Referendum indipendenza veneta

Il Veneto, referendum o no

Dario Di Vico sul Corriere della Sera prova a raccontare le inquietudini della regione, di cui si parla per via di una confusa consultazione online

Il Veneto, nel senso della regione, sta ricevendo molta attenzione in Italia e anche all’estero per via di un ”referendum” online sull’indipendenza organizzato dall’associazione Plebiscito.eu. Il referendum si è svolto tra il 16 e il 21 marzo e, secondo i dati forniti dagli organizzatori e non verificati (e anzi molto messi in dubbio), vi hanno partecipato 2 milioni 360 mila persone (cioè circa il 73 per cento degli “aventi diritto”: il Veneto ha un po’ meno di cinque milioni di abitanti). L’89 per cento avrebbe votato “sì” all’indipendenza e la storia del referendum ha avuto una certa eco internazionale negli ultimi giorni, dovuta anche all’attrattiva di Venezia per i lettori stranieri. Alcuni media controllati dal governo russo, poi, hanno paragonato il referendum veneto a quello avvenuto in Crimea. Sabato 22 marzo, sul Corriere della Sera, Dario Di Vico ha provato a raccontare le inquietudini del Veneto, referendum o no.

Il sociologo Roberto Weber non crede che il referendum sia una pagliacciata. E mostra una cartellina datata febbraio 2014 con un sondaggio sull’opinione dei veneti sull’indipendenza territoriale. Un 30% degli intervistati si sente «veneto» prima che europeo (25%) o italiano (44%) e la percentuale è ancora più alta, a sorpresa, tra i giovani 18-24 anni (37%). E alla domanda se l’ipotesi di un Veneto indipendente «ha una base solida e ragionevole» il 43% risponde senza esitazioni sì. Se è vero che quando si parla del Nord Est qualsiasi fenomeno sociale finisce per essere pedissequamente catalogato come «una spia del malessere» (lo stesso era successo a dicembre per i Forconi), il referendum di Busato e soci ha incrociato e canalizzato le inquietudini dei veneti.
Spiega Andrea Bolla, veronese e vicepresidente nazionale della Confindustria: «L’identità territoriale da noi è decisamente più forte che altrove, il saldo entrate-uscite con lo Stato ci penalizza fortemente e abbiamo la sensazione di non essere considerati per quanto valiamo». Sono in ballo, quindi, sentimenti forti che «di volta in volta cercano uno sbocco, anche se come in questo caso avviene sotto forma di un’iniziativa estemporanea». Nel breve è abbastanza facile prevedere che il sondaggio finisca per avvantaggiare il governatore Luca Zaia, che infatti quando ne ha capito le potenzialità lo ha battezzato. Del resto si vocifera che abbia intenzione per le prossime regionali di confezionare una bella lista civica e prendere, seppur indirettamente, le distanze dal deludente Carroccio.

Zaia, del resto, ha fatto dell’empatia la chiave di volta della sua azione politica. Non a caso le classifiche lo danno regolarmente in testa tra i governatori più popolari e l’idea della sinistra di promuovere ministro Flavio Zanonato, per preparare la grande sfida veneta, si è rivelata una boutade. Le lacune di Zaia sono evidenti e si chiamano bassa progettualità. Il governatore è stato sempre attento a non mischiare mai politica e affari perché anche da queste parti in parecchi sono rimasti ustionati. Il suo collega e antagonista Flavio Tosi è finito in fuori gioco per le pesanti inchieste giudiziarie che coinvolgono i suoi più stretti collaboratori e diversi fascicoli nelle procure venete sono dedicati alle commistioni tra imprenditori e amministratori locali. Se la precedente giunta guidata da Giancarlo Galan aveva avuto, come Roberto Formigoni in Lombardia, la presunzione di forgiare l’economia regionale e di spingerla verso la transizione al terziario avanzato, Zaia ha tutt’al più favorito i successi del Prosecco. Sarebbe sbagliato però confinare la frustrazione veneta al solo ambito politico o all’assenza di ministri nel governo Renzi. Anche gli industriali fuori dai loro stabilimenti e fuori delle affollate assemblee hanno dovuto ammettere di contare poco. I grandi progetti che i Bolla, i Tomat, gli Zuccato e i Vardanega hanno chiesto ad alta voce — dalla Tav Milano-Venezia agli investimenti per la banda larga — sono rimasti lettera morta.

