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Il segreto della bellezza degli attori

di Stephanie Merry – Washington Post

Uno dei segreti, almeno: la correzione digitale delle imperfezioni della pelle, una sorta di chirurgia estetica fatta al computer

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Negli anni il personaggio di Pee-wee Herman – protagonista di una serie di film comici molto famosi negli Stati Uniti, alcuni usciti anche in Italia – non è cambiato di una virgola. Sono passati trent’anni dall’apice della sua popolarità, quando appariva ogni sabato mattina sulla TV americana nel suo tipico completo attillato grigio. Chi guarderà il suo nuovo film Pee-wee’s Big Holiday, prodotto da Netflix, rimarrà a bocca aperta: l’attore Paul Reubens, il primo a interpretare l’elegante Pee-wee, ha forse trovato la fonte dell’eterna giovinezza? Non esattamente.

pee-weeUn’immagine promozionale del film “Pee-wee’s Big Holiday” (Netflix)

Dal momento che il personaggio di Pee-wee, un uomo adulto che si comporta come se fosse ancora un bambino, non sarebbe mai dovuto invecchiare, per realizzare il film si è ricorso alla magia della tecnologia: in post-produzione la faccia di Pee-wee è stata ritoccata digitalmente per riportare indietro le lancette dell’orologio. In inglese si chiama beauty work, e viene utilizzato da più di dieci anni. Ma è una tecnica nascosta, praticata da artisti che rimangono nell’ombra e lavorano per ore su ogni fotogramma per renderlo perfetto. «In un mondo ideale non vi accorgereste mai del nostro lavoro», ha raccontato Howard Shur, che tre anni fa ha fondato a Los Angeles la società di effetti digitali Flawless FX, «sembrerà tutto naturale e nella norma».

Nei primi anni questa tecnica di nicchia era riservata ai video musicali delle popstar. Ma nel corso degli anni il settore è cresciuto molto grazie alla pubblicità, ai film e alla TV, e oggi molti attori hanno nei loro contratti una clausola che prevede l’utilizzo del beauty work. Forse potete intuire chi sono alcuni di loro, ma le persone che aggiustano i difetti delle star non lo confermeranno mai: accordi di riservatezza sono all’ordine del giorno in casi come questi. A meno che il ritocco non sia un elemento evidente nella storia, come nel caso dell’invecchiamento al contrario di Brad Pitt nel Curioso caso di Benjamin Button, o in un flashback di Ant-Man in cui Michael Douglas viene fatto ringiovanire di trent’anni. Oppure se è lo stesso attore ad ammetterlo, come ha fatto Reubens con il New York Times, portando alla luce questo processo poco conosciuto ma molto costoso. «Se mi fossi fatto un lifting facciale avremmo risparmiato due milioni di dollari», ha raccontato Reubens durante l’intervista.

Secondo Culley Bunker, che gestisce la società di Los Angeles Skulley Effects, «le pubblicità e i video musicali tendono a essere più ritoccati di film e televisione»: i primi «vedono un’immagine e un prodotto», ha detto Bunker, mentre «i film sono più artistici». Una delle specialità di Flawless è correggere gli errori “di continuità”, cioè i piccoli aggiustamenti resi necessari dai ritmi serrati delle riprese o da budget rigidi. Mettiamo il caso che un attore abbia un herpes per due dei dieci giorni che passa sul set. Dal momento che generalmente le riprese non vengono girate nell’ordine del film, gli spettatori potrebbero farsi distrarre se le piccole vesciche dovessero scomparire per poi riapparire più avanti nel film. Ovviamente non si tratta sempre di continuità: stando a diversi professionisti del settore, un ritocco molto richiesto è quello alle fastidiose occhiaie. Ma si possono anche definire meglio i muscoli, eliminare imperfezioni, sistemare i denti o riordinare ciocche ribelli di capelli. A seconda dei casi la richiesta può arrivare da una casa discografica, un regista, un produttore, o da una star del cinema. Il lavoro non è facile e nemmeno veloce: ogni fotogramma viene modificato a mano digitalmente.

Nathaniel Westveer, un artista di effetti visivi di New York che lavora principalmente su video musicali, calcola che per 24 fotogrammi– che corrispondono a un secondo di girato – è necessaria un’ora di lavoro. «Potresti trovarti a dover lavorare su diverse imperfezioni», ha raccontato Westveer. Ed è solo il passaggio iniziale: «poi ci sono le osservazioni dei committenti, e devi modificare tutto un’altra volta», ha aggiunto Westveer. La società che ha lavorato su Pee-wee’s Big Holiday è la Vitality Visual Effects, che ha sedi a Vancouver e Los Angeles. Il co-fondatore Guy Botham ha detto che per finire il progetto ci sono voluti una squadra di dieci persone e cinque mesi di lavoro, un tempo nella media. Botham attribuisce all’artista di effetti visivi Loeng Wong-Savun – che ha lavorato anche a Benjamin Button – il merito di essere riuscito a svecchiare Reubens in maniera così convincente.

