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  • martedì 27 giugno 2017

Henry John Woodcock è indagato

Il discusso magistrato del caso CONSIP è accusato di aver fatto arrivare informazioni segrete al Fatto Quotidiano: con lui è indagata la giornalista Federica Sciarelli

Henry John Woodcock, magistrato di Napoli che ha aperto l’indagine CONSIP e ne segue alcuni filoni, è indagato dalla procura di Roma per rivelazione di segreti d’ufficio. Secondo Repubblica e Corriere, Woodcock è accusato di aver fatto arrivare al Fatto Quotidiano alcuni atti coperti da segreto istruttorio in occasione del passaggio di parte dell’inchiesta alla procura di Roma, dove era stata spostata per questioni di competenza territoriale. Secondo l’ANSA, è indagata anche la popolare giornalista e conduttrice di “Chi l’ha visto?” Federica Sciarelli. Sarebbe stata lei a passare alcuni documenti a un giornalista del Fatto. È una delle rare volte in cui un magistrato viene indagato per aver fatto arrivare informazioni riservate ai giornali, pratica relativamente frequente ma in genere tollerata.

Woodcock è accusato di aver fatto arrivare lo scorso dicembre al Fatto Quotidiano alcuni atti riservati nei quali si parlava di un’indagine per rivelazione di segreto nei confronti del ministro dello Sport Luca Lotti e di alcuni generali dei carabinieri. Tra lo scorso 21 e 23 dicembre, il giornalista del Fatto Quotidiano Marco Lillo pubblicò una serie di articoli in cui si parlava dell’indagine in corso che si basavano su materiali che in quel momento erano conosciuti soltanto dai magistrati e dalle persone della polizia giudiziaria che avevano svolto le indagini.

Proprio il 22 dicembre Woodcock e la sua collega Celeste Carrano erano stati costretti a trasmettere gli atti dell’inchiesta alla procura di Roma, che da lì in poi avrebbe proseguito la parte “romana” del caso CONSIP: quella che tra gli altri riguarda anche il padre di Matteo Renzi, Tiziano. Secondo i magistrati, quindi, in occasione del trasferimento, Woodcock fece avere ai giornali la notizia della sua inchiesta. Una possibile spiegazione è che Woodcock volesse mantenere alta l’attenzione mediatica sulla vicenda. Woodcock ha respinto ogni accusa e sarà sentito dai magistrati di Roma nei prossimi giorni. Anche Federica Sciarelli ha negato ogni coinvolgimento. Il giornalista del Fatto Quotidiano Marco Lillo sul Fatto Quotidiano ha scritto nel pomeriggio che non sono né Woodcock né Sciarelli la sua fonte, ma non ha specificato come apprese le notizie coperte dal segreto.

Da diverse settimane il caso CONSIP si sta trasformando in un’indagine sulle capacità del sistema giudiziario italiano di mantenere il segreto investigavo: in un certo senso è diventata un’indagine sull’indagine stessa. Attualmente, infatti, oltre che sugli ipotizzati reati di corruzioni, la magistratura sta indagando su due distinte fughe di notizie. La prima, avvenuta nell’estate del 2016, è stata a favore degli indagati. All’epoca, un membro della procura di Napoli, o un funzionario di polizia giudiziaria che seguiva l’inchiesta, riferì ad alcuni indagati e loro amici che era in corso un’inchiesta su CONSIP, una grande società che si occupa di acquisti per la pubblica amministrazione. La notizia arrivò all’amministratore della società, Luigi Marroni, che fece rimuovere le microspie dei magistrati dal suo ufficio. Interrogato a dicembre, Marroni disse che quattro o cinque persone, tra cui Lotti e due generali dei carabinieri, erano a conoscenza dell’inchiesta e lo avevano avvertito di fare attenzione.

La seconda fuga di notizia è quella che ha portato all’indagine su Woodcock, ed è stata invece a favore della stampa. Da dicembre, quando Lillo pubblicò i nomi dei generali indagati, diversi atti ancora coperti da segreto sono stati fatti arrivare alla stampa: atti che spesso erano disponibili solo ai magistrati e alla polizia giudiziaria. Il più famoso è probabilmente l’intercettazione tra Renzi e suo padre Tiziano, ordinata dalla procura di Napoli e pubblicata sempre da Lillo lo scorso maggio. I carabinieri che hanno svolto le indagini per conto della procura di Napoli sono inoltre accusati di aver falsificato alcune prove e, in particolare, di aver inserito informazioni false nei documenti destinati alla procura di Roma dopo il trasferimento delle indagini. Due ufficiali dei carabinieri sono al momento indagati per falso.

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