(continua a leggere sul sito Venezie Post)

  • miche2000

    Anca mi!

  • Alessio Breviglieri

    Mi sembra un po’ limitativa come analisi, non conosco l’entità dei fondi arrivati in Veneto (quando esattamente? In che misura rispetto ad altre zone depresse?), ma non credo che altre zone abbiano ricevuto di meno, pur non raggiungendo risultati equiparabili. Mi sembra prevenuta quest’idea che il Veneto sia dov’è ora solo grazie all’”elemosina” di altri. L’accumulazione del capitale avviene spesso con atti che non sono normali transazioni di mercato: appropriazioni, donazioni, eredità etc. questo però non significa che la gente che poi le sfrutta non abbia alcun merito.

  • Michele

    Visto che non abbiamo unità nazionale, la cosa non mi stupisce in modo particolare. Da lombardo però, il mio referendum ad minchiam preferito rimane quello che propone di annettere la Lombardia alla Svizzera. E voterei SI solo per il gusto di poter vedere le facce dei leghisti nel sentirsi poi dare dei “terroni” dagli svizzeri.

    • Charlie.Milk

      Dimentichi che gli svizzeri non vorrebbero mai quei terroni dei lombardi

  • Maestroyoda

    Anche io pensavo che “non valesse la pena” ma, essendo veneto e con molti contatti veneti mi son ritrovato dall’oggi al domani con bacheca Fb ammorbata di messaggi, con numeri che non stavano ne in cielo ne in terra (2 milioni di voti, 35% di affluenza, 50%, 70!!! chi offre di più?!?).
    Il popolo sovrano in piazza a Treviso per l’autoproclamazione della repubblica federale indipendente!
    Cazzatometro abbondantemente fuori scala.
    Gente rispettabile (o che credevo tale) e mediamente ragionevole su altri argomenti che si sbraca in maniere inaudite su gioghi da cui liberarsi, stati ladri, cartine ridisegnate per “prendersi avanti”…il delirio.
    E in tutto questo, tralasciando la pesante ombra sul conteggio dei voti validi, senza che ci sia un numero, una proposta, un come fare a, un’idea.
    Gente che ha votato SI ma che ovviamente non si è posta il problema di che moneta, che politica energetica, di che fine fanno i contratti statali per dipendenti pubblici, etc….
    punti minori che il popolo sovrano non ha tempo di approfondire, troppo occupato a fare la rivoluzione perchè si.

    • http://www.gpsies.com/mapThumb.do?username=pj72 pj72

      non sono d’accordo, veramente, da veneto (anca mi) mi sembra che tratti i veneti, tutti, come dei minus habens. ho scritto un post sopra sulle mie ragioni. al di là di questo “referendum”, riconosci che c’è una questione settentrionale? c’è un disagio vero che chi supera Ala tutti i gg come me per lavorare vede nelle strade, nei servizi trentini che io, la mia regione, la mia gente, non hanno pur essendo una regione produttiva e che paga le (ed evade, ma credo che nessuan regione possa chiamarsi fuori da questo) le tasse.

  • Maestroyoda

    No. No. Io non voglio niente e non c’entro niente. Mandala a chi ha votato SI a questa pagliacciata: sono sicuro che, con la chiara progettualità che li contraddistingue, hanno sicuramente pensato anche a tutti questi piccoli particolari.

    • Ryoga007

      io non so se sono numeri credibili, ma se davvero milioni di persone hanno votato non è una pagliacciata. E sciocco considerare pagliacciate simili movimenti, poi ti trovi improvvisamente Grillo al 25%.
      È evidente che ci sono molti italiani che si sentono frustrati e senza mezzi per reagire, in una delle reguoni che tengono in piedi questa baracca.

