Dante Virgili raccontato da Roberto Saviano

È stato uno scrittore italiano, autore di "La distruzione", un libro con Hitler in copertina: Il Saggiatore lo ha ripubblicato con una prefazione di Saviano

Il Saggiatore ha ripubblicato La distruzione, un romanzo scritto da Dante Virgili e pubblicato per la prima volta da Mondadori nel 1970. Virgili nacque nel 1928 e morì nel 1992. La nuova edizione di La distruzione ha una prefazione di Roberto Saviano, che su Repubblica ha scritto: «Quando è morto nessun familiare ha voluto spendere un obolo per fargli il funerale, nessun amico ha sofferto, nessuna lacrima, nessuna presenza. Dante Virgili faceva schifo a tutti e tutti gli facevano schifo, o quasi».

Su La distruzione Saviano ha scritto: «in copertina campeggia il volto di Adolf Hitler in una sua smorfia tipica, costruita con una molteplicità di colori a chiazze. Una grafica particolare per un testo davvero singolare. Il libro è provocatorio, dannatamente tormentato, un inno disperato al nazismo e al Führer come negazione assoluta di un presente decadente e decaduto». L’articolo di Saviano è intitolato “Una dose di Dante Virgili per renderci immuni all’odio” e inizia così:

Odio. Odio vivo, sanguinante, pulsante. Odio vero, non gioco di prestigio, sotterfugio letterario, pigro sfogo di penna. Odio, odio, odio. Scriverlo tre volte di seguito forse basterà nella somma a far intuire cosa ha scritto e chi è stato Dante Virgili. I francesi, in letteratura, sanno quando si parla d’odio vero, con che cosa si ha a che fare. Louis-Ferdinand Céline, che non abbisogna altro che d’esser citato, Blaise Cendrars e la sua mano mozza, artefice di pagine dove l’odio umano vibra in un incredibile meccanismo armonioso, e il padre assoluto degli odiatori, Charles Baudelaire, sono autori capaci d’usare la parola come arnese acuminato contro tutto ciò che si pone a portata d’affondo, di staffilata. L’odio totale non ha un obiettivo preciso, o un piano d’accusa, è un’irradiazione circolare che investe ogni elemento e soprattutto l’origine del proprio odio: se stessi. Nell’attività dell’odiatore letterario vi sono oggetti prediletti, preferenze di distruzione, precedenze di disprezzo ma non v’è una chiara gerarchia e ancor più non v’è una politica dell’odio, una possibilità di soluzione dialettica tra odiatore e odiato. È una scrittura fatta col martello!

Torna ora in libreria Dante Virgili, non me l’aspettavo, credevo ormai che non avrebbe mai più rivisto scaffale, che sarebbe rimasto nelle mani di chi già sprovvedutamente ne avesse preso rara copia. Detto ciò, prendete le pagine di Dante Virgili e schiacciatele con un pestello in un robusto mortaio di pietra viva, dopo pochissime pestate nel fondo del mortaio troverete un liquido bilioso, denso, simile a un bolo di catarro narrativo e rigagnoli di sangue, un pasticcio d’ossa umane e ali di falena. Non mi sovviene altra figura descrittiva per meglio rappresentare la scrittura di questo osceno narratore ritrovato. Il nome Dante Virgili è sconosciuto ai più. Anche gli addetti ai lavori non ricordano questo strano nome, anzi si arrovellano nel cercare di venire a capo di uno pseudonimo così assurdo da sembrare banale. Nessuno pseudonimo. Dante Virgili è il nome reale dell’unico scrittore “nazista” italiano, autore di un solo romanzo pubblicato (e con diversi pseudonimi autore di molti romanzi western e libri per ragazzi), personaggio solitario, ipocondriaco, di lui non esiste neanche una fotografia.

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