Dodici canzoni di Mina

Da riascoltarle oggi che compie 75 anni, visto che cantarle come fa lei è impossibile

Mina è nata a Busto Arsizio, in provincia di Varese, il 25 marzo 1940: oggi compie 75 anni. Queste sono le dodici canzoni che Luca Sofri, il peraltro direttore del Post, ha scelto per il suo libro Playlist, per chi è più giovane e non le conosce, o per quelli che invece le sanno a memoria e vogliono una scusa per riascoltarle, visto che cantarle come lei non è per niente facile.

Mina
(1940, Busto Arsizio,Varese)
Qualsiasi cosa detta sulla voce di Mina e su quello che sa farci suona banale, e quindi non se ne dirà niente (ha una voce sensazionale! ha una voce sensazionale!). Certo, avesse osato un po’ di più con la musica, ci sarebbe stato da divertirsi. Ma lei niente – covers al chilo, da un certo punto in poi – e così ci troviamo con un mucchio di belle canzoni ben cantate, ogni anno da quarant’anni.

Città vuota
(1963)
Il concetto è lo stesso di “Amore lontanissimo” di Antonella Ruggiero (assai successiva, come si sa): io sono qui che ti aspetto e per strada intorno a me fanno tutti come se niente fosse, insensibili.

Se telefonando
(1966)
Non solo la musica di “Se telefonando” era stata scritta da Ennio Morricone, ma le parole sono di Maurizio Costanzo.
“Se telefonando io potessi dirti addio ti chiamerei
Se io rivedendoti fossi certa che non soffri ti rivedrei

Se guardandoti negli occhi sapessi dirti basta ti guarderei
Ma non so spiegarti che il nostro amore appena nato è già finito”

Complimenti.

Vorrei che fosse amore
(Canzonissima, 1968)
Nel 1968 Canzonissima fu presentata da Mina, Walter Chiari e Paolo Panelli. La sigla era “Vorrei che fosse amore”, e l’arrangiamento è conseguentemente teatrale ed enfatico. Fatta unplugged, potrebbe guadagnare molto.

Un’ombra
(1969)
Pappa-pappa-pappappara papparappara…. Grande attacco, e poi lei ci spiega che è da un anno che non lo vede, ma stasera passa sotto casa sua e c’è la luce accesa, e sai che c’è? Quasi quasi salgo, e tu “sorriderai, stasera ancora, mi perdonerai: io ti amo più che mai, e questa volta per sempre sarà”. Solo che a guardar bene la finestra, la luce accesa proietta anche una seconda ombra. E dopo un po’ la luce si spegne. Insomma, una tragedia: ma lei almeno se ne accorge prima di salire, prima di fare la figura di Battisti in “Fiori rosa, fiori di pesco” (anche lì era un anno: periodo sfigatissimo).

Insieme
(1970)
“Io non ti conosco, io non so chi sei”. Le due più belle canzoni di Mina – “Insieme” e “Amor mio” – le hanno scritte Mogol e Battisti, sarà un caso. “Insieme” è un pezzo soul, in cui suona la Premiata Forneria Marconi.

Io e te da soli
(1970)
Ancora scritta da Mogol e Battisti, ancora suonata dalla PFM (e Battisti al pianoforte). Più gospel, stavolta, e il grosso del lavoro lo fa Mina: “Per pietà, per carità!”.

Amor mio

(Mina, 1971)
Attacco di chitarre molto alla Battisti (che ha scritto con Mogol anche questa), e poi un altro gospel. Lei è stata troppo amata, mentre lui non se l’è mai filato nessuno fino a che lei non l’ha raccolto a un angolo di strada: a sentir lei, almeno. Comunque: hanno per amico Dio, e lui li guarda e sorride.
Fu il terzo singolo più venduto del 1971, dopo “Pensieri e parole” di Battisti e “Tanta voglia di lei” dei Pooh.

Grande, grande, grande
(Mina, 1971)
“Sei peggio di un bambino capriccioso”. “Grande, grande, grande” pone un’annosa questione: se una donna preferisca una vita di tormenti e passioni con un uomo tutto genio e sregolatezza, o la tranquilla sicurezza di un coniuge devoto e disponibile che si ricorda le date degli anniversari. Mina si schiera per la prima soluzione, ma è notoriamente in minoranza: e forse bluffa. La musica è di Tony  Renis, e la cantò in inglese Shirley Bassey come “Never, never, never”.

La mente torna
(1971)
Scritta da Battisti e Mogol con quel maschilismo di cui erano spesso capaci. La strofa racconta un’ansiosa e incerta intenzione di emanciparsi da uno che torna a casa, la ignora e apre il giornale: “mi sento donna… io voglio vivere anche per me”. Invece nel ritornello arriva un’apertura trionfale e liberatoria che celebra l’inevitabile addomesticamento all’uomo di casa: “Mi parli tu, la mente torna, il cuore mio quasi si ferma: e intorno a me lo spazio immenso che persino io non ho più senso. Mi parli tu, il mondo è acceso, quello che era mio tu l’hai già preso: non ci son più per me esitazioni, ti chiedo solo se mi perdoni”.
E allora arrangiati.

Buonanotte buonanotte
(Kyrie, 1980)
Buon vecchio modello di canzone elencatoria, ma qui è venuto benone.
 “Buonanotte buonanotte
 ai delfini, ai naviganti,
 ai lampioni, ai fiori e 
ai vecchi mendicanti, 
buonanotte a voi amanti”

Devi dirmi di sì
(1983)
Il figlio di Mina, Massimiliano Pani, a un certo punto ha cominciato a scrivere per lei, facendo belle cose (anche in “Via di qua”). Ha anche lavorato sugli arrangiamenti, in un modo che invece suona un po’ più datato.

Via di qua

(Si, Buana, 1986)
Bella canzone, malgrado l’incorreggibile cantare sopra le righe di Fausto Leali e il coro ridondante. Meglio che la canti da sola: se lo meritano le due grandi melodie e un testo niente male, fatto di “qualcheduno” (c’è un altro “quaccheduno” in “Basta ‘na jurnata ‘e sole” di Pino Daniele), semafori rossi e camion di spazzatura col lampeggiatore giallo e blu.

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