      • disqus_0M8PESuVrA

        Ci sono anche pagliacci con diritto di voto, per così dire. Non è che votare Grillo (o chi per esso) lo renda automaticamente serio e desiderabile.

  • Maestroyoda

    Posso essere d’accordo con entrambi? Il problema c’è ed è sentito, e ti confermo che anche il confronto con il vicino Trentino (o Friuli) fa rabbia.

    Però in tutto questo non è che sia stato organizzato un referendum per chiedere di diventare una regione a Statuto speciale (che magari sarebbe potuta essere una cosa discutibile e forse attuabile).

    No, no. La domanda era:
    “VUOI CHE IL VENETO DIVENTI UNA REPUBBLICA FEDERALE INDIPENDENTE E SOVRANA?”

    che posta così butta tutto alle ortiche ( o in vacca, come si dice in Veneto).

    Quand’anche ci fosse un nervo scoperto (e c’è) non è che tu per primo, promotore, puoi ridicolizzare te stesso.
    E tutti quelli che hanno preso seriamente una domanda posta così, credendoci veramente, a spada tratta, non hanno fatto altro che sminuire la questione reale e trasformarla in un’enorme pagliacciata agli occhi di tutti.

    • http://batman-news.com Fiber

      Di tentativi per avere lo statuto speciale ce ne sono stati diversi, nessuno andato a buon fine, almeno per un paio di ragioni: a) (originariamente) lo statuto speciale è stato concesso a regioni con certe caratteristiche “fisiche” (isole o con forti minoranze linguistiche) b) (oggi) se lo statuto speciale permette di tenersi “in casa” le Tasse pagate in quella regione, le altre non possono più approfittarne. Visto che allo stato attuale quattro regioni (a statuto ordinario) tengono in piedi le altre sedici, la concessione dello statuto speciale ad una di queste quattro (che prevede una modifica costituzionale) equivale a chiedere ai tacchini di festeggiare il Ringraziamento. Quindi, visto che costituzionalmente non possiamo avere quel che desideriamo, mi sembra naturale che ci venga la tentazione di dire “non giochiamo più con le vostre regole”, e con questo spero di aver spiegato perché il “sondaggio”/”plebiscito” era per l’indipendenza e non per lo statuto speciale.
      Poi, ognuno è libero di non prenderlo sul serio. Ma che i numeri siano gonfiati o meno (facendo il rapporto tra il numero di “sí” e gli aventi diritto viene fuori circa il 56%, che è circa lo stesso numero uscito in un paio di sondaggi negli ultimi tempi), il sentimento indipendentista c’è, e bisogna dargli risposte, perché altrimenti i(noi) veneti se(ce) le daranno(daremo) da soli. E visto che non ci vedo molto propensi a piazzare autobombe o organizzare eserciti clandestini, faremo come abbiamo sempre fatto negli ultimi cent’anni: emigrando. Imparare una lingua quel che basta per andare a lavorare altrove. Trasferire i risparmi ed aprire un’attività. Chiudere la fabbrica in provincia di Treviso e riaprirla in Carinzia. Magari un giorno verranno invitati anche i dipendenti a trasferirsi. Mio fratello è in Romania da sette anni. Io in Germania da uno. Sarà poco, sarà trascurabile, ma ogni emigrato o “delocalizzato” equivale a tasse che non vengono più pagate. Equivale a contributi non più versati. Equivale a fornitori che perdono clienti, IVA versata altrove.
      Secondo me è nell’interesse dell’Italia dare ai veneti la possibilità di esprimersi e, se vogliono, di andarsene. Potrebbe magari essere negoziata una suddivisione del debito pubblico in termini convenienti all’Italia, caricandone ad un eventuale Veneto indipendente una parte proporzionale al suo PIL più una “penale” (dopotutto freedom is not free). Ma se, come mi aspetto, le istituzioni italiane non daranno risposte, la situazione non farà che peggiorare: la regione si deindustrializzerà, chi può cercherà di emigrare, chi non può spingerà i propri figli a farlo. E ad andarsene per primi saranno i migliori: chi ha studiato, chi produce ricchezza, chi aspira a qualcosa di più. Si può sciogliere un consiglio regionale per attentato alla costituzione o all’unità nazionale, non si può incatenare una persona alla “gleba” su cui è nato.

