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  • mercoledì 3 dicembre 2014

Gli arresti di Roma, dall’inizio

Quali sono le persone coinvolte, i reati contestati, i numeri dell'inchiesta e le intercettazioni

Sulle prime pagine dei giornali di oggi le parole più ricorrenti sono “cupola” o “cupolone”, e in modo piuttosto inedito testate di sinistra come Il Manifesto e altre di destra come Il Giornale titolano più o meno allo stesso modo. Tutti fanno riferimento agli arresti avvenuti ieri a Roma nell’ambito di un’inchiesta chiamata “Mondo di mezzo”, riguardo una presunta associazione a delinquere composta principalmente dalla destra e dalla criminalità organizzata romana che controllava appalti e finanziamenti pubblici con metodi mafiosi.

Martedì mattina hanno cominciato a circolare sui siti dei giornali e sulle agenzie di stampa notizie su una serie di arresti e perquisizioni a Roma, alla regione, al Campidoglio (sede del comune) e in diverse abitazioni di politici e imprenditori. Inizialmente si parlava di 28 fermi e di una trentina di indagati: nel corso della giornata i numeri sono aumentati. Da subito sono stati fatti però due nomi importanti, poi confermati: quello dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e quello di Massimo Carminati, ex terrorista di estrema destra vicino alla banda della Magliana. Circolavano liste e ipotesi di reato che andavano dall’associazione di stampo mafioso all’estorsione, dall’usura alla corruzione, dalla turbativa d’asta a riciclaggio e altri illeciti. Questa mattina la situazione è un po’ più chiara.

I numeri, intanto
Le persone che sono state arre­state ieri, martedì 2 dicembre, sono 37; gli inda­gati sono 76 ma si crede il numero possa aumentare ulte­rior­mente nei pros­simi giorni. La Guardia di Finanza ha eseguito un decreto di sequestro di beni riconducibili agli indagati per un valore di 205 milioni di euro. L’inchiesta che ha portato agli arresti è durata due anni. Ci sono state anche diverse perquisizioni: nella sede della regione Lazio, al Campidoglio, in 24 aziende e varie abitazioni, in sedi di associazioni e di municipalizzate. In due case sono stati sequestrati anche 50 quadri: fra gli autori Andy Warhol e Jackson Pollock. L’ordinanza firmata dal gip è lunga circa 1200 pagine. Sono state verificate 350 posizioni tra persone fisiche e società.

Chi sono
Tra gli indagati ci sono Gianni Alemanno, sin­daco di Roma tra il 2008 e il 2013, e il suo capo della segre­te­ria Anto­nio Luca­relli. Ci sono Mirko Coratti (PD), presidente dell’Assemblea Capitolina, che si è dimesso; due consiglieri regionali, Eugenio Patanè (PD) e Luca Gramazio (Forza Italia). E c’è l’assessore alla casa Daniele Ozzimo (PD), che si è dimesso anche lui.

Tra gli arrestati (29 sono in carcere, 8 ai domiciliari) ci sono Massimo Carminati, indi­cato dai procuratori come capo dell’organizzazione; Luca Ode­vaine, ex capo della segre­te­ria di Walter Veltroni quando era sindaco di Roma, oggi respon­sa­bile dell’accoglienza per i richie­denti asilo; Franco Pan­zi­roni, ex amministratore delegato dell’AMA, l’azienda comunale dei rifiuti; Riccardo Mancini, ex amministratore delegato di Eur spa, una società municipalizzata; Riccardo Brugia, storico esponente dell’estrema destra romana; Salvatore Buzzi, presidente di una cooperativa che si occupa, per esempio, della manutenzione delle aree verdi del comune di Roma, considerato vicino a Carminati ma anche da ambienti di estrema sinistra. Qui l’elenco completo.

