Colonia

Cosa sappiamo delle aggressioni di Colonia

Non ci sono novità sulle molestie sessuali di massa della notte di Capodanno, ma circolano sempre più critiche contro la polizia e il sindaco della città

Colonia
Agenti di polizia alla stazione centrale di Colonia, 6 gennaio 2016 (Oliver Berg/picture-alliance/dpa/AP Images)

Aggiornamento 16:50 – Alcune agenzie di news e giornali tedeschi, tra cui dpa e Spiegel, hanno scritto che il capo della polizia di Colonia, Wolfgang Albers, rinuncerà al suo incarico a causa dei fatti successi nella notte tra il 31 dicembre e l’1 gennaio. La notizia non è ancora stata confermata da fonti ufficiali.

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I giornali internazionali continuano a parlare molto di quello che è accaduto a Colonia la notte tra giovedì 31 dicembre e venerdì 1 gennaio, quando decine di donne sono state molestate e aggredite sessualmente nella zona centrale della città, vicino alla stazione. La polizia ha parlato di «crimini di una dimensione completamente nuova» e decine di uomini coinvolti, di origine araba o nordafricana. Giovedì la Bild ha scritto di avere visto un documento interno della polizia di Colonia che descriveva la situazione di caos che si sono trovati di fronte i poliziotti una volta arrivati alla stazione la notte tra il 31 dicembre e l’1 gennaio: tra le altre cose, nel documento si parla di donne molto spaventate e migliaia di persone attorno alla stazione – principalmente uomini immigrati – che lanciavano petardi in maniera indiscriminata contro la folla.

Le indagini
Sul piano delle indagini non ci sono molte novità. Finora sono state presentate circa 90 denunce penali, tra queste anche due per stupro. La polizia sta analizzando alcuni video girati con i cellulari e registrati dalle telecamere a circuito chiuso che si trovano nella zona della stazione, per cercare di identificare gli aggressori. Il capo della polizia di Colonia, Wolfgang Albers, ha però anticipato che è un lavoro molto complicato a causa del «caos in cui gli assalti si sono verificati» e della difficoltà in cui si sono trovate le vittime: «Le donne erano in una situazione molto difficile. Avevano paura, volevano solo andare via e, naturalmente, non hanno notato alcun volto in particolare». Albers ha precisato infatti che in molte delle denunce e segnalazioni presentate mancano le descrizioni dettagliate degli autori. Mercoledì 6 gennaio il ministro dell’Interno del Land di Renania Settentrionale-Vestfalia, Ralf Jaeger, ha detto che la polizia tedesca ha identificato tre persone sospettate di aver partecipato alle aggressioni e molestie, ma che non è stato fatto alcun arresto. Ha anche annunciato l’arrivo di «un rapporto molto dettagliato» entro la settimana.

Nel frattempo ci sono maggiori notizie su una situazione simile a quella di Colonia che si è verificata, sempre a Capodanno, ad Amburgo. Mercoledì 6 gennaio la polizia di Amburgo ha detto di aver ricevuto 53 denunce e che più della metà hanno a che fare con molestie sessuali. Le denunce sono state presentate da donne di età compresa tra i 18 e i 25 anni che sono state aggredite in gruppo nella zona di Reeperbahn, famosa per i suoi locali e negozi, tra cui strip club e sex shop. Anche in questo caso le vittime e i testimoni hanno descritto gli aggressori dicendo che erano uomini dalla pelle scura. Su scala minore, ma aggressioni simili e denunce penali sono state presentate anche a Stoccarda, Francoforte e Düsseldorf.

Le critiche contro il sindaco di Colonia
Molti giornali si occupano da ieri delle dichiarazioni del sindaco di Colonia Henriette Reker, che si è da poco insediata dopo essere stata vittima di un accoltellamento durante la campagna elettorale. Subito dopo le aggressioni Reker aveva parlato di «attacchi mostruosi» e aveva convocato una riunione di emergenza. Dopodiché, in una conferenza stampa ai giornalisti, aveva detto che le autorità avrebbero pubblicato sul sito della città delle linee guida rivolte alle donne: una specie di “codice di comportamento” per prevenire le aggressioni come quelle avvenute nella notte di Capodanno. Reker ha raccomandato alle donne di tenersi lontane dagli estranei nei luoghi pubblici, a «una distanza equivalente alla lunghezza di un braccio», di non isolarsi, di chiedere subito aiuto a un passante in caso di molestie o di chiamare la polizia.