  • Babonghi

    L’ultima volta che ho giocato a Europa Universalis 2 la Russia ha annesso la Repubblica di Venezia

  • Cthulhu

    Credo che l’aggetivo “federale” fosse lì a caso. Serve per far presa sulla gente che vota a cuor leggero senza porsi troppe domande (come sottolineato qui sopra)

    • splarz

      No no, sono seri. Non lo trovo più, ma in un articolo un sedicente economista ipotizzava IVA differente tra le varie privince, in virtù dello stato federale.

  • disqus_0M8PESuVrA

    E’ uno specchietto per le allodole.

    Chiaramente ammazzeremo tutti i maggiorenti da Bergamo a Cipro per assicurare la sicurezza della repubblica aristocratica, proprio come ai vecchi tempi.

  • Ignazio Dedica

    16 righe senza un punto. Giuro che ho avuto seri problemi a capire il concetto.
    Quando poi l’ho capito, ho capito anche che avresti potuto scrivere sol “Padania Libera!”

    • sfrj

      pensavo scherzassi invece ha davvero messo il primo punto dopo 16 righe.

      • Ignazio Dedica

        Un uomo spettacolo. Non so se desiderare ciò sia un troll o che non lo sia.

    • ciao mamma

      Non esistono le righe, siamo su internet. La prossima volta non lo metto del tutto, il punto, così ci stai su una vita, tanto il concetto non lo capisci lo stesso.

  • Pierre Bezuchov

    Perché la cosa non mi commuove affatto?

    Forse rispolverare la solita retorica risorgimentale non è esattamente quello che ci vuole per sopperire al nostro difetto di identità nazionale

    • disqus_0M8PESuVrA

      Eh no!

      E sai perché no? Perché questa gente vuole l’indipendenza su basi di sentimento regionale-storico, mica solo sui schei. I miei celti*, la mia Serenissima uccisa dal malvagio Napoleone, la mia miseria durante i Savoia, ‘ste robe qua. Anche questi qua che sono stati un po’ meno folkloristici di altri.

      E allora no, sto paio di. Allora anche la mia corrottissima e pusillanime Serenissima allo stadio finale, il mio Arnaldo Fusinato, la mia prima guerra mondiale (che in realtà a parte il racconto “tragico” della Francia che ci ruba i cavalli da San Marco non sono granché sentite ma solo usate come argomenti retorici, almeno nella mia esperienza. Prova ne è che dell’emigrazione ben poco si parla).
      E ci tengo a sottolineare en passant che è stata la gente per davvero qui da noi a lottare per… curiosamente, per entrambe le cose, sia per la Serenissima che per l’Italia. Personalmente, a me sembra che si parli decisamente più di sentimento che di retorica: si potrebbe obiettare che è una cosa distante nel tempo, ma allora non parlarmi di storia – e detto tra noi, il fatto che la Regione sia così fatta, non è una questione storica?

      Se loro ti parlano di identità “regionale” tu devi mostrargli che l’identità regionale passa come e anche di più per l’Unità. Non è necessariamente detto tu la trovi una cosa a cui tenere (glorificare la guerra mondiale mi sembra quantomeno… delicato), ma non ha senso parlare dell’identità a metà.

      *=sì, i miei celti contro Roma, in Veneto. Lo so, lo so.

  • alessandromeis

    Sintassi LIBERA!

  • alessandromeis

    Sintassi LIBERA!

  • ciao mamma

    Meglio, è forse importante esser letti da qualcuno? E da chi, nello specifico?

