Che conseguenze ci saranno per gli italiani dopo “Brexit”

A breve termine saranno poche: ma forse poi dovremo scordarci di andare in Erasmus a Londra, e in generale sarà più complicato trasferirsi lì

(CTK via AP Images)
(CTK via AP Images)

In molti si stanno chiedendo se ci saranno conseguenze – e quali saranno – per gli italiani che vivono o visitano il Regno Unito, in seguito ai risultati del referendum di giovedì in cui ha vinto la proposta di lasciare l’Unione Europea. Nel 2014 nel Regno Unito abitavano circa 500mila italiani, molti dei quali a Londra, e migliaia di turisti italiani visitano ogni anno soprattutto l’Inghilterra o la Scozia. Va detto innanzitutto che probabilmente non ci sarà nessuna conseguenza a breve termine: il Regno Unito impiegherà anni a completare l’uscita dall’Unione Europea, e dovrà negoziare moltissime condizioni relative ai permessi di soggiorno, al commercio e alla sanità. Possiamo comunque farci un’idea di cosa potrebbe succedere, almeno a grandi linee.

Turismo
Sembra improbabile che almeno a breve termine per visitare il Regno Unito ci sarà bisogno di un visto, come oggi ha precisato anche il Touring Club Italiano. Almeno per ora sarà sufficiente portare con sé la carta di identità. Successivamente dipenderà dai negoziati fra Regno Unito e Unione Europea, che per comodità potrebbero decidere di stipulare particolari accordi per cui per un soggiorno molto breve non sarà necessario il visto (in passato l’Unione Europea ha già stipulato alcuni accordi di questo tipo, per esempio con Israele).

Lavoro
Chi vive e paga le tasse in Gran Bretagna già da cinque anni può scegliere di richiedere la cittadinanza e magari evitare complicazioni future, almeno all’interno del Regno Unito. Fino a oggi i cittadini europei che sceglievano di trasferirsi nel Regno Unito non dovevano chiedere nessun permesso di soggiorno, nel caso fossero dei “soggetti qualificati” (cioè più o meno tutti: studenti, lavoratori o anche solo persone “in cerca di lavoro” o “economicamente indipendenti”). Le cose probabilmente cambieranno, anche se non è chiaro quanto: oggi chi vuole trasferirsi nel Regno Unito e non è cittadino di un paese dello Spazio economico europeo (SEE) – di cui fanno parte i paesi dell’UE più Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein – o non ha un parente che già ci vive, deve richiedere un permesso di soggiorno per lavoro o accontentarsi di un permesso generico di breve durata (durante il quale però non può lavorare).

Studio
La Stampa prevede che «facilitazioni, sconti e opportunità normalmente in atto nel Regno Unito [per i cittadini europei] sarebbero tutte da riclassificare». Dato che il programma di scambio Erasmus è promosso dall’Unione Europea, per esempio, a meno di accordi speciali le università del Regno Unito non potranno più parteciparvi: significa che oltre a non ricevere più studenti dalle università europee, non potranno nemmeno mandarceli.

Assistenza sanitaria
Un sito informativo dell’Unione Europea spiega che «in quanto cittadino dell’UE, se ti ammali inaspettatamente durante un soggiorno temporaneo all’estero, di vacanza, lavoro o studio, hai diritto alle cure mediche da dispensare subito. Godi inoltre degli stessi diritti delle persone assicurate nel paese in cui ti trovi». Ecco, nel Regno Unito questa cosa non sarà più valida, sempre che non si trovino accordi speciali (come per esempio quelli in vigore in Svizzera, che coprono quasi tutti i costi per le cure mediche “impreviste”).

Telefonate
Nel 2017 l’Unione Europea eliminerà il roaming, cioè la differenza di prezzo che si paga chiamando o inviando messaggi fuori dal proprio paese di provenienza ma rimanendo all’interno dell’Unione. Probabilmente, a questo punto, l’eliminazione del roaming non sarà applicata al Regno Unito, anche se non è chiaro se l’uscita dall’Unione sarà completata entro il 2017.