebook che sta cercando di diventare molto di più

(Tasty)

È praticamente impossibile non avere mai visto almeno uno di quei video di rapide ricette con inquadrature dall’alto. Quelli originali e fatti meglio arrivano dalle pagine di Tasty, una sezione autonoma del sito BuzzFeed. La pagina Facebook di Tasty, dove vengono pubblicati praticamente tutti i suoi video, esiste da meno di due anni e piace a più di 87 milioni di persone; esistono poi altre pagine su altri social (ha 12 milioni di seguaci su Instagram) e alcune pagine secondarie, nate dopo la principale: per esempio Tasty Junior, Tasty Japan e Proper Tasty, con ricette un po’ più ricercate e difficili di quelle della pagina principale.

I video di Tasty sono, come ha scritto Farhad Manjoo sul New York Times, i video più visti al mondo dopo quelli porno e quelli musicali. All’inizio – diciamo almeno fino a un anno e mezzo fa – i video di Tasty li vedeva un sacco di gente ma non portavano soldi. Ora, ha scritto Manjoo, sono diventati redditizi (soprattutto grazie a chi paga per avere i propri prodotti nei video di Tasty), e il sito ha anche deciso di andare oltre: tra qualche mese venderà Tasty One Top, un piano cottura fatto apposta per preparare e cuocere i piatti mostrati nei video di Tasty.

Cambiano i social e cambiano le pagine, ma i video sono più o meno sempre simili: inquadrature dall’alto, qualche decina di secondi di durata, immagini velocizzate e, quando serve, istruzioni testuali. Questa è la video ricetta per le “bombe-pizza”.

Mettere insieme i dati di tutte le visualizzazioni di tutti i video di Tasty su tutte le sue pagine è praticamente impossibile. Secondo i dati di Tubolar Labs, una società che monitora i risultati dei video online, soltanto a giugno i video di Tasty sono stati visti più di un miliardo di volte. Manjoo ha scritto che in certi mesi – forse quelli invernali, dove si sta più in casa e viene più voglia di cucinare – i video sono stati visti circa tre miliardi di volte. Tra le tante fonti di guadagno di BuzzFeed – un sito che ha cambiato il giornalismo, all’inizio senza fare giornalismo – Tasty è quella che sta crescendo a ritmo maggiore. È partita da un’idea semplice – i video di ricette dall’alto, semplici nelle istruzioni e ricercati nello stile – e ora ha vari gruppi che producono video da Los Angeles, New York, Tokyo e Londra.

Manjoo ha visitato la sede centrale di Tasty, a Los Angeles: ha scritto che, tra le altre cose, c’è un lungo corridoio con cinque o sei postazioni di lavoro, ognuna con le cineprese e le luci necessarie per i video. Ogni video viene realizzato in ogni sua parte – idea, ricerca della ricetta, preparazione, ripresa e montaggio – da una sola persona, che in media fa uno o due video a settimana. Per decidere che ricette fare ci si fanno venire idee, le si cerca in giro, si leggono le richieste fatte nei commenti ma, soprattutto, si guarda quali video sono andati meglio in passato. È l’approccio di BuzzFeed, ha scritto Manjoo: «C’è un’ossessione nell’imparare dal passato e quando si trova un tema o un formato che funziona lo si ripete fino a quando non muore. È il motivo per cui è pieno di video con formaggio, bistecche, pancetta e pasta, gli ingredienti più popolari». Questa è la ricetta di Tasty per la pasta alla carbonara con avocado, nel caso.

Manjoo ha scritto che i video di Tasty hanno anche sempre un money shot: è un termine che arriva dal cinema e fa riferimento alla scena più costosa e difficile di un film, che si pensa essere così importante e bella da poter valere il prezzo del biglietto. È quella che fa spendere tanti soldi alla produzione, ma si pensa e si spera sia anche quella che possa contribuire a farne guadagnare ancora di più. Nel caso dei video di Tasty, i money shot non sono ovviamente così cari, ma sono quei momenti che «ti tolgono il fiato da quanto sono belli», come ha detto Claire King, la capo-cuoca di Tasty. Per esempio quelli con il formaggio filante o il cioccolato fuso. In altri casi il money shot è una qualche trovata per vivacizzare il video, renderlo più interessante o più bello.

Per quanto belli e ricercati possano essere, i video di ricette restano dei video di ricette. Sono gratis per chi li vede e permettono di fare soldi solo grazie al product placement, cioè l’inserimento di prodotti di una marca specifica all’interno di contenuti che parlano d’altro. In questo caso, il prodotto “pubblicizzato” serve a cuocere quello che viene preparato.

Anziché farsi pagare da certi produttori di attrezzi da cucina per mettere i loro prodotti nei video, Tasty sembra ora aver deciso di venderseli da sé, gli attrezzi da cucina. A partire da novembre venderà per 149 dollari Tasty One Top, un piano cottura a induzione pensato per funzionare insieme all’app di Tasty, che per chi ha un iPhone è già disponibile. L’app e il piano cottura arrivano un anno dopo la pubblicazione di un libro di ricette di Tasty, di cui sono state vendute più di 150mila copie. Era un libro personalizzabile, in cui ognuno poteva scegliere quali ricette di Tasty inserire.

Il Tasty One Top – che si può già ordinare – permette di cucinare con tecniche diverse e, usato insieme all’app, permette di scegliere una tra le circa 1.700 ricette e di comunicarle al dispositivo, così che si prepari e si mantenga in ogni momento alla giusta temperatura. Il vantaggio principale dell’app è che permette di seguire la ricetta passo dopo passo, con calma, perché – seppur siano molto belli da vedere – è piuttosto complicato cucinare un piatto di Tasty seguendo un video di 90 secondi. Nel caso non ci sia il wi-fi o il cellulare sia scarico, il Tasty One Top può funzionare anche alla vecchia maniera, senza app.

Manjoo ha scritto che il Tasty One Top mostra cosa vuole diventare Tasty e, più in generale, BuzzFeed: «Vuole essere per l’era digitale quello che negli anni precedenti era stata Disney, un marchio di lifestyle che si occupi di tutto, creando contenuti, esperienze e prodotti per un pubblico attaccato agli smartphone».

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