    • Ignazio Dedica

      di solito, se scrivi, ti aspetti chw qualcun ti legga

  • ciao mamma

    Adesso mi vedi, adesso non mi vedi più.

  • Ctzn Manu

    vabè Chiavegato sbanda talmente tanto che spera di infilarsi in qualche causa vittoriosa una buona volta

  • Ctzn Manu

    secondo me erano tutti quelli dello staff di Gazebo

  • alonso

    Io ho votato una volta inventandomi un n° di CI senza essere veneto. Chiunque lo avrebbe potuto fare senza problemi e avrei potuto votare altre decine di volte

    • Hendioke

      Fatto lo stesso, cercando un indirizzo, con relativo CAP, di Dolo su google maps e inventandomi i dati anagrafici (C.I.) di sana pianta. Nessun problema e ho votato sì per il gusto del lol.
      La questione settentrionale esiste ed è legittima ma concordo con Maestroyoda, per come è stata posta la faccenda questa della secessione è una buffonata.

  • Albert Blue

    Scusa potresti citare una fonte sui 200 miliardi di debiti della Regione Veneto verso lo Stato.

    Ridicola l’allusione al sangue versato dai padri (ottima comunque per far presa ), sai per caso sei quelli mandati al macello nel 1915 volessero un Italia come quella di oggi? o magari volevano un Italia in cui fosse possibile anche decidere se farvi parte o meno? Sul fatto che tutte le Regioni siano messe come il Veneto non è vero (anche se l’argomento : capirà ovunque fa molta presa).

    Consiglio:

    http://wikispesa.costodellostato.it/Residuo_fiscale

    http://www.linkiesta.it/blogs/italiability/veneto-ma-quale-indipendenza-il-punto-e-il-residuo-fiscale

  • disqus_0M8PESuVrA

    >Sarebbe meglio quindi fondare l’unità di un paese su motivi razionali,

    Tu stai dicendo di eliminare il sentimento. Non credo sia granché desiderabile in ogni caso, ma sono abbastanza convinto sia impossibile anche per un vero cosmopolita od uno che giudichi male la sua patria.

    In ogni caso, il quid è un altro. La “opportunità geopolitica” che vedi per ora non darà spazio a macroregioni del tutto studiate a tavolino, e anche allora un’identità probabilmente ci sarebbe.

  • Zhuka

    Fino agli anni 60 del ’900 tutta la penisola era povera ed agricola.

  • naotodate

    Quindi i veneti che vorrebbero l’indipendenza sarebbero quattro gatti? A prescindere dal “referendum” e dai risultati, un’affermazione del genere o ignora la situazione sociale veneta o è fatta totalmente in malafede

  • Ignazio Dedica

    ho i miei dubbi che “ciao mamma” stesse copiando la coscienza di zeno. perdonami :D

  • ciao mamma

    Troppo tardi, si è già capito che sei un troll coglione. E la regola aurea è un rapporto numerico, pirla.

    • Spacedog

      Hai fatto un po’ di confusione: si chiama sezione aurea, non regola aurea.

      • ciao mamma

        Oppure sei tu che fai confusione: si dice regola d’oro, non regola aurea, i modi di dire non accettano sinonimi, soprattutto quando ne mutano il significato, come in questo caso. La lezione è finita, vai in pace.

        • Spacedog

          Tu hai scritto (nel commento a cui ho risposto) “la regola aurea è un rapporto numerico”, e come ti ho detto quella cui ti riferisci è la sezione aurea.

          • ciao mamma

            Insisti. La sezione aurea è anche conosciuta come regola aurea. La regola d’oro invece si dice regola d’oro, se dici regola aurea stai usando un sinomino a sproposito, a meno che tu ti stia riferendo alla sezione aurea. Secondo te invece se dici regola aurea ti riferisci al modo di dire: regola d’oro. Bene, me lo segno, hai qualche altro motivo per rompermi le balle o la finiamo qua?

        • ussaro

          essendo uno spacedog ci sta che abbia più una fame da canide che da lupo.

