Le ragioni di Emiliano, secondo Emiliano

«Rimango perché ho visto che Renzi era felice che me ne andassi», dice il presidente della Puglia sulla sua scelta sorprendente

ANSA/GIUSEPPE LAMI

Michele Emiliano, presidente della Puglia, ha spiegato in un’intervista con Aldo Cazzullo al Corriere della Sera le ragioni della sua sorprendente scelta di restare nel Partito Democratico, dopo che per diversi giorni era stato uno dei più attivi del gruppetto di dirigenti che aveva espresso la volontà di lasciare il partito. Tra le altre cose, Emiliano ha detto di aver deciso di non lasciare il PD quando ha capito che Matteo Renzi sarebbe stato contento se lo avesse fatto, ma gran parte delle risposte che ha dato sembrano riportare al suo rapporto personale con Renzi, che ha definito “anaffettivo”, “napoleonico” e con cui, ha detto, esiste una differenza “antropologica”. Emiliano si è anche candidato a segretario del partito e sfiderà Renzi al prossimo congresso.

Emiliano resta e frega D’Alema.
«D’Alema non mi ha mai chiesto di lasciare il Pd. Spero che restino tutti: Rossi, Speranza, pure Bersani e D’Alema».

Ma quando mai?
«L’Italia ha bisogno di una sinistra forte. Non di una presenza di testimonianza».

I sondaggi danno agli scissionisti il 10%.
«Mi pare un po’ tanto…Non mi sembrano pronti. Mancano tesi, strutture, organizzazione. Financo un nome».

Per questo ha deciso di rimanere?
«No. Rimango perché ho visto che Renzi era felice che me ne andassi. Allora mi sono detto che stavo sbagliando tutto. Il campo di battaglia è il Pd».

E con una giravolta ha spiazzato i suoi compagni di avventura.
«Io sono sempre stato leale. Quando mi sono avvicinato a Bersani e agli altri non ho mai parlato di scissione, ma di opposizione a Renzi. Sono loro che mi hanno spiegato che con Renzi non potevano più convivere».

E perché?
«Perché alza la voce, urla. Li maltratta. Al che mi sono detto: sei un vecchio magistrato di frontiera, ne hai viste di ogni, non ti lascerai certo intimidire. Ma devo riconoscere che avevano ragione loro: Renzi non solo aggredisce, è pure anaffettivo. Napoleonico. La differenza con lui è quasi antropologica».

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