I reati
A tutti è con­te­stata l’associazione di stampo mafioso regolata dall’articolo ex 416bis, che dice:

«L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali»

Per la prima volta questa imputazione non viene contestata a persone che fanno parte di organizzazioni che fanno riferimento a mafia, camorra e ‘ndran­gheta. Nep­pure la strut­tura organizzativa è come quella mafiosa (cioè ver­ti­ci­stica e dove si fa uso sistematico della vio­lenza). Secondo i procuratori, però, il sistema scoperto utilizzava comunque un metodo mafioso che consisteva nell’uso «della forza d’intimidazione del vin­colo asso­cia­tivo» e nelle «con­di­zioni di assogget­ta­mento e di omertà di cui gli asso­ciati si avval­gono».

Nello spe­ci­fico, i reati con­te­stati agli inda­gati sono di diverso tipo: estor­sione, cor­ru­zione, turba­tiva d’asta, false fat­tu­ra­zioni, tra­sfe­ri­mento frau­do­lento di valori, rici­clag­gio. Spiega il Manifesto:

«Ci sono crimini tipi­ca­mente di strada, come l’usura e il recu­pero cre­diti con le cattive. Ci sono fac­cende di sapore squi­si­ta­mente tan­gen­taro, come l’indirizzo degli appalti in cambio di tan­genti ma anche verso aziende diret­ta­mente con­trol­late dall’organizzazione, anche attraverso i clas­sici pre­sta­nome. E Le due fasi sem­brano cro­no­lo­gi­ca­mente distinte. Par­tito dall’usura e dai pestaggi per recu­pe­rare i cre­diti, spesso in conto terzi e solo per con­fer­mare la pro­pria auto­rità, il gruppo sem­bra aver poi aver immen­sa­mente ampliato il suo spet­tro d’azione entrando alla grande nel giro degli appalti di ogni tipo pro­prio in virtù degli anti­chi vin­coli poli­tici con molte figure chiave dell’amministrazione Ale­manno, per poi strin­gere nuovi e reciprocamente pro­fi­cui rap­porti con i loro suc­ces­sori ai ver­tici del potere capitolino».

L’inchiesta
Il nome che è stato dato all’inchiesta è «Mondo di Mezzo». Deriva dalle parole che Massimo Carminati usò in una telefonata intercettata e nella quale parlava dell’esistenza di tre mondi: «è la teoria del mondo di mezzo… Ci stanno i vivi sopra e i morti sotto, e noi stiamo nel mezzo… un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano e dici: cazzo, com’è possibile che quello… che un domani io posso stare a cena con Berlusconi… Capito, come idea? Il mondo di mezzo è quello dove tutto si incontra… si incontrano tutti là… Allora nel mezzo, anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno… E tutto si mischia».

Le indagini del Ros dei carabinieri e del Nucleo tributario della Guardia di Finanza si sono mosse in due direzioni: pedinamenti, intercettazioni e controllo sui flussi di denaro. L’indagine è coordinata da tre pubblici ministeri (Luca Tescaroli, Paolo Ielo e Giuseppe Cascini) sotto la supervisione del procuratore capo della procura di Roma, Giuseppe Pignatone.

Il sistema
Secondo i pm «la migliore descrizione dell’associazione criminale, del suo funzionamento e del suo ruolo di cerniera tra il mondo dell’illegalità e quello della (apparente) legalità» si ricava dalle numerose intercettazioni effettuate. Al centro delle indagini c’è un presunto «ramificato sistema corruttivo» che avrebbe a che fare con l’assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici dal comune di Roma e dalle aziende municipalizzate con interessi anche nella gestione dei centri di accoglienza per gli immigrati. A capo dell’associazione «con infiltrazioni nel tessuto imprenditoriale, politico e istituzionale» ci sarebbe stato Massimo Carminati.

Del sistema facevano parte, secondo l’accusa, persone legate ad aziende municipalizzate, privati e politici: nei ruoli decisionali della pubblica amministrazione «sono stati inseriti uomini che, per ragioni diverse di affiliazione o di subordinazione, rispondono direttamente al sodalizio, non sempre con una piena consapevolezza delle sue caratteristiche», hanno detto i pm.

Secondo l’accusa Alemanno era coinvolto direttamente: «Può essere affermato con certezza che vi erano dinamiche relazionali precise, che si intensificavano progressivamente, tra Alemanno, sindaco di Roma, e il suo entourage politico e amministrativo, da un lato e il gruppo criminale che ruotava intorno a Carminati, dall’altro; dinamiche relazionali che avevano ad oggetto specifici aspetti di gestione della cosa pubblica e che certamente non possono inquadrarsi nella fisiologia di rapporti tra amministrazione comunale e stakeholders».