  • ciao mamma

    Io posso scrivere in un altro modo, ma tu resti pirla. E smettila di trollarmi.

    • Ignazio Dedica

      darti del troll sarebbe trollarti?
      e comunque, giuro, vorrei capire cosa porta uno che non vuole essere letto, a scrivere una cosa in pubblico. mi hai interessato

      • ciao mamma

        Sì, dare del troll a chi dice cose che non ti garbano è trollare. Sei tu che vieni a rompere le balle a me, non io a te. Cerca da solo le risposte alle tue domande. Sfruttare la possibilità di esprimere un commento non significa dare importanza all’essere letti da qualcuno, specialmente da gente come te. E non ha importanza nemmeno se un troll arriva a dirti che scrivi male perché non usi il punto fermo come piace a lui. Vai a giocare in cortile, trolletto, che non ho tempo da perdere.

        • Ignazio Dedica

          quale sarebbe la “gente come me”?

  • mm5

    EU IV??!!?? Oddio no….Io dovevo dare degli esami c***o

  • disqus_0M8PESuVrA

    >mi sento veneto e italiano nel senso che sono due elementi inscindibili
    della mia identità (e di gran parte dei veneti di oggi).

    Evidentemente non capisco questo. Gli elementi che mi rendono “veneto” sono ben pochi relativamente a quelli che mi rendono peculiarmente “italiano”, che pure in un epoca sempre più globalizzata sono sempre pochini. Per assurdo, sono di più quelli più colti (conoscere la città) che altro.

    Fatto interessante: lo vedo fin dalla cucina, dalla cultura materiale più banale ed immediata.

    Sia chiaro che non è una critica, semplicemente non sento questa cosa/non riesco a mettermi nei tuoi panni che la senti, tutto qua.

    • Albert Blue

      Non pretendo che gli altri, da fuori, capiscano perfettamente questo concetto.
      La Serenissima è durata fino al 1797 e qualcosa dal punto di vista culturale, nel bene e nel male, l’ha fatto.
      Dalla cucina, alla lingua(Goldoni, Ruzante e altri minori), all’arte (Giorgione, Tiziano, Canaletto) ecc ecc
      Sulla globalizzazione secondo me c’è un grosso equivoco perché non significa che le varie peculiarità debbano estinguersi anzi si modificano, si mischiano un po’ come è successo a Venezia, la porta d’oriente d’Europa per molti secoli. Secondo me non esiste ancora un’identità standard italiana semplicemente perché non esiste in nessuna parte del globo anche nella “mitologica Catalogna” ci sono differenze linguistiche, persino l’italiano parlato nelle diverse regioni risente degli influssi linguistici locali (e magari la gente il dialetto non lo parla per niente).

  • Albert Blue

    Ma infatti la balena bianca qui in Veneto non è mai andata via… si è solo vestita di verde (e azzurro arcoriano).

    • Franco

      Appunto, visto che non è cambiato nulla, com’è che lo stesso sistema clientelare in alcune zone del paese produceva “benessere” mentre da voi no?

      • Albert Blue

        Ha prodotto benessere ma per chi vive di politica o vicino ad essa. Poi sappiamo benissimo come vanno le cose il Veneto è di centro destra da 20 anni e i dirigenti Pd veneti avevano (hanno) come unico interesse fare carriera per arrivare a Roma (Zanonato? ) ma non è solo una prerogativa dei piddini (pdl idem). Politicamente pur producendo il 10% del Pil non contiamo nulla, colpa nostra, ma oramai a causa dello sfascio di questi anni le persone, a torto e a ragione, cominciano a incavolarsi. Ricordo poi che ogni anno una Regione di 5 milioni di abitanti paga 70 miliardi di tasse e ne tornano indietro 50 (Emilia uguale a noi Lombardia molto peggio) e in Europa situazioni simili a quella lombardo veneto emiliana non ci sono.

