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  • lunedì 19 giugno 2017

In Norvegia si gioca alla Guerra fredda

Nel piccolo paese di Vardø c'è un radar gigante che formalmente viene usato per guardare lo spazio, ma che probabilmente serve agli americani per spiare i russi

Il Globus II visto dal centro di Vardø (AFP PHOTO / Pierre-Henry DESHAYES)

Il giornalista Tore Jorgensen, che lavora per il quotidiano locale del piccolo paese norvegese di Vardø, racconta che spesso il principale albergo della città è pieno di americani che si dicono appassionati di bird-watching. In realtà, secondo Jorgensen, sono tecnici al lavoro sul Globus II, una enorme stazione radar costruita all’inizio della Guerra fredda e gestita dall’intelligence norvegese. Ufficialmente il radar serve per tenere traccia dei rifiuti spaziali che orbitano intorno alla Terra: ufficiosamente, la stazione tiene d’occhio le basi militari russe nella penisola di Kola, che dista solamente alcune decine di chilometri. Questa situazione va avanti da decenni, e in futuro diventerà probabilmente ancora più esplicita con la costruzione di una nuova stazione radar, come ha raccontato di recente il New York Times in un lungo articolo.

La penisola di Kola non è un posto qualsiasi: la Russia la ritiene un territorio strategico per assicurarsi una supremazia militare ed economica sul Mare Artico, e si stima che nell’area abbia circa 200 sottomarini. La flotta comprende anche sei sottomarini Delta IV, che possono lanciare missili balistici contro obiettivi in superficie. Proprio nel Mare Artico la Russia dovrebbe impiegare in futuro una nuova generazione di sottomarini, chiamata Borei e capaci di trasportare e lanciare testate nucleari. Per queste ragioni Vardø «è un posto molto, molto importante per l’Occidente al fine di tenere d’occhio cosa stanno facendo i russi» ha spiegato Lasse Haughom, l’ex sindaco della città ed ex funzionario dell’intelligence norvegese.

In futuro Vardø diventerà ancora più importante: dopo avere ampliato la stazione esistente appena qualche anno fa, Stati Uniti e Norvegia costruiranno un’altra stazione radar, Globus III, che secondo le stime del New York Times costerà centinaia di milioni di dollari. I russi non l’hanno presa benissimo: Teimuraz Ramishvili, il loro ambasciatore in Norvegia, parlando con la tv di stato norvegese ha spiegato che «la Norvegia deve capire che una volta che diventerà un avamposto della NATO dovrà vedersela con la Russia e la sua potenza militare: a quel punto, non ci sarà più pace nel Mare Artico».

Nemmeno gli abitanti di Vardø sono così contenti del fatto che gli americani continueranno ad essere presenti anche nei prossimi anni: la stazione radar porta investimenti, ma solo fino a un certo punto. Aksel Robertsen, un pescatore del posto, ha detto che a Vardø servono posti di lavoro – a parte quelli garantiti dall’hotel – per impedire che la popolazione diminuisca ulteriormente: «vogliamo vivere della pesca, non di radar segreti». Un’altra preoccupazione è che il paese possa trasformarsi in un obiettivo militare in caso di conflitto armato. «Se scoppia una guerra, saremo fra i primi posti che i russi bombarderanno», ha ipotizzato un’abitante di Vardø.

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