Il mito di Carlos Gardel, 80 anni dopo

Un leggendario interprete del tango – insieme ad Astor Piazzolla – morì il 24 giugno 1935 in un incidente aereo

Un ritratto di Carlos Gardel nel quartiere di Abasto, dov'è cresciuto, a Buenos Aires nel 2006. (Getty Images)

Il 24 giugno del 1935, ottant’anni fa, morì in un incidente aereo a Medellín, in Colombia, il leggendario cantante di tango Carlos Gardel, che ha contribuito a diffondere il genere musicale in Europa e in tutta l’America Latina. Gardel all’epoca aveva 44 anni, era già considerato il più importante interprete del tango al mondo ed era un vero e proprio divo, definito una sorta di Rodolfo Valentino sudamericano: con una profonda voce da baritono, elegante e curato (spesso si truccava gli occhi e la pelle del viso), amato dalle donne grazie all’aria affascinante e carismatica, alimentata dai testi struggenti delle sue canzoni e dai ruoli drammatici e sentimentali dei film in cui aveva recitato. La morte tragica, quand’era ancora giovane e all’apice del successo, contribuì ulteriormente al suo mito: si diffusero molte leggende che lo davano per sopravvissuto, mentre si usa ancora dire che «Gardel canta ogni giorno meglio», per sottolineare che la sua fama continua a crescere.

Volver

Il vero nome di Carlos Gardel era Charles Romuald Gardès: era infatti nato a Tolosa, in Francia, l’11 dicembre del 1890, da una ragazza madre che quando lui aveva due anni emigrò a Buenos Aires, in Argentina. Il luogo e la data di nascita sono comunque oggetto di controversia tra gli studiosi. Secondo alcuni sarebbe nato a Tacuarembó, in Uruguay, nel 1887: sarebbe stato il figlio di un ricco proprietario terriero e della sua nuora 13enne, e sarebbe stato affidato a una ragazza, la madre di Gardel appunto, che passava di lì con una compagnia di danza. La storia, secondo alcuni, è confermata dalla richiesta di Gardel di ottenere la cittadinanza uruguayana nel 1920. Secondo altri l’avrebbe fatto solo per evitare problemi in vista di un tour in Francia: Gardel era ancora cittadino francese e non si era presentato a combattere durante la Prima guerra mondiale, come avrebbe invece dovuto. Com’è facile immaginare, il mistero attorno alla sua nascita e le sue umili origini hanno ulteriormente contribuito al suo mito.

Mi Buenos Aires Querido

Gardel abbandonò la scuola a 15 anni dopo un’infanzia povera e complicata, e iniziò a mantenersi cantando musica popolare alle fiere e alle feste private. Cominciò a cantare con José Razzano; dal 1915 divennero piuttosto famosi a Buenos Aires, e continuarono a fare coppia per dieci anni. La svolta nella carriera di Gardel avvenne però il 3 gennaio del 1917, quando si esibì al teatro Esmeralda della città e cantò per la prima volta un tango. All’epoca il tango era una musica esclusivamente strumentale e perlopiù allegra, ballata nelle feste popolari tra i ceti popolari, ed era ancora lontano dai toni tristi, nostalgici e struggenti delle canzoni di Gardel, amate e ballate dalle classi agiate e benestanti. Quella sera Gardel decise di cantare – andando contro il parere di tutti, compreso Razzano che lo lasciò solo sul palco e si sedette tra il pubblico – Mi noche triste. La canzone era stata composta nel 1915 da Samuel Castriota a Buenos Aires e poco dopo il poeta argentino Pascual Contursi aveva composto un testo non autorizzato da Castriota: parlava di un ragazzo innamorato di una prostituita, che sperava di essere ricambiato. L’interpretazione di Gardel fu un successo: diede il via al tango cantato e fu anche la prima canzone che incise, e che vendette 10mila copie.

Mi noche triste

Nel 1925 Gardel partì per un tour in Europa: il suo arrivo a Parigi trasformò il tango in un fenomeno raffinato e alla moda, aprendogli le porte dei salotti bene di Buenos Aires e della altre città latinoamericane. Vendette una valanga di dischi – circa 70mila copie nei primi tre mesi del 1928, durante il tour in Francia – e le sue musiche erano cantate da Bing Crosby, Charles Chaplin ed Enrico Caruso. Visto il suo successo la Paramount gli propose di recitare in film drammatici e sentimentali, come Cuesta abajo (1934) e El día que me quieras (1935). Proprio sul set di quest’ultimo film, girato a New York nel 1934, conobbe Astor Piazzolla, che dopo di lui divenne il più importante compositore di tango del Novecento.

Por una cabeza

All’epoca Piazzolla aveva 13 anni ed era emigrato con la sua famiglia dall’Argentina a New York; suonava – male – il bandoneon (lo strumento tipico del tango) e venne assunto per interpretare uno strillone nel film e accompagnare ogni tanto Gardel al bandoneon. Gardel lo prese in simpatia, iniziò a frequentare la sua famiglia e alla fine propose al ragazzino di unirsi al suo gruppo; ma la famiglia di Piazzolla rifiutò salvandogli, forse, la vita. Gardel aveva infatti intrapreso il suo ultimo tour, in America Latina, dove era accolto ovunque da teatri pieni e da una folla di ammiratori. Il 28 giugno del 1935 era salito sull’aereo che lo avrebbe dovuto portare da Bogotà a Cali, in Colombia, con uno scalo a Medellín. Quando l’aereo riprese il volo si scontrò con un altro aereo (probabilmente a causa del forte vento, anche se pure qui le teorie complottiste abbondano): Gardel morì nell’incidente insieme al cantautore Alfredo Le Pera, ai chitarristi Guillermo Desiderio Barbieri e Ángel Domingo Riverol, e alcuni amici. Tra le canzoni più famose di Gardel ci sono – oltre a Mi noche tristeVolver, Caminito, Silencio, Mi Buenos Aires querido, Melodía de arrabal e El día que me quieras.

El día que me quieras

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