Perché la “Grande onda” di Hokusai è così famosa

Il Wall Street Journal racconta quello che sta intorno all'immagine più famosa dell'arte giapponese, e come è diventata così familiare

In occasione di due recenti mostre a Parigi e Berlino dedicate all’artista giapponese Katsushika Hokusai, il Wall Street Journal ha raccontato l’origine e la popolarità della sua opera più famosa, la xilografia “La grande onda di Kanagawa”: una delle opere d’arte non occidentali più conosciute al mondo. Hokusai, che era nato a Tokyo nel 1760 e morì nel 1849, realizzò “La grande onda” negli anni Trenta dell’Ottocento, in una serie chiamata “36 vedute del Monte Fuji”: ad oggi ne esistono circa cento esemplari, sui più di cinquemila che furono prodotti all’epoca (con una tecnica di stampa su legno in stile Ukiyo-e, cioè dai soggetti leggeri adatti alla classe borghese). I due esemplari meglio conservati al mondo della “Grande onda” oggi sono al Metropolitan Museum of Art di New York e al British Museum di Londra.

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JAPANESE ART

“La grande onda” raffigura un tratto di mare molto agitato in cui navigano due barche di pescatori, vicino a Kanagawa (nei dintorni di Tokyo). Sullo sfondo si vede il Monte Fuji, il monte più alto del Giappone, raffigurato con lo stesso colore del mare. “La grande onda” mescola tratti tipici dell’arte orientale, come il profilo delle barche e dei pescatori, a tratti tipicamente occidentali, come l’uso della prospettiva per raffigurare il Monte Fuji. La spuma generata dall’onda al centro del dipinto, grazie a una specie di gioco artistico, può essere confusa con i fiocchi di neve che cadono sul Monte Fuji, la cui cima è innevata. In molti hanno ipotizzato che il “protagonista” del dipinto non sia l’onda, come capita di pensare a chiunque osservi il quadro inizialmente: in Giappone infatti è abitudine leggere e osservare le immagini da destra a sinistra, e questo potrebbe indicare che Hokusai volesse attirare l’attenzione sulle difficoltà dei pescatori.

Hokusai divenne molto famoso solo alla fine dell’Ottocento quando le riproduzioni delle sue stampe vennero scoperte essendo usate come carta d’imballaggio per oggetti preziosi spediti dal Giappone: da allora “La grande onda” ha ottenuto un esteso successo – «è diventata virale», dice il Wall Street Journal – ed è stata utilizzata negli ambiti più disparati, diventando familiare a moltissime persone che spesso non conoscono neanche il nome del suo autore. Per fare alcuni esempi, nel 1905, il compositore francese Claude Debussy la mise in copertina del suo poema sinfonico La Mer. La nota società produttrice di jeans Levi’s, fra le altre, l’ha utilizzata in una campagna pubblicitaria. Di recente, Apple l’ha stilizzata in una emoji e Google l’ha celebrata il 31 ottobre del 2010 con un doodle in occasione dell’anniversario della nascita di Hokusai.

(La grande mostra di Hokusai a Parigi)

La storica dell’arte Christine Guth, che ha appena pubblicato un libro intitolato La Grande onda di Hokusai, ha collegato la diffusione della Grande Onda allo tsunami che avvenne nel nord del Giappone il 15 giugno 1896, che causò la morte di circa 22mila persone. In seguito a quell’evento cominciò a diffondersi in Occidente la parola tsunami, che venne presto associata alla “Grande onda” (nonostante non raffiguri davvero uno tsunami, ma solamente un tratto di mare molto agitato). Sebbene durante gli ultimi anni della propria vita Hokusai fosse piuttosto famoso in Giappone, il Wall Street Journal scrive che prima di dipingere la serie sul Monte Fuji aveva problemi economici che quelle opere aiutarono a superare. Un’altra versione è che l’abbia realizzata per pagare i debiti di gioco di suo nipote. Secondo Hokusai stesso tutte le opere che aveva realizzato prima della serie sul Monte Fuji «non sono degne di nota»: in realtà, Hokusai realizzò decine di dipinti e stampe molto apprezzate, oltre ai cosiddetti manga, una raccolta di 15 libricini con circa 4mila xilografie considerati gli antenati degli attuali fumetti.

La grande popolarità contemporanea della Grande Onda è ovviamente legata anche all’immediatezza del suo soggetto, alla sua semplicità e al richiamo del tema naturale e delle sfumature di colore attraenti e omogenee. Maki Fukuoka, che insegna lingua e cultura asiatica al Royal College of Art di Londra, ha detto che l’immagine ottenne un successo così esteso proprio perché «il pubblico europeo, inclusi gli artisti, non avevano mai visto niente di simile: né in termini di materiali né in termini di stampa su legno». Fukuoka ha aggiunto che il dipinto provoca «una specie di comprensione immediata di ciò che significa. Si tratta di un soggetto piuttosto semplice, ma che rimane bene in mente».

foto: la copia della “Grande onda” posseduta dal Centro di Cultura Giapponese di Washington (AP Photo/Japan Information and Culture Center)

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