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L’immagine di una donna prima e dopo i ritocchi digitali (Vitality Visual Effects)

Per svecchiare un attore o una star della musica non basta cancellarne le rughe e le zampe di gallina, anche se nel settore ci sono specialisti che potrebbero scegliere quest’opzione. «Se rimuovi soltanto le rughe le persone poi hanno un aspetto strano», ha raccontato Botham, «quando parliamo o ci muoviamo si formano delle rughe naturali: lo si capisce quando guardiamo persone che hanno usato troppo botulino, che sembrano un po’ inespressive». Per questo motivo Wong-Savun ha scelto un approccio diverso e per Benjamin Button si è rivolto a un chirurgo plastico per capire cosa esattamente facesse apparire più vecchie le persone. Wong-Savun ha scoperto che quando invecchiamo, la nostra faccia si assottiglia intorno alle tempie e il resto del viso in sostanza scivola verso il basso, creando il temuto effetto delle guance cascanti. Per riprodurre un effetto svecchiante bisogna eliminare l’effetto calante della linea del mento e riportare in su la metà inferiore del volto. Secondo Botham «è proprio come fare un lifting facciale».

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(Vitality Visual Effects)

Nel caso di Pee-wee’s Big Holiday, però, non tutte le modifiche sono state fatte al computer. Botham ha elogiato il truccatore Ve Neill per aver fissato un particolare tipo di tirante per la pelle dietro al collo di Reubens, rendendo così la pelle in eccesso più tesa e alleggerendo il lavoro in post-produzione. Per il momento gli spettatori non sembrano saper molto dei trucchetti della post-produzione, soprattutto in confronto alle lettrici delle riviste di bellezza, che conoscono tutti i segreti delle attrici per venire bene in foto. «Se ci pensate, dovrebbe essere un fatto noto», ha detto Shur, che lavora a Flawless, «non è diverso dall’avere un truccatore, un parrucchiere, delle luci eccellenti, o fare correzioni ai colori: fa tutto parte di una macchina che lavora nel suo insieme». Perché allora tutta questa segretezza? «Se qualcuno ritocca una parte del tuo corpo, probabilmente non ti fa piacere vedere pubblicata la versione “prima della cura”», ha fatto giustamente notare Shur. In più gli attori non vogliono rivelare che nella vita reale dimostrano la loro età effettiva. Può essere negativo per gli affari.

Ovviamente questi ritocchi – esattamente come per le pubblicità di cosmetici photoshoppate – sollevano una domanda: agli spettatori viene propinata un’immagine di bellezza malsana e irraggiungibile? Sì e no. Guardare il viso naturale di un attore su uno schermo lungo 12 metri non è proprio una cosa normale. Le rughe risaltano molto di più se sono lunghe tre metri. E poi si tratta di film di cui si parla molto. «Quando Matt Damon interpreta un astronauta, non è per davvero un astronauta, e non si trova davvero su Marte», ha detto Westveer, «Se la sua immagine fosse ritoccata, le immagini che vedremmo non sarebbero quelle della persona reale. È una performance, e con il digitale noi contribuiamo a raccontare la storia».

Ma il lavoro cambia il modo in cui gli esperti di effetti visivi vedono le persone reali? «Assolutamente», ha detto Bunker, «mi avvicino alle persone e dico: “Hai una pelle magnifica”. Di sicuro pensano che ci stia provando, e allora poi dico loro che lo faccio per lavoro». I professionisti del settore sanno riconoscere un lavoro fatto male, sia sullo schermo che nella vita reale (un segno che rivela un ritocco fatto male è per esempio uno sguardo sfocato e poco concentrato). Secondo Botham una delle sfide più grandi è lavorare su persone che hanno subito interventi di chirurgia plastica e «farle sembrare più giovani aggirando i loro ritocchi». Botham non può fare nomi, il che significa che nessuno nota le trasformazioni che lui e i suoi colleghi realizzano. Non ci sarà mai una categoria degli Oscar dedicata a loro: dopo tutto le persone conoscono solo il risultato del lavoro, e secondo Bunker «dovrebbe essere una premiazione a porte chiuse».

© 2016 – Washington Post

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