I gialli ambientati a Milano che si leggono a Milano

Scritti da Dario Crapanzano e pubblicati prima da un piccolo editore di Genova e ora da Mondadori

Dario Crapanzano (Mondadori)

Fratelli Frilli editore – sottotitolo «brividi noir brividi thriller» – è una piccola casa editrice genovese nata nel 2000 con un’idea: pubblicare gialli con una fortissima ambientazione locale per venderli sui luoghi del delitto. I libri hanno le copertine con i bordi gialli, le foto in bianco e nero ritagliate, e titoli come Tre trifole per Rebaudengo di Cristina Rava, Sangue nel Redefossi di Gino Marchitelli, La garçonniere di Monza di Antonio Caron, Risaia crudele di Alessandro Reali, Bologna destinazione notte di Roberto Carboni, Nature morte a Firenze di Simone Togneri. «Il punto di partenza è stata Genova, ovviamente», dice Marco Frilli, il fondatore, che nei precedenti trent’anni ha lavorato come commerciale per Laterza, «ma siamo riusciti a valicare l’Appennino, allargandoci a Piemonte, Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e Sardegna. Qualche cosina riusciamo a farla in Sicilia. Il nostro problema è che facendo nuovi autori, proponevamo sconosciuti. Così abbiamo pensato di localizzare molto le storie in modo da avere uno zoccolo duro». Anche di vendite.

Bacci Pagano. Una storia da Carruggi, il primo libro di Bruno Morchio – che oggi pubblica con Garzanti e Rizzoli – ha superato le 40 mila copie e continua a vendere imperterrito a dieci anni dalla prima edizione. Gli altri tre libri della serie – La creuza degli ulivi, Maccaia, Bacci Pagano cerca giustizia – sono tra le 20 e 30 mila copie. Altri bestseller – ma sulle 10 mila copie – sono i 16 romanzi di Maria Masella che uniscono il giallo al rosa, dato che il commissario Mariani della questura di Genova è un impenitente sciupafemmine. Alla Fratelli Frilli lavorano cinque persone, il fatturato è di 500mila euro all’anno, di cui ben 100 mila fatti con gli eBook. «Non avendo distribuzione, chi vuole un nostro libro e abita altrove fa prima a comprarlo online». Il primo successo fuori da Genova sono i noir ambientati nella Milano degli anni Cinquanta di Dario Crapanzano sul commissario Arrigoni – Il Giallo di via Tadino, Arrigoni e la bella di Chiaravalle, Arrigoni e il caso di piazzale Loreto e Il delitto di via Brera – che per mesi si sono installati nei primi posti delle classifiche milanesi. Si sono fatti avanti altri editori: Feltrinelli, Garzanti, Rizzoli, Giunti. Ma alla fine ha vinto Mondadori che ha firmato per i prossimi romanzi di Arrigoni e ha rilevato anche la backlist, cioè i titoli precedente pubblicati.

«Non avrei voluto cedere», dice Frilli, «ma si metta nei miei panni, provi lei a trattenere un autore attirato dalla possibilità di entrare nel catalogo Mondadori. Però i diritti sono ancora nostri. Li abbiamo ceduti solo in sub-licenza per sette anni insieme al diritto di opzione per i prossimi romanzi di Arrigoni scritti entro cinque anni. È stata una trattativa complicata». Le è spiaciuto? «Antonio Ricciardi, il precedente direttore editoriale della Mondadori, mi disse: “Voi fate il lavoro di ricerca, noi siamo dei moltiplicatori”. Aveva ragione. Uno che scopre nuovi autori di gialli, alla Mondadori costerebbe almeno 50 mila euro all’anno. Quindi gli conviene andare a comprarli. Cosa vuole, ogni giorno mi telefonano case editrici, ma pensano che a Genova abbiamo l’anello al naso. Offrono 3-4mila euro e io dico di no».