        • Franco

          E in che modo separarsi risolverebbe il problema? Dal mio punto di vista se un amministratore è disonesto/incapace (aggiungi pure altri aggettivi a tuo piacere) lo è indipendentemente dalla bandiera sotto cui si pone, voglio dire che di scandali nelle regioni a statuto speciale (anacronismo di cui un giorno bisognerà parlare) ce ne siano stati a iosa e senza troppo riguardo per la collocazione geografica.

          • Albert Blue

            Il ragionamento è questo: ok il residuo fiscale lombardo- veneto- emiliano deve diminuire drasticamente in 5/10 anni, ciò significa meno introiti per lo Stato centrale e meno trasferimenti per alcune Regioni (una a caso: Sicilia), politicamente anche se votassimo compatti tra veneti, lombardi ed emiliani comunque saremmo minoranza per cambiare ciò quindi la vedo molto dura spezzare questo circolo vizioso.

  • Albert Blue

    Ma infatti la balena bianca qui in Veneto non è mai andata via… si è solo vestita di verde (e azzurro arcoriano).

  • Linkiostro

    a mio avviso portare tutte le regioni ad avere lo “statuto speciale” poterbbe risolvere il problema.

  • miche2000

    Segnalo, per chi non l’avesse già visto, il sondaggio di Repubblica sull’argomento:
    http://www.demos.it/a00970.php?ref=HRER2-1
    corredato da un articolo di Ilvo Diamanti:
    http://www.repubblica.it/politica/2014/03/24/news/l_indipendenza_del_veneto_non_uno_scherzo_bocciato_lo_stato_centrale_no_alla_politica_locale-81734444/?ref=HRER2-1
    In base a tale sondaggio si capiscono due cose:
    1) I numeri del “referendum” sono probabilmente gonfiati. Gli indipendentisti dicono che ha votato il 73% dei Veneti, con l’89% che ha detto si, il che porta i Si al 65% dei Veneti. Il sondaggio dice che a votare ci sarebbe andato il 48% degli aventi diritto, di cui il 78% avrebbe votato Si, portando i Si al 37.5%. Quindi un numero rilevante di burloni avrebbe votato almeno due volte al “referendum”.
    2) Tralasciando il “referendum”, il 55% degli intervistati si dichiara favorevole all’indipendenza, includendo sia quelli che sono andati a votare che una parte rilevante di quelli che non lo hanno fatto. Quelli che si dichiarano contrari all’indipendenza sono solo il 39%. Una minoranza consistente, ma pur sempre minoranza.

    Qui di seguito dò la mia opinione: il “referendum” era una burletta (non a caso era promosso da ridicoli partiti indipendentisti che non hanno mai superato l’1% ), ma ha avuto il merito di scoperchiare il Vaso di Pandora della rabbia della maggioranza degli abitanti della mia regione (maggioranza a cui io non appartengo). Personalmente ritengo che il problema serio che sta alla base di tale rabbia (l’idea che le politiche centrali non abbiano aiutato lo sviluppo della Regione, anzi l’abbiano contrastato) non possa avere una soluzione se non passando dal dimostrare una reale attenzione da parte dello Stato, dallo snellimento burocratico al pagamento dei debiti dello Stato, passando per l’abbassamento delle imposte.
    L’idea che l’autogoverno sia la soluzione non è solo semplicistica, ma trovo che sia anche poco realistica: per me i politici della Regione Veneto (sia chi ha governato che chi è stato all’opposizione) non hanno affatto promosso il suo sviluppo, ma hanno solo favorito la loro base elettorale, una serie di padroncini dotati di scarsa lungimiranza. Il risultato è che il Veneto è arrivato molto, ma molto impreparato alla crisi che ha colpito l’Europa. Parlando poi di restituzione delle imposte in termini di servizi al cittadino e alle imprese, mi sembra di poter dire che le risorse regionali potevano essere spese meglio, come, ad esempio, è avvenuto in Emilia-Romagna (che ritengo essere il confronto più adeguato per situazione socio-economica). Sulla base di queste constatazioni, a me sembra che diventare autonomi per essere guidati dallo stesso tipo di politici sia una follia.