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L’inchiesta su Roma e il Tempo

Secondo l'ordinanza del GIP che ha fatto arrestare 37 persone e perquisire la casa dell'ex sindaco, il gruppo aveva anche ottenuto l'aiuto di uno dei grandi quotidiani romani

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Nell’ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari che ordina la custodia cautelare per 37 persone accusate dall’indagine su un’organizzazione criminale legata a parti dell’amministrazione pubblica romana, sono riferite moltissime vicende e casi in cui sono coinvolti gli indagati, ed episodi raccolti durante l’indagine. L’ordinanza è sia un atto giudiziario di oltre mille pagine che il canovaccio di una possibile fiction del genere “Romanzo criminale”, come hanno sottolineato molti quotidiani negli ultimi due giorni. Tra le cose raccontate ce n’è una che occupa appena una pagina, ma coinvolge nelle presunte manovre degli accusati il direttore di uno dei più importanti quotidiani di Roma, il Tempo. Questo è il passaggio dell’ordinanza.

In ultimo è da segnalare, l’articolo di giornale uscito il 12.3.2014 sul Il Tempo”, dal titolo “CENTRO RIFUGIATI BLOCCATO DAI FRANCESI. PALLA AL TAR”, volto a promuovere da parte del BUZZI e del CARMINATI, una campagna mediatica favorevole al primo (ovvero, al Consorzio Eriches 29, che si era aggiudicata la gara d’appalto europea bandita dalla Prefettura di Roma, nonostante l’esiguità del prezzo; ragione per la quale, in seguito al ricorso proposto dalla francese GEPSA il TAR aveva sospeso l’assegnazione) e volta ad ingenerare dubbi sull’imparzialità dell’autorità giudiziaria amministrativa, anche grazie all’intervento di ALEMANNO, per detta ragione ringraziato esplicitamente dal BUZZI, con l’invio, in 12.3.2014, del seguente SMS a MUCCARI Massimilano: “il grazie ad Alemanno perché abbiamo chiesto a lui di farci uscire sul Twmpo in chiave nazionale antifrancese” (RIT 1741/13 progr. 53815), seguito lo stesso giorno dal diretto ringraziamento all’interessato: “buongiorno Gianni e uscito un ottimo articolo su il Tempo ringrazia per noi il Direttore e ancora grazie per la tua disponibilità Un abbraccio S Buzzi” (RIT 1741/13 progr. 53839), sms al quale ALEMANNO rispondeva:”un abbraccio. Gianni” (RIT 1741/13, progr. 53851). In ordine alla vicenda in esame, il CARMINATI, diretto interessato, si era addirittura mosso di persona, incontrandosi, in data 13.3.2014, con il direttore del “Il Tempo” (v. conv. del 13.3.2014, RIT 2024/14, progr. 4); seguito da rapporti del BUZZI con la giornalista Valeria DI CORRADO che con l’on. Micaela Campana, che rispondendo, sul punto, al BUZZI, che sollecitava un’interrogazione parlamentare, chiudeva l’SMS, scrivendo”….bacio grande Capo”.

La vicenda è esposta nel dettaglio da pag. CLXVIII a CXCIII dell’informativa finale dei ROS dell’11.7.2014, alla quale ci si riporta e viene qui sommariamente richiamata al solo fine di rendere evidente come l’associazione operi nella “zona grigia”, tra lecito ed illecito, così cercando e riuscendo a raggiungere i propri scopi, considerando che, senza dubbio, l’attività delle cooperative riconducibili al BUZZI, portava “alle casse” dell’associazione enormi somme di denaro, tenuto conto delle gare che riesce, ben operando in detta “zona grigia” ad aggiudicarsi.

L’esposizione del GIP è un po’ farraginosa come i testi giudiziari, e lascia alcuni vuoti, ma ce ne sono di facili e interessanti da riempire. La questione a cui ci si riferisce è un appalto di 21 milioni per la gestione del Centro di accoglienza per rifugiati di Castelnuovo di Porto, pochi chilometri a nord di Roma. Quello che è successo è che la gara era stata vinta da un consorzio gestito dal gruppo degli accusati, di cui si occupava principalmente Salvatore Buzzi, uno dei più importanti arrestati di martedì (di cui sono citate tra le altre queste frasi registrate: «Quest’anno abbiamo chiuso con 40 milioni di fatturato ma tutti i soldi li abbiamo fatti su zingari, emergenza alloggiativa e immigrati, gli altri settori finiscono a zero»; «Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? La droga rende meno»).
Ma la cifra presentata era molto bassa, e questo aveva suggerito ai concorrenti sconfitti (soprattutto una società francese) un ricorso contro possibili irregolarità. Il TAR del Lazio – in una successione di passaggi giudiziari – aveva quindi sospeso l’assegnazione, e il gruppo di Buzzi e Carminati voleva quindi fare in modo che una decisione definitiva riconsegnasse loro l’appalto.

