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  • sabato 21 marzo 2015

Storia di una coppia lesbica a inizio Ottocento

di Sarah Kaplan - Washington Post

Charity Bryant e Sylvia Drake convissero per oltre quarant'anni, praticamente da sposate, racconta una storica americana: per dire che no, non è una cosa mai vista

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Charity Bryant voleva stare nella piccola cittadina di campagna di Weybridge, nel Vermont, solo pochi giorni. Poi però incontrò Sylvia Drake. Drake aveva 22 anni ed era una brillante donna in cerca di una persona a lei affine. Bryant aveva sette anni in più, era intelligente e carismatica, esattamente il tipo di compagna che Drake stava cercando. Le due donne si innamorarono velocemente. Qualche mese dopo Bryant affittò un appartamento e chiese a Drake di diventare la sua coinquilina e moglie.

La storia di Bryant e Drake sembra presa dalla sezione di costume di un giornale del Ventunesimo secolo, ma è successa circa duecento anni fa. Rachel Hope Cleves, professoressa associata di Storia alla University of Victoria, ha raccontato la storia di Bryant e Drake in un lungo articolo sulle coppie omosessuali negli ultimi 500 anni negli Stati Uniti, pubblicato sull’ultimo numero del Journal of American History, un’importante rivista scientifica che si occupa di storia americana. La stessa storia Cleves l’aveva già raccontata in un libro pubblicato nel 2014, Charity and Sylvia: A Same-Sex Marriage in Early America. «La tradizionale narrazione dei matrimoni omosessuali dice che sono una cosa molto nuova: la realtà è che si sono diffusi con le migrazioni dell’uomo» ha spiegato Cleves.

Quella di Bryant e Drake non è il primo esempio di unione di questo tipo di cui si ha notizia: già a metà del Cinquecento il conquistatore spagnolo Alvar Nunez Cabeza de Vaca raccontava di una tradizione osservata in diverse popolazioni del Golfo del Messico, che prevedeva che un uomo sposasse un altro uomo. E in diversi articoli usciti su giornali del Settecento e dell’Ottocento si raccontano con toni sensazionalistici di “mariti femmina”, donne che si travestivano da uomini e sposavano altre donne, per amore o per soldi. I minatori californiani Jason Chamberlain e John Caffee, per fare un altro esempio, vissero insieme per più di cinquant’anni nella seconda metà dell’Ottocento, e la gente che li conosceva li considerava “scapoli sposati”. La storia del matrimonio di Bryant e Drake, però, è di gran lunga la testimonianza migliore e più dettagliata di unione gay primitiva, sostiene Cleves.

Tutto cominciò nel 1807, quando Bryant andò a Weybridge per fare visita alla sorella maggiore di Drake. Drake era una specie di enigma per i suoi famigliari, che non riuscivano a capire perché lei – una 22enne praticamente zitella, per gli standard dell’inizio del Diciannovesimo secolo – respingesse di continuo gli spasimanti. Bryant aveva invece una certa reputazione: a 26 anni aveva già passato diverso tempo viaggiando per il Massachusetts. Aveva lavorato come insegnante e aveva avuto diverse relazioni con altre donne. Si trovava nel Vermont, in parte, per scappare dai pettegolezzi sul suo conto, ha spiegato Cleves. Bryant era anche un’esperta e abile sarta. E qualunque fosse la sua reputazione precedente, gli abitanti di Weybridge sembravano felici di averla in città e che confezionasse loro dei vestiti. Poco dopo essersi conosciute, Bryant assunse Drake come assistente: il loro rapporto si trasformò in un legame sentimentale e Bryant chiese a Drake di trasferirsi da lei. Le due donne potevano sfruttare la loro attività di sarte come pretesto per giustificare agli altri l’insolito accordo.

Weybridge era una città provinciale e conservatrice, non quella in cui ci si aspetterebbe una storia di questo tipo. Gli altri abitanti di Weybridge, tuttavia, tolleravano il matrimonio di Bryant e Drake, considerandolo un “segreto aperto”. «Quello che permetteva alla loro relazione di funzionare era quanto fosse pubblica: Charity e Sylvia erano estremamente stimate nella comunità. Facevano di tutto, da gestire associazioni di beneficenza locali a donare soldi alla chiesa. E le persone semplicemente decisero di non sapere quello che era sconveniente sapere». Le famiglie e i vicini di casa consideravano Bryant e Drake quasi “sposate”. William Cullen Bryant, poeta e giornalista nipote di Charity Bryant, scrisse in una lettera: «Nei loro giorni di gioventù si presero come compagne per la vita. Questa unione, non meno sacra per loro di quella sancita da un matrimonio, è sopravvissuta, in ininterrotta armonia, per quarant’anni, durante i quali hanno condiviso l’una con l’altra attività, piaceri e opere di carità quando erano in salute, e si sono prese cura teneramente l’una dell’altra in malattia». Un’altra persona del luogo, Hiram Harvey Hurlburt, scrisse del loro incontro sul suo diario: «Per come l’avevo sentita, Miss Bryant e Miss Drake erano sposate l’una con l’altra. Sentivo sempre dire che se la passavano bene insieme: Miss Bryant era l’uomo, e penso che fosse giusto così».

Cleves ha scritto che gli abitanti conservatori di Weybridge riconoscevano le due donne come una coppia senza affrontare il fatto che fossero lesbiche. Da parte loro, Bryant e Drake si consideravano sposate. Festeggiavano il giorno in cui erano andate a vivere assieme, trattandolo come il loro anniversario, e Bryant chiamava Drake la sua “helpmeet”, che negli Stati Uniti del Diciannovesimo secolo era un sinonimo di “sposa”. E su un reperto conservato all’Henry Sheldon Museum of Vermont History a Middlebury Drake aveva scritto ripetutamente il suo nome e quello di Bryant, come i teenager dei film. La loro relazione, secondo Cleves, era come quella della maggior parte delle altre coppie del 19esimo secolo. Avevano un ruolo sociale definito – Bryant era il “marito”, che gestiva gli affari, e Drake la “moglie” – e condividevano i soldi, la casa e il letto. Il fatto che il loro matrimonio non fosse riconosciuto ufficialmente aveva per loro un’importanza molto minore rispetto a quella che ha per molte coppie gay di oggi. Cleves ha scritto: «I diritti giuridici per cui si combatte oggi sarebbero stati meno rilevanti per Charity e Sylvia: non pagavano tasse federali né avevano un’assicurazione sanitaria privata». Cleves è una sostenitrice della legalizzazione dei matrimoni gay e pensa che conoscere la storia del matrimonio non ufficiale di Bryant e Drake possa aiutare le coppie gay di oggi a raggiungere un riconoscimento giuridico. Cleves sostiene che l’opposizione ai matrimoni gay si è a lungo basata sull’idea che il matrimonio è un’istituzione tradizionale, qualcosa che ha sempre e solo coinvolto un uomo e una donna: ma è un punto di vista che ignora la ricorrenza nella storia – non frequente ma ben documentata – di relazioni come quella di Bryant e Drake.

© Washington Post 2015

Foto: La copertina del libro Charity and Sylvia: A Same-Sex Marriage in Early America, raffigurante Bryant e Drake.

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