Ci sono state moltissime reazioni negative alle sue parole, che in qualche modo responsabilizzano più le vittime che i colpevoli. Reker ha scelto insomma di concentrarsi sul comportamento delle donne piuttosto che su quello degli autori; su Twitter è stato molto usato l’hashtag #EineArmlaenge, cioè “tieniti a un braccio di distanza”. Anche diversi politici hanno criticato Reker, compreso il ministro della giustizia Heiko Maas, dicendo che non sono di certo le donne a dover adeguare o modificare il loro comportamento ma gli uomini che commettono questo tipo di attacchi a dover essere puniti, chiunque siano o da dove provengano. Manuela Schwesig, ministra della Famiglia, ha condannato le osservazioni di Reker, dicendo che «Il tempo in cui le donne non dovevano portare le minigonne è finito».

È colpa dei migranti?
Henriette Reker ha anche detto che «non tutti gli aggressori sono dei rifugiati arrivati da poco in Germania. Alcuni di loro erano da tempo conosciuti alle forze dell’ordine. Se alcuni richiedenti asilo sono colpevoli verranno presi provvedimenti, ma questo non deve indurre a reazioni discriminatorie nei loro confronti». Gli attacchi di Capodanno sono stati strumentalizzati dai partiti politici di estrema destra e dai gruppi contro gli stranieri e contro l’Islam per criticare la politica della cancelliera Angela Merkel in materia di immigrazione e accoglienza.

Il movimento PEGIDA (Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des Abendlandes che significa “Europei patriottici contro l’islamizzazione dell’Occidente”) per esempio ha pubblicato su Facebook numerosi commenti molto violenti contro i migranti sugli attacchi di Colonia. Il partito euroscettico Alternative für Deutschland, fondato nel 2013, ha proposto anche di chiudere le frontiere e di espellere i «richiedenti asilo che hanno commesso dei reati».

La ministra tedesca per l’Integrazione, Aydan Özoguz, ha chiesto invece una rapida indagine «perché, da una parte, le donne hanno bisogno di chiarezza e, dall’altra, i rifugiati e gli stranieri in generale stanno rapidamente diventando il bersaglio dei sospetti». Anche la cancelliera Angela Merkel ha chiesto una dura risposta agli attacchi: «Si deve fare tutto il possibile per identificare quanto prima i colpevoli e punirli, da dovunque arrivino».

Critiche
Oltre alle accuse contro i migranti, ci sono poi diverse altre critiche contro l’amministrazione della città, i media e la polizia: per aver sottovalutato quello che è successo, nel migliore dei casi, o addirittura per aver cercato di insabbiarlo ed evitare, in questo modo, di alimentare una reazione violenta contro i profughi. Gli assalti inizialmente non sono stati segnalati dalla polizia e sono stati in gran parte ignorati dai media tedeschi nei giorni successivi.

Il capo della polizia della città durante una conferenza stampa, ha ammesso che il primo messaggio pubblicato su Twitter dalla polizia nella mattinata del primo gennaio non corrispondeva alla realtà. Nel messaggio si diceva che il bilancio della notte appena trascorsa era positivo. «Questa informazione era falsa», ha detto Albers, aggiungendo che gli agenti erano venuti a conoscenza delle aggressioni già nella notte ma che solamente il giorno successivo era diventata chiara la dimensione di quello che era accaduto. Diversi testimoni hanno detto che gli agenti erano presenti ma che non sono riusciti a fermare gli attacchi: sembravano sorpresi e travolti da quello che stava accadendo. Diverse critiche alla polizia sono state rivolte anche dal ministro dell’interno Thomas De Maizière: De Maizière ha detto che dopo che la polizia aveva sgomberato la piazza vicina il duomo dagli uomini che lanciavano petardi contro i passanti, «sono successe quelle cose e la polizia ha aspettato che arrivassero le denunce: non può lavorare così». Il sindacato della polizia tedesca è intervenuto in difesa dei colleghi di Colonia ricordando che negli scorsi mesi molti agenti sono stati spostati al confine con l’Austria a causa della “crisi dei migranti”.

Diverse attiviste femministe e Barbara Steffens, la ministra dell’emancipazione della regione Nordreno-Vestfalia, hanno cercato di spostare l’attenzione spiegando che le aggressioni di Capodanno sono state «la punta di un iceberg» di una situazione molto più grave e diffusa: l’abuso di potere da parte degli uomini, migranti o no, nei confronti delle donne. La responsabile di un centro anti-stupro di Colonia intervistata da BBC ha precisato che la violenza sessuale è un problema che riguarda gli uomini di qualsiasi origine e che i dati più recenti sulla violenza di genere in Germania mostrano come la maggioranza delle persone che commettono reati sessuali non siano dei migranti: in due terzi dei casi l’autore è noto alla vittima. Anche le persone che hanno manifestato a Colonia dopo gli attacchi hanno chiesto al governo di fare di più per contrastare la violenza di genere. Molti giornali scrivono infine che i fatti di Colonia hanno reso evidente come la sfida politica principale di Angela Merkel sia ora diventata l’integrazione dei nuovi migranti in Germania e come le differenze culturali e i differenti codici sociali che regolano i rapporti tra uomini e donne nell’Islam sia un problema da non sottovalutare.

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