Per riuscirci, sostiene adesso l’ordinanza riferendosi a un’informativa del ROS che teneva sotto sorveglianza Buzzi e Carminati, Buzzi ottiene che l’allora sindaco di Roma Gianni Alemanno chieda al quotidiano il Tempo un articolo a favore dell’assegnazione dell’appalto alla società italiana, articolo che sarà scritto e pubblicato, indicando anche la “chiave nazionale antifrancese” su cui insistere nello scriverlo. E, dice ancora l’ordinanza, dopo un ringraziamento via SMS per “il direttore del Tempo“, Carminati incontra personalmente “il direttore del Tempo” (maggiori dettagli su questi incontri e conversazioni si avranno probabilmente al momento della prossima udienza davanti al Giudice del Riesame, quando saranno esibite le documentazioni del ROS: “La vicenda è esposta nel dettaglio da pag. CLXVIII a CXCIII”, che sono XXVI pagine): dopo di che tutti si congratulano molto del lavoro fatto.

In effetti, il Tempo non pubblica solo l’articolo indicato dall’ordinanza ma almeno altri due, tutti firmati dalla giornalista Valeria Di Corrado citata dal GIP. Nel primo viene riferita la questione e criticati esplicitamente il ricorso dei francesi e le conseguenze del suo accoglimento da parte del TAR:

Tuttavia la Gepsa ci ripensa e il 24 febbraio, a contratto già firmato, deposita una nuova istanza cautelare al Tar del Lazio, accolta dal giudice anche se ricalca quella precedente. L’effetto prodotto è stato il blocco dell’affidamento del servizio: a oggi il Cara è ancora in balia di questa guerra giudiziaria.

In più l’articolo elenca le competenze e benemerenze del gruppo italiano, che usa come unica fonte sul caso, e allude a precedenti dubbi sull’operato dai francesi.

Ma una settimana dopo – dopo che anche Carminati ha incontrato “il direttore del Tempo” – un nuovo articolo sul Tempo con la stessa firma si dedica a un nuovo aspetto e accusa adesso di comportamenti irregolari una giudice del TAR – Linda Sandulli, 70 anni – che ha accolto il ricorso dei francesi. E il giorno dopo un altro articolo ripete le accuse, che riguardano una pretesa scorrettezza nel suo partecipare al giudizio dal momento che lei e il marito sono soci di una società edile che ha ottenuto un appalto di circa 200mila euro su dei precedenti lavori allo stesso Centro per rifugiati. Lo stesso articolo ammette che le due questioni sono indipendenti, ma descrive estesamente gli affari e gli interessi del giudice Sandulli e sottolinea il suo far parte di un collegio che si può trovare a decidere su questo genere di cose, riferendo nel secondo testo l’indifferenza di Sandulli alle accuse.
Un ulteriore articolo, dedicato due mesi più tardi alle proteste dei rifugiati del Centro, tornerà ancora sulla questione in appendice (corsivo nostro).

La sezione prima ter ha dichiarato inefficace il contratto stipulato con Eriches 29, perché l’offerta non era attendibile (nonostante gli accertamenti positivi della Prefettura), e ha ordinato il subentro nell’appalto di Auxilium. Avverso questa sentenza è stato presentato appello al Consiglio di Stato.

Quello che infatti è successo è che il TAR ha accolto il ricorso, ma non a favore dei francesi individuati dal Tempo come avversari principali di Buzzi, bensì di una terza cooperativa che anche lei aveva presentato ricorso, Auxilium.

Adesso l’inchiesta romana e l’ordinanza del GIP descrivono estesamente le manovre presunte per ottenere questo tipo di appalti da parte del gruppo di Buzzi e Carminati, e tra queste indicano come si vede un incontro di Carminati «in data 13.3.2014, con il direttore del “Il Tempo”; seguito da rapporti del BUZZI con la giornalista Valeria DI CORRADO che con l’on. Micaela Campana che rispondendo, sul punto, al BUZZI, che sollecitava un’interrogazione parlamentare, chiudeva l’SMS, scrivendo ”….bacio grande Capo”».

L’onorevole Micaela Campana è del Partito Democratico: un’interrogazione sulla questione verrà effettivamente presentata, ma da parte di due deputati del M5S. Il direttore del Tempo è – allora lo era da circa sei mesi – Gian Marco Chiocci, prima al Giornale, responsabile nell’anno passato di una svolta molto aggressiva e allarmista del suo giornale, come avrà notato anche fuori da Roma chi segue la rassegna quotidiana delle prime pagine.
Da martedì il Tempo ha riferito estesamente dell’inchiesta, come gli altri maggiori quotidiani, ma nessuno di questi ha citato la pagina dell’ordinanza in questione.

Aggiornamento: un articolo di Carlo Bonini su Repubblica di giovedì cita in chiusura la pagina dell’ordinanza nel paragrafo “Le campagne del Tempo”.

Correzione: il direttore del Tempo è intervenuto mercoledì sull’incontro tra lui e Carminati citato dall’ordinanza, sostenendo di “avere avuto l’occasione di parlare con Massimo Carminati”, senza spiegarne maggiori ragioni o contesti (“incontrandolo”, ha “provato a fargli qualche domanda”, ma non pare questa la ragione dell’incontro a quanto scrive lo stesso Chiocci).
Chiocci ha poi pubblicato un editoriale (il giorno successivo a questa ricostruzione) in prima pagina, sempre sul tema.

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