Con Mondadori i romanzi di Crapanzano – che nel frattempo sono diventati sei: Arrigoni e l’omicidio di via Vitruvio e Arrigoni e l’assassinio del prete bello – vendono ovviamente di più, essendo meglio distribuiti e promossi, ma non sembra che abbiano ancora fatto un salto sostanziale di vendite. Da Mondadori però sono molto contenti, e Crapanzano pure. «Sulle copertine abbiamo mantenuto il giallo», dice Carlo Carabba, editor di narrativa italiana e straniera di Mondadori «e puntato sui mezzi di trasporto dell’epoca: la Lambretta, la Topolino, il tram». L’idea è quella di una nuova collana che punta sul territorio? Carabba risponde: «Vedremo, ma la forte localizzazione è l’elemento da cui volevo partire per una nuova linea Crime. Volevamo ritornare al giallo, che negli ultimi decenni abbiamo lasciato un po’ a Sellerio, nonostante la storia che abbiamo». Carabba si riferisce, ovviamente, ai gloriosi Gialli Mondadori diretti da Alberto Tedeschi e, poi, Laura Grimaldi e Oreste del Buono, la collana di noir e polizieschi che dagli anni Trenta ai Novanta rappresentarono un punto di riferimento assoluto per gli amanti del genere. I libri gialli e noir, infatti, hanno una caratteristica golosissima per gli editori: sono seriali, quindi quando funzionano sono una rendita, perché contano su lettori bulimici che leggono tanto, in fretta e senza perdersi in sottigliezze. Oltre ai noir su Milano di Crapanzano, Mondadori sta pubblicando anche i noir di Filippo Bologna ambientati in Versilia, e quelli di Fabio Santi in Friuli.

Le città sono, da sempre, un ingrediente fondamentale del genere. L’elenco è lunghissimo: la Londra di Sherlock Holmes/Conan Doyle, la Parigi di Maigret/Simenon, la Los Angeles di Philip Marlow/Chandler, la Marsiglia di Fabio Montale/Jean-Claude Izzo, la Barcellona di Pepe Carvalho/Vasquez Montalban, e in Italia la Milano di Duca Lamberti/Scerbanenco fino alla Vigata di Montalbano/Camilleri e alla Napoli degli anni Trenta di Ricciardi/De Giovanni. Spesso nei noir i luoghi contano più delle trame, perché danno l’atmosfera e permettono a chi legge di identificarsi e riconoscere luoghi e figure. Ma accanto ai luoghi ci sono i tempi che li modellano e popolano di oggetti e persone. Anche Dario Crapanzano è partito da qui: «A me piaceva l’idea di scrivere qualcosa sulla vecchia Milano del dopoguerra, quella di quando ero bambino. Ma di saggi ce n’erano tanti. Così mi sono detto: chissà se facessi un giallo, chissà se son capace. Così ci ho provato e Frilli è stato il primo a rispondere. Il giallo è stato una scusa per raccontare dei luoghi. Anche in Maigret, dove spesso la trama vale poco, e in Camilleri per me la cosa più apprezzabile sono le descrizioni ambientali».

Come Camilleri, anche Crapanzano ha iniziato a scrivere molto tardi, a settant’anni, dopo una vita passata in pubblicità (faceva l’account per la NCK di Alfredo Rainis): la distanza aiuta a raccontare. La zona in cui si muove Arrigoni è quella di porta Venezia, l’antico Lazzaretto, la stessa dove si svolge un libro disturbante fino alla bellezza: I milanesi ammazzano al sabato di Giorgio Scerbanenco. «È la zona dove sono nato», dice Crapanzano, «in una casa di ringhiera in via Casati al numero 2. Quindi il materiale è la mia memoria, le cose viste con i miei occhi. Anche allora era un posto molto vivace, pieno di botteghe dove tutto si vendeva sfuso. C’era l’ulià, il vinaio con il bottiglione, il latte in bottiglia. Il primo supermercato lo hanno aperto in viale Regina Giovanna nel 1956. In via Melzo mi ricordo la casa della tuta, una cosa spettacolosa, con due omoni di legno o gesso all’entrata con una tuta da motociclista».

Quando Mondadori – che a differenza di Frilli ha un ufficio stampa – ha organizzato una passeggiata con Crapanzano sui luoghi del commissario Arrigoni, si è presentata una piccola folla. «Molti lettori sono interessati a scoprire luoghi o ritrovarli, e a ricordare usi e costumi: l’uomo del ghiaccio, i funerali con i cavalli, il macinino del caffè, la muschiröla, una retina che si metteva sulle finestre per tenere fuori le mosche, il prete per scaldare il letto prima di andare a dormire, e anche il mattone messo in forno. In uno dei libri si assiste al debutto di una modernissima penna BIC», ricorda Crapanzano. Frilli, prima, e Mondadori ora hanno intercettato una tendenza generale, iniziata nell’alimentazione: puntare sul territorio e la nostalgia.

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