Nel 2013 a Roma ci sono state le elezioni comunali. Salvatore Buzzi, considerato il principale complice di Carminati ma legato ad ambienti di estrema sinistra e capo della cooperativa “29 giugno”, in una telefonata dice: «La cooperativa campa di politica. Finanzio giornali, faccio pubblicità, finanzio eventi, pago segretaria, cena, manifesti, lunedì c’ho una cena da 20 mila euro pensa… Questo è il momento che paghi di più perché ci stanno le elezioni comunali, poi per cinque anni… Mentre i miei poi non li paghi più, quell’altri li paghi sempre a percentuale su quello che te fanno. Questo è il momento che pago di più…». E subito dopo: «Mò c’ho quattro cavalli che corrono… col Pd, poi con la Pdl ce ne ho tre, e con Marchini c’è… c’ho rapporti con Luca (Odevaine, ndr) quindi va bene lo stesso… Lo sai a Luca quanto do? Cinquemila euro al mese… Un altro che mi tiene i rapporti con Zingaretti (presidente della Regione Lazio, ndr) 2.500 al mese… Mo’ pure le elezioni… Siamo messi bene perché Marino siamo coperti, Alemanno coperti e con Marchini c’ho… Luca che… piglia i soldi».

Le elezioni comunali furono vinte dal centrosinistra, a Roma si insediò come sindaco Ignazio Marino. Prima della nomina degli assessori, il 14 giugno del 2013, Salvatore Buzzi chiamò Carminati e gli disse di essere «in giro per i Dipartimenti a saluta’ le persone». Carminati rispose: «Bisogna vendersi come le puttane, adesso… E allora mettiti la minigonna e vai a batte co’ questi, amico mio». I nomi che compaiono nell’inchiesta vanno dal presidente del Consiglio comunale, Mirko Coratti, al segretario dell’assemblea capitolina, Franco Figurelli.

Una delle principali entrate dell’associazione sono i soldi pubblici. Lo dice lo stesso Buzzi: «Quest’anno abbiamo chiuso con 40 milioni di fatturato ma tutti i soldi li abbiamo fatti su zingari, emergenza alloggiativa e immigrati, gli altri settori finiscono a zero». E in un’altra conversazione dice: «Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? La droga rende meno».

Gianni Alemanno e Giuliano Poletti
In un breve comunicato pubblicato nel primo pomeriggio di ieri, Alemanno si è detto in grado di dimostrare la sua «totale estraneità ad ogni addebito». E oggi al Corriere della Sera ha detto: «Apprendo queste notizie con grande stupore. Io Carminati non l’ho mai incontrato. Mai». Sui rapporti con Buzzi: «È il responsabile di un consorzio di cooperative, il suo ruolo è cresciuto prima di me durante le giunte di centrosinistra. Noi lo abbiamo anche limitato, nei nostri anni».

Secondo Alemanno, poi, «Buzzi ha lavorato con chiunque. Prima della mia amministrazione, sopratutto. Poi durante e anche dopo. Anzi, più prima, con Veltroni, che con me. Quando l’ho incontrato, nella sua sede, c’era l’attuale ministro del Lavoro Giuliano Poletti, allora presidente di Legacoop. In quell’incontro c’era lui, c’ero io, c’era mezzo centrosinistra». C’è anche una foto scattata durante la campagna elettorale del 2013: al tavolo ci sono Alemanno, Poletti, Buzzi, poi Umberto Marroni (deputato romano del PD, già consigliere comunale a Roma), Daniele Ozzimo che poi diventerà assessore con Marino. Poletti all’epoca era presidente della Legacoop. Dal ministero hanno spiegato: «In quella veste ha partecipato a innumerevoli cene. Il presidente delle coop sta ai suoi associati come quello di Confindustria alle sue aziende. Se poi ci sono illeciti o irregolarità, rispondono i titolari di quelle società».

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