DOPPIO COGNOME

Il doppio cognome per i figli di fatto non esiste ancora

Nonostante le diverse sentenze che hanno chiesto al Parlamento di abolire l'obbligo del cognome dei padri ai figli, spiega Linda Laura Sabbadini sulla Stampa

DOPPIO COGNOME
FRANCO SILVI/ANSA

Nonostante diverse sentenze – l’ultima della Corte Costituzionale lo scorso novembre, che aveva giudicato incostituzionale l’assegnazione automatica del cognome paterno ai figli – in Italia è ancora di fatto impossibile per due genitori dare il doppio cognome ai loro figli: perché il Parlamento non se ne è ancora occupato con chiarezza e perché il governo e le amministrazioni locali sembrano confuse su cosa fare. Lo ha spiegato Linda Laura Sabbadini sulla Stampa.

Possibile che in un Paese come il nostro permanga ancora l’obbligo del cognome del padre per i figli e le figlie? Possibile che dopo 4 mesi dalla sentenza della Corte Costituzionale che dichiara incostituzionale tutto ciò non ci si adegui velocemente? Purtroppo è così. Ancora una volta. I Comuni stentano a mettere in pratica in modo visibile e chiaro il contenuto della sentenza, le persone hanno difficoltà a capire come fare a mettere il doppio cognome e non trovano chiare note esplicative nei siti istituzionali.

Per non parlare delle notizie sbagliate che circolano in rete. Il ministero dell’Interno emana una circolare dopo un mese, ma non riesce ancora ad essere parte attiva con le altre amministrazioni. Questo è un grande vulnus, ci siamo quasi abituati a passare sopra a uno dei tanti residui del sistema patriarcale nel nostro apparato normativo. E non lo dico solo io, ha usato questi termini anche la Corte Costituzionale nel 2006, quando ha invitato, inutilmente ahimè, il Parlamento a legiferare. Parlava di retaggio di una concezione patriarcale della famiglia, allora. Ne abbiamo battuti tanti di questi retaggi nel tempo. Abbiamo eliminato la condizione subalterna della moglie nel 1975, e poi il delitto d’onore e il matrimonio riparatore nel 1981, e poi la violenza contro le donne come reato contro la morale nel 1996.

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